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Resistenza a Firenze e Scandicci
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La Resistenza a Firenze
A Firenze già negli ultimi mesi del 1942, dopo la sconfitta di El Alamein, si era costituito un “Comitato interpartiti” a cui partecipavano esponenti azionisti, cattolici, comunisti e socialisti.Nei  giorni successivi al 25 luglio 1943, la liberazione dei detenuti politici ed il clima di entusiasmo seguito alla fine del Fascismo, il Comitato interpartiti uscì dalla clandestinità.Il 9 settembre 1943, a seguito della fuga a Brindisi del re Vittorio Emanuele III e del capo del Governo Pietro Badoglio, i rappresentanti dei partiti antifascisti dettero vita a Roma al “Comitato di liberazione nazionale”.Pochi giorni dopo, a Firenze, il “Comitato interpartiti” si trasformò in “Comitato toscano di liberazione nazionale” (Ctln).
Per tutto il ventennio fascista a Firenze l’opposizione organizzata, maggiormente attiva, era stata quella costituita dal movimento anarchico e dai comunisti. Questa forza politica aveva mantenuto un proprio insediamento nella classe operaia e nei quartieri popolari della città.Nel contempo i giornali “Italia libera” e “Non mollare!” avevano di fatto  svolto un ruolo per la nascita di forze di opposizione ispirate al liberalsocalismo che avevano dato vita al Partito d’Azione.
La Resistenza fiorentina pertanto si rapportava alle forze della città  maggiormente rappresentative. Gli azionisti si impegnarono nell’assistenza ai prigionieri di guerra stranieri, nella costituzione di centri di informazione (esemplificativa l’esperienza di radio CO.RA.) nonché nell’elaborazione programmatica; i comunisti utilizzarono l’esperienza maturata nella clandestinità per costituire e rafforzare i gruppi armati da impegnare nella lotta contro i nazifascismi.Tra questi i Gruppi di azione patriottica(Gap) e le Squadre di azione patriottica(Sap).Nello stesso tempo utilizzavano il loro consistente radicamento cittadino per intensificare la propaganda e combattere “l’attesismo”.
Già a metà ottobre 1943 avveniva un primo scontro tra forze della Repubblica sociale e formazioni partigiane.Il 1° dicembre 1943 un Gap eliminava il colonnello Gino Gobbi, comandante del Distretto militare fiorentino, per bloccare il reclutamento dei giovani di leva da parte delle forze della Rsi. Frattanto il Ctln deliberava, ai primi di novembre, di non riconoscere altre autorità se non quelle stabilite dal Comitato medesimo e di preparasi ad assumere i poteri di Governo provvisorio. Un successo della resistenza fiorentina fu costituito dalla mobilitazione operaia del marzo 1944.Un’ondata di scioperi investì l’intero Paese. In Toscana le fabbriche più attive furono le pratesi e le fiorentine.
Lo sbarco in Normandia(5-6 giugno 1944) fece perdere importanza al fronte italiano, subito dopo la liberazione di Roma, con spostamento di forze alleate in Francia. Questo condizionò la gestione delle attività belliche da parte degli alleati nell’avanzamento da Roma verso il nord. Le conseguenze furono che le  operazioni militari si protrassero più a lungo e che le forze della Resistenza ebbero maggior spazio d’azione.. Pertanto, dopo lo sbarco in Normandia, il Ctln,  proclamò la mobilitazione generale  ed allo stesso tempo preparò gli strumenti per assumere il governo della città. Allo stesso tempo i gruppi partigiani, attestati sulle colline attorno alla città fino dalla primavera del 1944, si organizzarono in formazioni militari.Nella zona di Monte Giovi operavano le brigate “Sinigaglia” e “Caiani”,nel Pratomagno e nel Casentino le brigate “Lanciotto” e “Faliero Pucci”, tra Roveta e Montespertoli la II brigata “Rosselli”.
Mentre erano oramai fuggite da Firenze le cariche repubblichine e la città rimaneva in mano ai tedeschi, la Resistenza non rallentava la propria azione politica e militare. A giugno il Comando militare aveva messo a punto il piano per l’insurrezione nel quale era prevista la partecipazione delle formazioni partigiane che sarebbero state fatte convergere sul capoluogo.
L’attività dei partigiani, a Firenze come altrove, si trovava di fronte ad una drammatica scelta. Le azioni contro i fascisti erano atti di guerriglia tese a colpire il morale dei soldati tedeschi ed a renderli sempre più insicuri. Questo determinava una repressione sempre più dura. Dal gennaio 1944 quasi ogni giorno veniva fatta scoppiare una bomba o a titolo dimostrativo oppure nei luoghi frequentati dai nazifascismi. Contemporaneamente aumentano i rastrellamenti condotti da fascisti e nazisti per catturare partigiani oppure per “reclutare” manodopera da impiegare nella costruzione della Linea Gotica o in Germania. Per questa destinazione erano già partiti, dopo l’8 settembre, tutti quei militare che si erano rifiutati di passare sotto il comando nazista o di arruolarsi nel ricostituito esercito fascista di Salò.Nel mese di novembre iniziò la deportazione degli ebrei fiorentini dopo una “irruzione” nella sinagoga.
