Le nuove destre

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TANTE LE FIRME PER CHIEDERE LA CHIUSURA DI CASAPOUND PDF Stampa E-mail

ANPI, Alba e ARCI  hanno consegnato nei giorni scorsi al vicesindaco di Firenze Stefania Saccardi oltre 2500 firme raccolte in questi  mesi  per chiedere la chiusura della sede di Casapound in città. In questa raccolta anche la  Sezione di Scandicci ha fatto la sua parte, contribuendo con banchini, raccolte sul territorio e informazione  rivolta ai cittadini. Casapound, associazione di estrema destra, nata a livello nazionale nel 2008, attraverso il suo sito e iniziative  fa spesso apologia del fascismo e diffonde idee e posizioni basate sull’odio razziale. Ad essa apparteneva quel  Gianluca Casseri, l’autore della strage  di piazza Dalmazia di due anni fa (due cittadini senegalesi uccisi, Mor  Diop e Modou Samb, e tre feriti, di cui uno rimasto paralizzato per tutta la vita). Tale organizzazione è presente dallo stesso anno a Firenze. Oggi ha sede in via Sant'Anna. Alla raccolta di firme  ha collaborato l'Associazione dei senegalesi; hanno inoltre contribuito le organizzazioni studentesche Studenti di  Sinistra e il Collettivo di Scienze. 

La raccolta firme vuole essere uno stimolo di vigilanza democratica. "Vogliamo sostituire l'antifascismo rituale delle celebrazioni ufficiali con l'azione attiva di soggetti diversi uniti dalla comune volontà di non tollerare  nessuna forma di riorganizzazione di tipo fascista e xenofoba" ha dichiarato Luigi Remaschi, Vicepresidente  dell’ANPI Provinciale. L’ANPI chiede dunque in maniera ferma che le istituzioni facciano in pieno il loro dovere,  sancito dalla Costituzione e dalla normativa vigente: vigilando ed intervenendo rispetto al riaffermarsi di culture  e pratiche neo-fasciste.

 
Forconi, c'è il pericolo di uno sbocco a destra PDF Stampa E-mail
Dichiarazione del presidente nazionale dell'Anpi, Carlo Smuraglia, sul cosiddetto movimento dei forconi.
Il movimento dei “forconi” è tornato nelle strade e nelle piazze d’Italia, ancora più deciso ed agguerrito. In sé,  potrebbe apparire una delle tante manifestazioni di protesta; ma c’è qualcosa di più, su cui occorre riflettere. Da  mesi sto scrivendo e dicendo che bisogna fare attenzione e adottare provvedimenti seri contro l’emergenza sociale e  la crisi, anche per evitare che la protesta si trasformi in forme esasperate e pericolose. Ed ho scritto più volte  che, nelle grandi crisi, c’è sempre il grande pericolo dello sbocco a destra.
Ma la situazione è peggiorata e l’indignazione dei singoli si è trasformata spesso in manifestazioni al limite  dell’esasperazione. Finora non è accaduto nulla di veramente preoccupante, anche se chiunque abbia buon senso non può restare indifferente di fronte alla grave situazione del Paese, con tutti gli effetti che ne derivano, per i  singoli e per le categorie.
In questo caso, però, sembra che si stia andando ancora più in là; e i sintomi della rivolta eversiva sono  piuttosto evidenti (i blocchi, il tentativo di “fermare” tutto il Paese, i comportamenti e gli atteggiamenti  violenti, ecc.) così come è sintomatico il rapido allineamento col movimento, da parte di forze dichiaratamente di  destra e alcune, decisamente fasciste. E’ vero che alcuni dei promotori sembrano rifiutare certe logiche e certe alleanze; ma lo stesso proposito di  bloccare tutto il Paese per “mandare tutti a casa” costituisce, di per sé, un sintomo davvero allarmante. Tanto più  che la violenza, insita in queste forme esasperate di protesta, si manifesta talora in modo inconcepibile, come è  avvenuto a Torino ed altrove. Quando la “protesta” degenera, bisogna porre un limite alla tolleranza; e lo Stato  deve garantire, così come la libertà di manifestazione del pensiero, anche la libertà di circolazione.
In più,  mi ha molto colpito ciò che è accaduto a Torino, dove – nonostante le smentite ufficiali – giornalisti  accreditati confermano che alcuni agenti di polizia avrebbero solidarizzato con i manifestanti, togliendosi  l’elmetto. Se ciò fosse vero, il fatto apparirebbe veramente intollerabile, perché il dovere di chi rappresenta lo  Stato è di essere giusto e non esercitare violenze preventive, ma anche di non aderire a comportamenti violenti, di  vera e propria rivolta. Lo Stato, in qualunque sua componente deve essere imparziale e occuparsi dei diritti di  tutti i cittadini, nello stesso modo.
Altrimenti, dove andremmo a finire? Si può, dunque, comprendere tutto, anche l’indignazione e la protesta di chi  lotta per il suo lavoro, la sua famiglia, la sua  piccola impresa; ma non cessando di garantire la sicurezza, la  tranquillità ed i diritti di tutti e non assumendo atteggiamenti benevoli nei confronti di chi sembra rievocare il  fantasma dell’Abbasso tutti, di qualunquistica memoria.
Ho visto anche un comunicato stampa del Comitato provinciale dell’ANPI di Torino che, oltre ai blocchi che si sono  verificati nei giorni scorsi, denuncia anche carenze e addirittura assenze delle forze dell’ordine. E’ necessario che anche su questi aspetti e sulle eventuali responsabilità, il Ministero degli interni faccia i  necessari accertamenti, anche per evitare che situazioni e fatti del genere, possano ancora verificarsi in futuro.
Insomma e per concludere, diciamo no ad ogni tipo di violenza  diffusa e di sopruso, organizzato, sui diritti  altrui; e soprattutto diciamo no a quelle forme di protesta e di “rivolta” che finiscono per avvicinarsi troppo a  quel colore nero che non vogliamo più vedere nella nostra Italia e in nessun Paese. Diciamo sì, invece, a quei governi che finalmente si decidano a mettere in campo tutte le risorse e tutte le misure  possibili per risolvere la gravissima situazione economica e sociale in cui versa il Paese.                  Dal sito ANPI Nazionale (www.anpi.it)
 
