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Resistenza in Toscana
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Tra il 10 settembre –opposizione della popolazione di Piombino e reparti del regio Esercito, convinti dai cittadini, all’occupazione tedesca del porto- ed il mese di agosto del 1944 -quando le formazioni partigiane combatterono la battaglia all’interno della città di Firenze  per liberarla dai tedeschi,precedendo gli anglo-americani- passarono 11 mesi.  
Tra il 10 settembre 1943, allorché la popolazione di Piombino e reparti del Regio Esercito,convinti dai cittadini,si opposero con successo all’occupazione tedesca del porto ed il mese di  agosto 1944 allorché le formazioni partigiane precedono l’esercito Alleato nella battaglia di Firenze, passarono 11 mesi.In questo periodo la Resistenza compì il suo percorso di maturazione e raggiunse successi  politici, civili e militari. L’8 settembre 1943 erano attivi in Toscana numerosi comitati interpartiti che chiesero alle strutture statuali una reazione antitedesca o, in subordine, la consegna di armi da distribuire ai civili.Il rifiuto di queste richieste determinò la nascita quasi immediata delle prime formazioni di patrioti. Nella seconda metà di quello stesso mese di settembre, si erano costituite formazioni , dislocate sulle pendici di alcuni rilievi (Massetano, Casentino, Apuane, Appennino Pistoiese).In collegamento con i comitati antifascisti dei paesi e delle città, queste si moltiplicarono e rafforzarono nel corso dell’autunno successivo.Fu importante a questo fine la presenza alla macchia di ufficiali del Regio Esercito e di ex prigionieri fuggiti dai campi di concentramento. Un fattore fondamentale fu il rapporto col mondo contadino, presso il quale le formazioni partigiane trovarono solidarietà, sussistenza, riparo.Un altro fattore importante fu  il collegamento tra formazioni in montagna ed organismi politici residenti nei paesi e nelle città.Si costituì così il  Comitato Toscano di Liberazione Nazionale(CTLN),localizzato a Firenze, che svolse il ruolo di raccordo regionale.
Tra la fine dell’inverno e la primavera del 1944 fu superata la prima fase della Resistenza caratterizzata dalla prevalenza della concezione prevalentemente “militare” del movimento. Progressivamente era venuta affermandosi la politicizzazione in rapporto al rafforzamento dei partiti politici (soprattutto del PCI) e dei loro canali di comunicazione. Rimanevano, soprattutto nella Toscana meridionale, talune formazioni a guida militare, collegate ai centri badogliani del Regno del Sud. Esse si limitavano ad azioni di disturbo e di sabotaggio e parevano attendere soprattutto l’avvicinarsi del fronte. Le minacce contenute nel bando di leva del 18 febbraio 1944, firmato dal maresciallo Rodolfo Graziani ministro della guerra della RSI, finirono per rafforzare il movimento di resistenza e il reclutamento partigiano. Parallelamente le sempre più frequenti azioni militari contro la RSI ed i suoi rappresentanti contribuivano a rafforzare il prestigio del movimento. Nel frattempo il progressivo spostamento del fronte verso il Nord e la necessità di approntare in tempi utili le fortificazioni della Linea Gotica, era diventata una necessità sempre più urgente per i tedeschi.Questa necessità li spinse a prelevare, tra la primavera e l’estate del 1944, decine di migliaia di uomini che vennero impiegati come manodopera coatta nei lavori sull’Appennino.In coerenza con questo fine,seguendo una pratica oramai diffusa nell’intera Europa, I tedeschi operarono duramente con le popolazioni, che generalmente simpatizzavano col movimento partigiano.
Man mano che la regione veniva liberata ed il fronte muoveva verso settentrione gli episodi di guerra civile si ripetevano. L’avanzata alleata e le forze della Resistenza risalivano la regione.
Grosseto veniva liberata l’11 giugno, Siena il 3 luglio, Arezzo il 16 e Livorno il 19, Firenze l’11 agosto, Pisa il 2 settembre, Lucca il 3 e Pistoia l’8 mentre Massa e Carrara rimasero a sud della linea del fronte e saranno liberate solamente il 10-11 aprile 1945.Ma altre date avevano contrassegnato la ritirata tedesca.Dal giugno 1944 la Toscana venne investita da un’ondata di violenza sconosciuta e non immaginabile. Alle vittime della deportazione politica e razziale, ai caduti sui campi di battaglia -sia al fronte che nella guerra partigiana- ai sacrifici richiesti alla popolazione da una guerra ideologica e totale, si aggiungevano ora le vittime dello sterminio.Dall’aprile all’agosto del 1944 la Toscana ha conosciuto una serie impressionante di stragi nazifasciste di popolazione civile vecchi donne e bambini. Secondo i dati della Presidenza del Consiglio le vittime totali furono 4.461.Le stragi hanno riguardato oltre 80 centri abitati. Le più significative sono: Stia 108 vittime,Civitella della Chiana 212 vittime, Cavriglia 173, Fucecchio 185, Vinca-Fivizzano 175, Farneta di Lucca 100, Sant’Anna di Stazzema 570 vittime.
 

Cane ANPI

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Vertice del C.V.L.
(Corpo Volontari Liberazione)

Da destra:
Enrico Mattei
Democrazia Cristiana
Luigi Longo
Partito Comunista
Raffaele Cadorna
Comandante del C.V.L.
Ferruccio Parri
Partito d'Azione
G. Battista Stucchi
Partito Socialista
Mario Argenton
Capo di Stato Maggiore
del CVL


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