Libere comunità democratiche e antifasciste PDF Stampa E-mail
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Siena, Pavia, Sarzana, Cavarzere (VE), Chiaravalle, Castelbolognese: è un primo ma significativo elenco di comunità locali le cui Istituzioni (Consiglio comunale o Giunta) hanno deciso di non stare alla finestra a guardare i neofascismi rialzare la testa, ma rendersi soggetti attivi per opporsi, con gli strumenti del diritto, alle attività delle organizzazioni nostalgiche del ventennio, razziste, omofobe ed antidemocratiche.
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Da tempo in Europa e nel nostro Paese, sotto gli effetti di una pesante crisi economica e sociale, abbiamo visto rinascere organizzazioni neo-fasciste e razziste. Questo perché le ricette dei governi sono state miopi, ispirate esclusivamente dai centri del potere economico-finanziario, che hanno portato a disoccupazione e precariato, a tagli pesanti dei servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti ecc.), graduale privatizzazione di essi, crescita delle spese per armamenti e missioni di guerra. A questo quadro si è aggiunto il fenomeno delle migrazioni di migliaia di persone dai loro paesi di nascita, di cui siamo largamente responsabili come mondo occidentale: basti pensare ai devastanti effetti delle guerre scatenate in Libia, Siria, Yemen, Iraq, all’uso che facciamo di molte aree come discariche per i nostri rifiuti tossici e nocivi, della spoliazione delle risorse naturali che quei paesi possiedono a vantaggio delle nostre multinazionali: petrolio, gas, minerali ecc.
Ed ecco quindi, di fronte a questo desolante quadro, apparire i movimenti populisti e xenofobi che soffiano sul fuoco, additando all’opinione pubblica nei cittadini   stranieri, che fuggono da guerre e miseria, la causa principale della loro condizione. Mentre tacciono sulla forbice, di redditi e condizioni, fra i ricchi sempre più ricchi e la massa dei poveri e sfruttati che cresce sempre di più, con differenze che, un Paese che si dice civile e democratico, non può accettare.
Di fronte al pericolo del risorgere del fascismo nel nostro Paese l’ANPI, dopo le innumerevoli denunce fatte alle Istituzioni e alle autorità preposte a far rispettare le leggi in materia, ha organizzato il 27 maggio scorso la Giornata nazionale dal titolo “Basta con i fascismi”.
 
Una iniziativa per cercare di costruire nel Paese una diffusa coscienza nazionale sul problema dell'intensificarsi del fenomeno e della minaccia neofascista, dei razzismi, della xenofobia e sulla necessità, quindi, di una piena attuazione dei princìpi e dei valori della Costituzione nata dalla Resistenza. In Italia, in particolare, assistiamo a sempre più diffuse manifestazioni di apologia del fascismo, come il recente raduno al Cimitero maggiore di Milano in onore dei repubblichini di Salò, che sembrano non avere adeguate risposte e attenzione da parte delle istituzioni e della politica. Ancora più grave è l'impatto sulle giovani generazioni delle dimostrazioni di forza e odio che imperversano in modo particolarmente preoccupante nel web: su Facebook, secondo l'inchiesta del quindicinale dell'ANPI sono 500 le pagine apologetiche del fascismo e del razzismo.
Questa richiesta dell’ANPI, di avviare una seria riflessione anche da parte delle Istituzioni, sembra cominciare a dare i primi frutti con i provvedimenti presi, da alcune Amministrazioni comunali, al fine di vietare alle organizzazioni neo-fasciste e razziste di poter usufruire di spazi pubblici per fare apologia del ventennio o diffondere idee basate sull’odio razziale.
Provvedimenti che trovano motivazione e giustificazione nei Princìpi sanciti a livello internazionale, nella   Costituzione e nelle leggi dello Stato, quindi in elementi di diritto. Ricordiamo brevemente quelli riguardanti l’Italia:
La XII Norma transitoria della Costituzione stabilisce che “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.
La legge Scelba 20 giugno 1952, n. 645  prevede che “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.
Essa prevede inoltre che chiunque   promuove   od   organizza   sotto   qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. Ed aggiunge che chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista è punito con l'arresto fino a tre mesi o con un’ammenda.
Legge n. 13 ottobre 1975, n. 654 Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966.
La legge Mancino n. 205 del 1993 misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa prevede di punire “con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
“È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Questo breve elenco delle norme vigenti per contrastare il fenomeno neo-fascista e razzista, ci fa capire che le leggi esistono; manca spesso la volontà di applicarle in maniera adeguata per porre i presupposti di una convivenza democratica e civile, che rispetti i diritti di ogni uomo o donna che si trovi nel nostro Paese.
Il nostro auspicio, come Sezione ANPI di Scandicci, è che questa iniziativa sia seguita anche nella nostra città e dal maggior numero di Amministrazioni locali che, nel solco tracciato dalla Resistenza e dalla Costituzione, diano attuazione ai valori della democrazia e della difesa dei diritti dell’uomo, contro ogni razzismo e discriminazione, per una società plurale e multiculturale.
 

Cane ANPI


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