Al via la sperimentazione della pistola “Taser” fra le nostre forze di polizia. I dubbi di Amnesty International Italia PDF Stampa E-mail
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ART. 13 COSTITUZIONE La libertà personale è inviolabile.
…….E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
Anche in Italia sarà sperimentata dalla polizia la pistola taser, un’arma che, in teoria, non dovrebbe uccidere ma solo stordire il soggetto contro cui si utilizza. Il funzionamento è basato sul rilascio di una scarica elettrica che raggiunge un alto voltaggio (50mila volt). La sperimentazione inizierà in sei città: Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia. Nel 2014 l’ex ministro Angelino Alfano l’aveva inserita nel decreto legge sulla sicurezza negli stadi.
Le forze di polizia per il momento avranno in dotazione 30 taser che saranno assegnati per un periodo di prova di tre mesi. Gli apparecchi saranno messi a disposizione degli uomini delle volanti, i quali prima dovranno seguire un percorso di adeguata formazione nel rispetto di un disciplinare approvato dal Ministero della Sanità.
A seguito della circolare emanata il 20 marzo dalla Direzione anticrimine, che ha avviato lasperimentazione della pistola taserin sei questure italiane, Amnesty International Italia si è espressa evidenziando come apparentemente, queste pistole sembrano avere tutti i vantaggi: facili da usare, efficaci e risolutive in situazioni complicate, tanto nei confronti di persone recalcitranti all’arresto quanto di prigionieri in rivolta o di folle aggressive. Secondo Amnesty l’uso del taser in situazioni in cui non c’è una minaccia diretta a vite umane, costituisce una violazione del divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti. L’esperienza indica infatti che gli agenti la usano con troppa facilità rispetto ad altre opzioni.
I dati provenienti dal Nordamerica (Usa e Canada) ci offrono un quadro allarmante: dal 2001, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate alle taser è superiore al migliaio. Nel 90 per cento dei casi, le vittime erano disarmate.
In base a quanto previsto dall’art 13 della Costituzione, dai terribili dati che provengono dai Paesi in cui le forze di polizia utilizzano quest'arma, dal fatto che anche l’ONU nel 2007 l’ha giudicata un’arma di tortura, l’ANPI Scandicci esprime la sua grande preoccupazione per la scelta fatta dal Ministero degli Interni e invita ad un rapido ripensamento e al ritiro di queste armi.
 

Cane ANPI


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