Nel mese di maggio le sparatorie tra gruppi partigiani e pattuglie tedesche e fasciste sono all’ordine del giorno. Nei primi di giugno l’azione del CTLN acquista nuovo slancio grazie alle notizie provenienti da Roma.L’avvicinarsi degli eserciti alleati e la necessità politica di promuovere una insurrezione popolare a Firenze inducono i partigiani a preparare un piano per l’occupazione e la liberazione della città. Firenze veniva così divisa in quattro zone operative: Oltrarno 800 uomini suddivisi in 77 squadre; Cascine, Porta a Prato, Rifredi 418 uomini suddivisi in 39 squadre; Centro storico 917 uomini suddivisi in 84 squadre; Campo di Marte, via Bolognese, via Faentina 697 uomini suddivisi in 50 squadre.
porta_romana.jpgNegli ultimi giorni di luglio il Ctln intensificò i preparativi dell’insurrezione armata.Lo scopo era di potersi rapportare con gli Alleati come un popolo libero e non come un popolo occupato. Con questo spirito il 22 luglio 1944 il Ctln predispose l’organigramma delle cariche pubbliche e amministrative che avrebbero dovuto governare la città e la provincia dopo la liberazione.Alla carica di sindaco venne indicato Gaetano Pieraccini, socialista.Alla carica di presidente della Provincia venne indicato Mario Augusto Martini,democristiano
Svanita la speranza di potere ottenere per Firenze lo stato di “città aperta” (città nella quale non si combatte) e ritiratisi i nazifascisti lungo la linea dell’Arno, all’alba del 4 di agosto, le forze partigiane cominciarono ad affluire in città. Erano gli uomini della “Sinigaglia” e della “Lanciotto”.Nello stesso tempo si mobilitavano gli appartenenti alle formazioni partigiane cittadine nascosti in Oltrarno. Come prima azione di guerra cittadina iniziarono il rastrellamento dei cecchini. Un centinaio di uomini e donne a cui i nazifascismi avevano assegnato il compito di sparare dai tetti contro i soldati alleati.Sparavano anche contro i civili, colpendo chiunque si muovesse sulle strade da loro controllate, seminando il terrore tra la popolazione. L’azione verrà concluso l’8 agosto. Nella notte tra il 10 e l’11 agosto gli ultimi paracadutisti tedeschi lasciavano le spallette dell’Arno ed iniziavano a ritirarsi, attraverso il centro cittadino, verso i viali di circonvallazione. Il Ctln decise di dare inizio all’insurrezione. Alle 6,10 dell’11 agosto il Comando Militare diramava ai responsabili della seconda, terza e quarta zona,l’ordine di operazione che prevedeva il dispiegamento delle forze partigiane su un fronte che andava dalle Cascine al torrente Africo.Alle 6,45 i rintocchi della “Martinella”, la campana di Palazzo Vecchio, dava il segnale dell’insurrezione.Alle 7,00 il Ctln si insediava in palazzo Medici Riccardi, sede della Prefettura, assumeva i poteri di Governo provvisorio della città quale “unico organismo rappresentativo del popolo toscano” e procedeva alla nomina dei consigli comunali e del consiglio provinciale.
I primi scontri tra partigiani e paracadutisti tedeschi avvenivano nella zona della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella, a Porta a Prato e lungo l’attuale viale Giacomo Matteotti. Alle 10,00 le brigate partigiane dislocate in Oltrarno passanova il fiume per unirsi alla battaglia che si stava sviluppando in combattimenti strada per strada. La mattina del 13 agosto le prime truppe Alleate, per lo più soldati indiani, attraversavano l’Arno per raggiungere la linea del fronte.
Superato l’Arno gli Alleati si trovarono di fronte ad una situazione completamente nuova, mai riscontrata in Italia dallo sbarco in Sicilia. Le autorità cittadine erano già insediate ed amministravano la città. Per la prima volta come amministratori di Firenze il governo militare alleato( AMG ) trova uomini che hanno combattuto il fascismo e per questo sono stati perseguitati.Nel contempo i partigiani combattevano strada per strada per liberare la città
Questo spinse gli alleati a guardare con occhio diverso al movimento della Resistenza accettandone le decisioni e riconoscendone la rappresentativitĂ .Le cariche pubbliche insediate dal Ctln furono accettate.Il 16 agosto il Ctln cedette i propri poteri agli Alleati.
Sul piano militare il 18 agosto il Comando militare affida alla divisione “Giustizia e Libertà” il settore che va dal Mugnone (all’altezza di via del Romito) a via delle Panche. Nel contempo nella parte orientale del fronte la brigata “Lanciotto” puntava su San Domenico.La “Buozzi”, a sua volta, si predisponeva a raggiungere Fiesole lungo una direttrice che passa dal Salviatino e da Maiano. L’arrivo delle brigate “Caiani” e “Fanciullacci” nella zona di Rifredi consentì ai partigiani di puntare verso Careggi. La battaglia per Firenze, sulla linea di contatto con il nemico, aveva ormai perso il carattere spontaneo ed episodico dei primi giorni.Era ormai una vera linea del fronte che continuava a spostarsi verso la periferia della città.
La “battaglia di Firenze”, iniziata dai partigiani l’11 agosto, venne conclusa il 1° settembre allorché le forze della Resistenza occuparono la collina di Fiesole dalla cui sommità, e da quella di Monte Ceceri, i tedeschi avevano proseguito a cannoneggiare la città.

