Le nuove destre

Leggi o aggiungi un commento. Ci sono 0 Commenti... >>

il fascismo uccide ancora PDF Stampa E-mail

alt

Parla Stefania Zuccari, mamma di Renato Biagetti, ragazzo di soli 26 anni ucciso a coltellate 7 anni fa sul litoraneo capitolino. “A Roma c’è una sottovalutazione della diffusione dell’estrema destra, soprattutto tra i giovani, bisogna ritornare a parlare nelle scuole”. E intanto - chiuso il periodo buio di Alemanno - chiede un incontro col sindaco Marino.
Intervista di Silvia Preziosi apparsa su Micromega-online  del 2 settembre 2013
“Chi esce di casa con i coltelli in tasca lo fa con l’intento di fare male, chi va alla ricerca del ‘diverso’ lo fa per odio”. Stefania Zuccari, mamma di Renato Biagetti, lo sa bene. Era la notte tra il 26 ed il 27 agosto di 7 anni fa quando due ragazzi uccisero suo figlio di soli 26 anni sul litorale romano di Focene. Renato era andato con la fidanzata ed un amico ad un concerto di musica reggae, allo stabilimento Buena Onda. All’uscita, prima di arrivare alla macchina, una vettura si è affiancata. Prima alcune grida “Tornatevene a Roma, merde”, poi, in un attimo, l’aggressione. Otto coltellate in 40 secondi, una alla gamba e il resto al petto, al cuore. Il posto dove andare a colpire non era stato scelto a caso, il Buena Onda era frequentato anche da ragazzi dei centri sociali e a Focene lo sapevano tutti. “Non è goliardia né folklore, ad aver ucciso Renato non è stata una rissa tra balordi. Questo è fascismo” spiega con estrema lucidità e coraggio Stefania Zuccari.
Suo figlio era un “diverso” e un alternativo?
Prima di tutto Renato era un ragazzo solare, che sorrideva sempre e amava la vita. Era un antifascista, un antimilitarista, era contro le guerre e per un mondo diverso. Amava la musica, era laureato in Ingegneria robotica e tecnica del suono. Non concepiva la violenza, sotto nessun aspetto. Proprio pochi giorni prima di essere ucciso aveva detto ad un'amica: “Preferisco ricevere un pugno che darlo”.
Di quanto è accaduto quella notte di 7 anni fa si è parlato poco e spesso in maniera riduttiva, perché questo oblio sul caso?
La maggior parte della stampa nei giorni immediatamente successivi si è limitata a parlare dell'accaduto con frasi come “rissa tra balordi” e piccoli trafiletti. Mio figlio non era un balordo e quella non era una rissa, ma un raid di chiara matrice fascista. Fin da subito si è ipotizzato questo, la conferma è arrivata alla notizia del croce celtica tatuata sul corpo di uno dei due aggressori. Il fascismo esiste ancora, specie tra i giovani, in molti fanno difficoltà ad ammetterlo. Anche le modalità degli assalti sono sempre le stesse: lo squadrismo, le lame. Inoltre l'omicidio di Renato è stato rivendicato con scritte e l'anno successivo alla sua morte, alla fine di un concerto in ricordo di mio figlio, un altro ragazzo è stato accoltellato.
La nostra Carta sanziona chiunque “faccia per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”. E’ davvero così?
Beh, non direi. Ormai si presentano anche alle elezioni. Il nostro ex primo cittadino viene da una cultura fascista; dopo aver vinto le elezioni è stato accolto con saluti romani e croci celtiche, le stesse di chi ha ucciso Renato. Durante il suo mandato Alemanno ha anche provato ad acquisire l’edificio di via Napoleone III, occupato da Casapound, i fascisti del Terzo Millennio (come si definiscono loro).
Prendo spunto da una sua lettera scritta al Pm e al Giudice del Tribunale minorile di Roma: “Per dare un senso alla morte di Renato si deve chiarire quanto siano orribili la sopraffazione e l’uso delle armi, quanto sia terribile non riconoscere nell’altro un proprio simile, ma solo un nemico da battere. In tal modo la sua sentenza deve servire a convincere un ragazzo a fermarsi, a riconoscere la supremazia della vita, deve fermarlo prima che una vita ancora sia strappata.” Ad aver ucciso Biagetti sono stati due ragazzi, rispettivamente di 17 e 19 anni; la loro giovane età è uno degli aspetti di questa storia che fa più impressione e che dovrebbe far riflettere maggiormente. Non trova?
Il più grande si è costituito dopo alcuni giorni e alla fine ha preso 15 anni per omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Non so se sia ancora dentro oppure no. Al più piccolo non mi sembra sia stata afflitta alcuna pena. Dipende tutto dall’ambiente in cui vivono, dall’educazione e dai valori che ricevono.
Bisognerebbe andare nelle scuole e parlare con i ragazzi. Ormai i movimenti di estrema destra si sono allargati: non era mai successo, per esempio, che arrivassero nelle università.
Il sindaco Ignazio Marino ha ricevuto pochi giorni fa alcuni rappresentanti della Fondazione Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso dall’agente di polizia Spaccarotella. Ha chiesto anche lei un incontro?
Sì che l’ho chiesto. La Fondazione Sandri è sovvenzionata da Roma Capitale e il primo firmatario è l’ex sindaco Alemanno, non conosco il loro progetto, ho letto che vogliono andare nelle scuole. Vorremmo anche noi, come comitato Madri per Roma Città Aperta, parlare dei nostri progetti al sindaco Marino.
Sabato scorso come ogni anno c’è stato a Roma, al Parco Schuster, un evento per ricordare Biagetti. Erano presenti un migliaio di persone. Le dà forza questo?
Sì, ogni anno organizziamo questa giornata piena di musica e parole. Una vera e propria iniziativa culturale in  questo parco, nel territorio in cui viveva mio figlio. A Renato sarebbe piaciuto così, è un modo per far rivivere i  suoi sogni e le sue passioni.
 