Casa Pound, dal Cavaliere ad Alba Dorata PDF Stampa E-mail
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Venerdì scorso i Fascisti del Terzo Millennio hanno ospitato nel loro quartier generale i neonazisti greci, un'evidente svolta a destra: l'intento è unire tutti i movimenti nazionalisti europei. Il guru di tale svolta pare l'evergreen Adinolfi il quale contro la crisi economica propone da tempo una "nuova alchimia movimentista peronista".
Articolo di Guido Caldiron e Giacomo Russo Spena  (da Micromega-on line del 4 dicembre 2013)
Né svastiche né celtiche. Nessuna testa rasata. L’immaginario naziskin assente. Come i saluti romani: i camerati tra loro si limitano a stringersi l’avambraccio destro nel saluto del legionario. Tanti giovani di Blocco Studentesco, ben vestiti e più figli di una borghesia annoiata che fascisti di borgata. Pochi giornalisti, Casa Pound non è più sulla cresta dell’onda. Le ultime batoste subite in diverse tornate elettorali ne hanno sancito un’evidente marginalità politica. Eppure venerdì scorso ospitavano i greci più temuti del Continente: i rappresentanti del movimento di estrema destra, ma la stampa ellenica non esita a chiamarli esplicitamente neonazisti, di Alba Dorata, venuti appositamente in Italia per confrontarsi con i “fascisti del Terzo Millennio”. Un evento annunciato da migliaia di manifesti su tutti i muri della Capitale.
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Centocinquanta le persone accorse nel cuore del quartiere multietnico dell’Esquilino per l’iniziativa. Lo staff comunicazione del gruppo neofascista ad accogliere i cronisti e ad accompagnarli al sesto piano del palazzone, luogo del dibattito. Ovunque camerati impettiti a controllare e scrutare facce non conosciute: disciplina e ordine, di stampo militarista, la fanno da padroni. L’ambiente è ripulito. Sui muri decine di fanzine incorniciate di Casa Pound raccontano anni di iniziative. Nulla è lasciato al caso. Apostolos Gkletsos, ex-deputato e componente del comitato centrale di Alba Dorata, e Konstantinos Boviatsos, Radio Bandiera Nera Hellas, entrano in sala accompagnati da uno scrosciante applauso. Andrea Antonini, vicepresidente di Casa Pound Italia, introduce il dibattito.