 

La Resistenza a Scandicci
Il 9 settembre 1943,Valerio Bartolozzi, operaio diciannovenne, distribuiva insieme ad altri volantini in piazza Vittorio Emanuele in Firenze (oggi piazza della Repubblica). Un gruppo di carabinieri interviene per far cessare la distribuzione. Questo provoca la reazione dei cittadini presenti e dei passanti. Si avvicinò un tenente dell’esercito che  si coinvolge nella situazione creatasi, estrae la pistola ,spara e ferisce mortalmente Bartolozzi. E’ il primo scandiccese caduto della Resistenza.

bartolozzi.jpgLa Resistenza a Scandicci si articolò, di fatto, in due linee operative: fornire uomini ed armi alle formazioni che erano sui monti; realizzare azioni di disturbo e sabotaggio a danno dei tedeschi e dei fascisti.

Nel mese di novembre del 1943  le località di Mosciano, San Vincenzo a Torri e Roveta divennero centri di assistenza per prigionieri alleati scappati dai campi di concentramento. Tra la fine del 1943 ed i primi del 1944,componenti della III brigata Rosselli compiono atti di sabotaggio alle linee telefoniche tedesche e disarmano alcuni militi della Guardia Nazionale Repubblicana. Nel mese di febbraio vengono dati alle fiamme un deposito di carburanti ed uno di foraggi. Ai primi di marzo si costituisce la Squadra di Azione Partigiana (SAP) di Capannuccia che, pochi giorni dopo, avrà uno scontro a fuoco con una pattuglia tedesca. Verso la metà di aprile si costituiva la SAP di Scandicci e pochi giorni dopo quella di Badia a Settimo, del Viottolone, dell’Olmo, di San Martino alla Palma di Padiglione, di Giogoli, di San Vincenzo a Torri e del Piscetto. Nei medesimi giorni la SAP di Scandicci tagliava cavi telefonici nei pressi di San Giusto e lanciava chiodi tricuspidi nell’abitato di Scandicci. Il Primo maggio 1944 viene nuovamente celebrato, dopo anni di silenzio, stante il controllo delle truppe nazifasciste. A Scandicci ed a Badia a Settimo vengono affissi manifesti inneggianti alla festa del lavoro. Il potenziale antifascista che si era sviluppato nella Val di Pesa era presente in tutto il territorio comunale, i giovani ed i giovanissimi si erano messi a disposizione degli antifascisti più anziani. Questo portava alla costituzione ed al sostentamento delle formazioni partigiane: nella zona di Lastra a Signa, Scandicci, Montespertoli, Roveta, Marciola , San Martino alla Palma   alla II Rosselli, poi confluita nella divisione GL “Firenze”;  nella zona di Masseto e Cortenuova alla brigata Garibaldi “Valerio Bartolozzi”.
Dal mese di maggio è uno stillicidio di azioni: a San Colombano la SAP di Scandicci taglia nuovamente i fili del telefono, a Roveta vengono recuperate armi, a San Colombano vengono tagliati nuovamente i fili del telefono così come a San Michele a Torri, a Giogoli ed a Casignano. A San Michele a Torri vengono levati i cartelli indicatori stradali.
tedeschi al comune.gifIl mese di giugno inizia col lancio e l’affissione di manifestini, l’asportazione di cartelli indicatori ed il lancio di chiodi, per creare difficoltà al traffico tedesco, che si svolge esclusivamente di notte, data la minaccia dell’aviazione alleata nelle ore diurne. L’11 di giugno la SAP di Scandicci fa esplodere una bomba nella sede del PFR dell’Olmo, ferendo alcuni fascisti.Nel contempo si intensificano le azioni sabotaggio al traffico ed alle comunicazioni in tutte le località del Comune.