Il solito vile atto... PDF Stampa E-mail
Roma, 29 luglio 2013 
Le scritte inneggianti al criminale Erich Priebke e le svastiche apparse all’esterno della sede dell’ANPI nazionale a Roma, sono il solito vile atto di chi ancora non cede di fronte all’unica e sacrosanta verità della storia: il nazismo e il fascismo furono esclusivamente regimi sanguinari che hanno portato l’orrore della guerra e dell’odio razziale in tutta Europa e oltre.  
L’ANPI proseguirà, senza farsi intimidire da alcuno, nel suo quotidiano impegno di promozione dei valori di giustizia, pace, libertà e democrazia che hanno animato la Resistenza e riconquistato il Paese alla civiltà.   
LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI
alt
 
CRISI ECONOMICA E TENDENZE ANTI-DEMOCRATICHE PDF Stampa E-mail

alt
Eravamo nel 2008 quando l’Ungheria, allora guidata dai socialisti, ha dovuto fare i conti con l’incubo dell’insolvenza del proprio debito. Per evitare la bancarotta, il governo si rivolse al Fondo monetario internazionale ed all'Unione europea, con i quali ha ottenuto, in cambio dell’adozione di aspre misure di rigore, aiuti pari a 20 miliardi di dollari.
Quelle politiche di austerità, decise a scapito della popolazione, hanno aggravato la situazione economica e le condizioni delle famiglie. Meno produzione e consumi da una parte, più disoccupazione e disagio sociale, dall’altra. Una formula generalizzata, ormai comune a molti paesi dell’Unione (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia ecc.) che significa politiche di lacrime e sangue: precariato e disoccupazione diffusi, attacco a pensioni e salari, tagli a sanità, scuola, ricerca.
Nello stato di profondo malessere determinato da queste politiche liberiste, si è inserita, come la storia ci insegna, l’azione dei partiti populisti e neo-fascisti che hanno cavalcato l’onda di protesta dei cittadini. In Ungheria appunto si è affermata la Magyar Polgári Szövetség (Fidesz), apparsa negli anni 90. Ora Fidesz si avvicina molto di più alle altre forze reazionarie, che troviamo sparse in Europa.
Il problema è che per ora, negli altri paesi europei, questi partiti sono generalmente ai margini della vita istituzionale, mentre in Ungheria la Fidesz è al governo del paese, con una coalizione che gode dell’appoggio dei neofascisti del partito Jobbik, tristemente famoso per le squadre paramilitari della “Guardia Nazionale Magiara”, ispirato al Partito delle Croci Frecciate di Ferenc Szálasi, filonazista e antisemita, che governò il  paese nel biennio  1944-45.
Al caso ungherese dobbiamo aggiungere le recenti avanzate dei neonazisti di Alba Dorata in Grecia, ma tutto il panorama neo-fascista europeo è in movimento: funzionale a sostenere le politiche di rigore e  per  attaccare i movimenti di opposizione democratica. Per non parlare delle loro violenze  razziste nei confronti di cittadini stranieri, scelti nel loro immaginario e propaganda, come capro espiatorio da additare all’opinione pubblica. Solo se i paesi dell’Unione Europea imboccheranno una strada diversa, per un’uscita dalla crisi economica, rispettosa dello stato sociale e delle democrazia, si potrà sperare in un futuro meno grigio di quello attuale.
Al contrario, la tendenza della “civile” Europa verso il tunnel dell’involuzione antidemocratica, difficilmente potrà arrestarsi. Come democratici e antifascisti dobbiamo impegnarci per impedirlo, anche creando una rete antifascista di respiro europeo.
Nostro contributo pubblicato sul numero di  maggio di "InformaScandicci"
 
Un'ombra nera si aggira per l'Europa PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 


Con questo articolo di Luigi Pandolfi, pubblicato su Micromega On-line del 10 aprile 2013, cominciamo la diffusione sul ns. sito di alcuni approfondimenti che, partendo dalla pesante crisi economica che attanaglia molti paesi europei (Ungheria, Grecia, Spagna, Portogallo, Spagna, Italia ecc.), cercano di capire il legame stretto che vi è fra essa e il diffondersi dei movimenti razzisti e neo-fascisti. L'articolo, partendo dall'analisi del caso ungherese, si interroga sul rapporto fra le politiche di austerità e di tagli allo stato sociale decisi dal potere economico-finanziario in Europa e la parallela crescita delle organizzazioni nere.