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Alba Dorata Assassina il Rapper Pavlos Fyssas PDF Stampa E-mail


di Luciano Muhlbauer

tratto dal sito web  MilanoX



Si chiamava Pavlos Fyssas, aveva 34 anni, faceva il cantante hip hop con il nome Killah P, era un antifascista e militava nell’organizzazione di sinistra Antarsya. Stanotte, in un quartiere periferico di Atene, è stato assassinato a coltellate dai neonazisti di Alba Dorata.
Un delitto infame, ma anche un delitto ampiamente annunciato, perché al di là di luogo, circostanza e identità della vittima era purtroppo soltanto questione di tempo perché l’escalation di violenze da parte del partito neonazista greco, Alba Dorata, sfociasse nell’omicidio. Aggressioni a migranti, gay e militanti della sinistra sono ormai all’ordine del giorno e soltanto una settimana fa è stata sfiorata la tragedia, allorché un gruppo di militanti del KKE (partito comunista greco) è stato aggredito a freddo e a suon di sprangate.
D’altronde, i neonazisti sono galvanizzati dal consenso che riescono a canalizzare in una Grecia devastata dalle politiche d’austerità della Troika (siedono in Parlamento e i sondaggi li danno al 13% delle intenzioni di voto) e dalle ampie complicità di cui godono all’interno della polizia greca. Insomma, sono un fenomeno in preoccupante crescita, come ci ricorda anche l’ottima inchiesta di Leonardo Bianchi, Nazisti sull’orlo del potere. Il caso Alba Dorata, pubblicata pochi giorni fa su MicroMega.
Alba Dorata è sicuramente un caso estremo, ma non certamente unico. In tutta Europa i movimenti neofascisti, neonazisti e razzisti trovano oggi nuovi spazi e a volte, appunto, riescono a riempirli, come ad esempio in Ungheria. Ed è per questo, anzitutto, che ci deve preoccupare quello che accade in Grecia e altrove, perché anche qui ci sono la crisi e le politiche d’austerità e anche qui ci sono spazi che si aprono per ideologie e gruppi nazifascisti. E il fatto che qui i gruppi militanti neofascisti e neonazisti siano allo stato tutto sommato piccoli e marginali non cambia di una virgola il problema, poiché anche Alba Dorata era fino a pochi anni fa soltanto un gruppuscolo insignificante, dalla consistenza organizzativa ed elettorale non dissimile da Forza Nuova.
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neo-fascisti greci  sfoggiano armi improprie e i loro simboli
Ed eccoci a noi, cioè al nostro problema. Già, perché anche il più distratto degli osservatori si è ormai accorto che vi è una certa inflazione di iniziative, manifestazioni e raduni di ispirazione nazifascista in Lombardia e nell’area metropolitana milanese. Loro vedono e sentono i nuovi spazi che si aprono e quindi si comportano di conseguenza. Ma quello che forse non stupisce, ma sicuramente preoccupa molto, è che a sinistra e, in generale, nell’opinione pubblica democratica sembrano essere venuti meno gli anticorpi, a tutto beneficio della banalizzazione e della sottovalutazione.
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il fascismo uccide ancora PDF Stampa E-mail