Ai primi del mese di luglio  a Marciola venivano requisite armi e munizioni. A San Martino alla Palma veniva distribuita stampa clandestina mentre il lancio di manifestini proseguiva nelle località di Soffiano e di San Giusto. A Vingone avviene una nuova scomparsa dei cartelli indicatori delle strade mentre a Valimorta un nuovo lancio di chiodi.
Il 17 luglio due partigiani di guardia al bestiame raggruppato a Pian dei Cerri dai contadini della zona, per sottrarlo alle requisizioni naziste, vengono sopraffatti da una pattuglia di SS. Inutilmente interrogati per conoscere l’ubicazione dell’accampamento partigiano, vengono fucilati sul posto. Il 21 dello stesso mese un reparto tedesco veniva attaccato da un reparto di partigiani della III Rosselli. Nello scontro rimanevano uccisi undici soldati tedeschi ed un partigiano. Pochi giorni dopo, si verificava un nuovo scontro con le sentinelle tedesche poste di guardia ad un ponte a San Vincenzo a Torri. Mentre continuano a susseguirsi le azioni di disturbo, il lancio di chiodi e l’asportazione di cartelli indicatori, un po’ ovunque, il 1° di agosto la squadre di Capannuccia ha uno scontro a fuoco nel quale uccide due soldati tedeschi. A Pian dei Cerri gruppi di patrioti ed avanguardie alleate si scontrano con la retroguardia tedesca, mentre a Scandicci vengono fucilati, in località diverse del territorio comunale, cinque uomini ed una donna, catturati dalle retroguardie naziste. Successivamente,nel corso dei combattimenti a fianco degli alleati a Mantignano, vengono salvati gli impianti dell’acquedotto. Una Squadra d’Azione, poi, riesce a salvare il ponte sulla Greve.
gino_frosali.jpgA partire dal 28 luglio inizia la battaglia per il controllo delle vie di comunicazione che collegano la Val di Pesa con Firenze.Si scontrano due forti divisioni: la seconda divisione neozelandese e la 29esima divisione Panzer Grenadier. L’accanita resistenza tedesca e l’altrettanto forte determinazione alleata portarono  allo svolgimento di una battaglia ricordata tra le più cruente, con oltre 1.700 tra morti e feriti. S. Michele a Torri, località cruciale della battaglia, per la violenza degli scontri, fu definita la “piccola Cassino”. A battaglia conclusa, caduto il caposaldo che faceva da sostegno al fronte collinare, le truppe alleate ebbero strada libera verso Scandicci e verso Firenze.
Nella notte fra il 2 ed il 3 agosto la strada principale del centro di Scandicci veniva percorsa da numerosi mezzi corazzati dell’esercito tedesco in ritirata. La mattina del 4 agosto le avanguardie dell’ 8ª Armata alleata attraversavano Scandicci  ormai liberata. Il 7 agosto il Governo Militare Alleato procedeva, su proposta dal CLN, alla nomina di Gino Frosali alla carica di Sindaco di Vittorio Michelazzi a quella di Vicesindaco, di Gino Bessi, Silvio Fancelli e Nello Raveggi a quelle di assessori.

 

Cane ANPI

foto_resistenza.jpg
Vertice del C.V.L.
(Corpo Volontari Liberazione)

Da destra:
Enrico Mattei
Democrazia Cristiana
Luigi Longo
Partito Comunista
Raffaele Cadorna
Comandante del C.V.L.
Ferruccio Parri
Partito d'Azione
G. Battista Stucchi
Partito Socialista
Mario Argenton
Capo di Stato Maggiore
del CVL


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Contatti

ANPI SCANDICCI

Via De rossi, 26
50018 Scandicci (Firenze)

Tel: 055 254758
NUOVA Email: anpiscandicci@gmail.com