"In Italia si studiano i casi di Alba Dorata in Grecia e del Front national Francia, poco si parla dell'Ungheria del leader Orbàn che sta effettuando nel Paese una rivoluzione populistica, nazionalistica e con tratti xenofobi. Il suo partito, pur essendo incredibilmente nel Ppe, è ben distante dai classici valori conservatori del resto d'Europa.


Non ci sono solo i nazisti di Alba Dorata ad insozzare il panorama politico dell’Europa unita. In Ungheria il fascismo, nella sua variante cristiano-nazionale, è arrivato direttamente al governo. E dal paese si scappa, come ai tempi del comunismo, dopo i fatti del ‘56.

Dal 2010 alla guida del paese magiaro è ritornato Viktor Orbàn, leader degli “arancioni” della Magyar Polgári Szövetség (Fidesz), formazione che negli anni novanta si affermò sul proscenio politico del paese con un volto liberale e progressista, decisamente anticomunista, ma ben diverso da quello con cui si presenta attualmente.
alt
Un'inquietante immagine  della milizia ultranazionalista del partito neofascista Jobbik  arrivato al 17% dei voti in Ungheria


Membro del Partito Popolare Europeo (Ppe), la Fidesz è una forza politica segnata da forti elementi di contraddittorietà, essendo il suo profilo ufficiale quello di un partito moderato cristiano, ma nei fatti la sua natura si avvicina molto di più ai profili di altre forze populiste, nazionaliste, perfino neofasciste, che ritroviamo sparse un po’ dappertutto nell’area continentale.

Il problema è che in altri paesi europei, ancorché rinvigoriti dalla crisi economica, questi partiti sono generalmente ai margini della vita istituzionale, mentre in Ungheria la Fidesz è al governo del paese, con una coalizione che gode perfino del fiancheggiamento dei neofascisti del partito Jobbik, quello delle squadre paramilitari denominate “Guardia Nazionale Magiara”, dichiaratamente ispirato al Partito delle Croci Frecciate di Ferenc Szálasi, filonazista e antisemita, collaborazionista, che resse le sorti del paese a cavallo tra 1944 al 1945.
Certo, se si vanno a leggere i documenti ufficiali dell’Unione Civica Ungherese, anche le sue finalità per come sono espresse nella carta costitutiva, non si trova alcun indizio della sua attuale vena reazionaria e autoritaria. Sono i fatti, nondimeno, le scelte compiute recentemente da Orbàn e dal suo governo, ad incaricarsi di segnalare una pesante anomalia politica nel cuore dell’Europa.

Al primo punto dello statuto c’è scritto addirittura che la Fidesz vuole “promuovere il rispetto per la dignità umana”, “rafforzare lo Stato di diritto e la libertà” per rendere forte il sistema democratico, “promuovere le pari opportunità e tutelare i diritti sia individuali che collettivi”.

Poi però, dal governo, si varano provvedimenti che vanno in una direzione diametralmente opposta a quella che i principi fondativi del partito in astratto indicherebbero, in nome di un progetto politico che, con un’espressione peraltro non tanto nuova, addirittura famigerata nel secolo appena trascorso, viene celebrato come un esperimento di “rivoluzione nazionale”.
Vediamo allora in che cosa consisterebbe questa “rivoluzione”, su quale visione del paese poggerebbe.
Leggi tutto...
 
iniziativa antifascista PDF Stampa E-mail

STOP FASCISM, STOP RACISM
SERATA di MOSTRE  e  PROIEZIONE   VIDEO
MERCOLEDI’  19 DICEMBRE ore 21,00
CASA DEL POPOLO VINGONE  “RITA ATRIA”
VIA ROMA 166 – SCANDICCI
A pochi giorni dalla provocazione dei militanti di Casaggì davanti al Russell-Newton, istituo superiore di Scandicci, e ad un anno dalla strage di piazza Dalmazia, l’A.N.P.I. di Scandicci organizza una serata di informazione e discussione sulle nuove destre. In un periodo di grave crisi economica, in cui milioni di persone si trovano senza lavoro, le organizzazioni neo-fasciste cercano spazi di azione e consenso, cavalcando  il malcontento e  usando slogan ingannevoli.
Come A.N.P.I., Associazione che difende i fondamentali valori della democrazia e della Costituzione, denunciamo le provocazioni fasciste e chiediamo la vigilanza delle Istituzioni, associazioni e cittadini.
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 Successivo>> > Fine >>

Pagina 6 di 8

Cane ANPI


Facebook MySpace Twitter Digg Delicious Stumbleupon Google Bookmarks RSS Feed 

Contatti

ANPI SCANDICCI

Via De rossi, 26
50018 Scandicci (Firenze)

Tel: 055 254758
NUOVA Email: anpiscandicci@gmail.com