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Parla Stefania Zuccari, mamma di Renato Biagetti, ragazzo di soli 26 anni ucciso a coltellate 7 anni fa sul litoraneo capitolino. “A Roma c’è una sottovalutazione della diffusione dell’estrema destra, soprattutto tra i giovani, bisogna ritornare a parlare nelle scuole”. E intanto - chiuso il periodo buio di Alemanno - chiede un incontro col sindaco Marino.
Intervista di Silvia Preziosi apparsa su Micromega-online  del 2 settembre 2013
“Chi esce di casa con i coltelli in tasca lo fa con l’intento di fare male, chi va alla ricerca del ‘diverso’ lo fa per odio”. Stefania Zuccari, mamma di Renato Biagetti, lo sa bene. Era la notte tra il 26 ed il 27 agosto di 7 anni fa quando due ragazzi uccisero suo figlio di soli 26 anni sul litorale romano di Focene. Renato era andato con la fidanzata ed un amico ad un concerto di musica reggae, allo stabilimento Buena Onda. All’uscita, prima di arrivare alla macchina, una vettura si è affiancata. Prima alcune grida “Tornatevene a Roma, merde”, poi, in un attimo, l’aggressione. Otto coltellate in 40 secondi, una alla gamba e il resto al petto, al cuore. Il posto dove andare a colpire non era stato scelto a caso, il Buena Onda era frequentato anche da ragazzi dei centri sociali e a Focene lo sapevano tutti. “Non è goliardia né folklore, ad aver ucciso Renato non è stata una rissa tra balordi. Questo è fascismo” spiega con estrema lucidità e coraggio Stefania Zuccari.
Suo figlio era un “diverso” e un alternativo?
Prima di tutto Renato era un ragazzo solare, che sorrideva sempre e amava la vita. Era un antifascista, un antimilitarista, era contro le guerre e per un mondo diverso. Amava la musica, era laureato in Ingegneria robotica e tecnica del suono. Non concepiva la violenza, sotto nessun aspetto. Proprio pochi giorni prima di essere ucciso aveva detto ad un'amica: “Preferisco ricevere un pugno che darlo”.
Di quanto è accaduto quella notte di 7 anni fa si è parlato poco e spesso in maniera riduttiva, perché questo oblio sul caso?
La maggior parte della stampa nei giorni immediatamente successivi si è limitata a parlare dell'accaduto con frasi come “rissa tra balordi” e piccoli trafiletti. Mio figlio non era un balordo e quella non era una rissa, ma un raid di chiara matrice fascista. Fin da subito si è ipotizzato questo, la conferma è arrivata alla notizia del croce celtica tatuata sul corpo di uno dei due aggressori. Il fascismo esiste ancora, specie tra i giovani, in molti fanno difficoltà ad ammetterlo. Anche le modalità degli assalti sono sempre le stesse: lo squadrismo, le lame. Inoltre l'omicidio di Renato è stato rivendicato con scritte e l'anno successivo alla sua morte, alla fine di un concerto in ricordo di mio figlio, un altro ragazzo è stato accoltellato.
La nostra Carta sanziona chiunque “faccia per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”. E’ davvero così?
Beh, non direi. Ormai si presentano anche alle elezioni. Il nostro ex primo cittadino viene da una cultura fascista; dopo aver vinto le elezioni è stato accolto con saluti romani e croci celtiche, le stesse di chi ha ucciso Renato. Durante il suo mandato Alemanno ha anche provato ad acquisire l’edificio di via Napoleone III, occupato da Casapound, i fascisti del Terzo Millennio (come si definiscono loro).
Prendo spunto da una sua lettera scritta al Pm e al Giudice del Tribunale minorile di Roma: “Per dare un senso alla morte di Renato si deve chiarire quanto siano orribili la sopraffazione e l’uso delle armi, quanto sia terribile non riconoscere nell’altro un proprio simile, ma solo un nemico da battere. In tal modo la sua sentenza deve servire a convincere un ragazzo a fermarsi, a riconoscere la supremazia della vita, deve fermarlo prima che una vita ancora sia strappata.” Ad aver ucciso Biagetti sono stati due ragazzi, rispettivamente di 17 e 19 anni; la loro giovane età è uno degli aspetti di questa storia che fa più impressione e che dovrebbe far riflettere maggiormente. Non trova?
Il più grande si è costituito dopo alcuni giorni e alla fine ha preso 15 anni per omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Non so se sia ancora dentro oppure no. Al più piccolo non mi sembra sia stata afflitta alcuna pena. Dipende tutto dall’ambiente in cui vivono, dall’educazione e dai valori che ricevono.
Bisognerebbe andare nelle scuole e parlare con i ragazzi. Ormai i movimenti di estrema destra si sono allargati: non era mai successo, per esempio, che arrivassero nelle università.
Il sindaco Ignazio Marino ha ricevuto pochi giorni fa alcuni rappresentanti della Fondazione Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso dall’agente di polizia Spaccarotella. Ha chiesto anche lei un incontro?
Sì che l’ho chiesto. La Fondazione Sandri è sovvenzionata da Roma Capitale e il primo firmatario è l’ex sindaco Alemanno, non conosco il loro progetto, ho letto che vogliono andare nelle scuole. Vorremmo anche noi, come comitato Madri per Roma Città Aperta, parlare dei nostri progetti al sindaco Marino.
Sabato scorso come ogni anno c’è stato a Roma, al Parco Schuster, un evento per ricordare Biagetti. Erano presenti un migliaio di persone. Le dà forza questo?
Sì, ogni anno organizziamo questa giornata piena di musica e parole. Una vera e propria iniziativa culturale in  questo parco, nel territorio in cui viveva mio figlio. A Renato sarebbe piaciuto così, è un modo per far rivivere i  suoi sogni e le sue passioni.
 
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Cane ANPI


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