La Costituzione Violata

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non toccate la costituzione PDF Stampa E-mail

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 Come democratici siamo un po’ stanchi di trovarci  periodicamente a difendere la Carta Costituzionale. Invece di valutare perché il Parlamento sia stato relegato, dalle maggioranze di destra che si sono succedute, ad essere un’istituzione vuota, chiamata solo a esprimere voti di fiducia e decreti legge, perché sia stata attaccata la Magistratura cercando di limitarne l’autonomia, perché i diritti fondamentali al Lavoro e alla Scuola pubblica, siano stati  colpiti, ecco la nuova ipotesi aperta dal governo di larghe intese: una convenzione per modificare la Costituzione.  Invece di pensare ad attuare  quella che, spesso solo a parole, si afferma sia tra le più belle Costituzioni al mondo, ecco questa  proposta che ci preoccupa. Ricordiamo come le Destre  abbiano provato già a stravolgerLa (53 articoli su 80 della Parte II), ma vennero fermate dal voto di milioni di cittadini che, nel referendum del 2006, si espressero per mantenere l’assetto attuale della nostra Repubblica.
Ribadiamo la più ferma contrarietà ad ogni modifica dell’art. 138 della Costituzione, che – semmai – dovrebbe essere rafforzato e ad ogni riforma che introduca il presidenzialismo o il semipresidenzialismo. Non si tratta di restare ancorati a tutti i costi ad un sistema immodificabile, ma di impedire ingiustificate alterazioni di esso, senza alcun vantaggio per la democrazia. Questa ipotesi della Convenzione Costituente non la condividiamo e trova la nostra Associazione ferma nella sua opposizione.
Auspichiamo invece, questa invece sì urgente e  necessaria, l’approvazione di una nuova legge elettorale che cancelli il cosiddetto Porcellum e ridia  piena sovranità ai cittadini. Chiediamo che il diritto al  lavoro sia il vero tema al centro dell’impegno delle Istituzioni, un lavoro  per i milioni di persone e giovani disoccupati, presenti nel nostro Paese. Invitiamo  tutti  a partecipare alla Manifestazione nazionale, “Non è cosa vostra” prevista per domenica 2 giugno 2013 alle ore 13.30 in piazza Santo Stefano  a Bologna.

      Scandicci  23-5-2013         Sezione A.N.P.I. Scandicci
 
25 aprile 2013: ridiamo ossigeno alla democrazia PDF Stampa E-mail

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"Il 25 aprile tutti in piazza per l’antifascismo e la Costituzione". Questo il titolo dell'appello che l'Anpi ha  lanciato alla vigilia della grande mobilitazione per la festa della Liberazione.

"Il 25 aprile - si rileva - cade in un momento di gravissima crisi per il Paese: pesante instabilità economica, un  livello occupazionale mai così basso, una situazione che costringe molte famiglie addirittura al livello della  disperazione, uno scenario politico segnato da una devastante confusione, da una forte caduta di valori e infine da  una diffusa rabbia sociale – derivante da una pesante incertezza del futuro – che spesso si traduce in atti e linguaggi di preoccupante violenza".

"Il 25 aprile - si sottolinea - cade, quindi, a dettare un sentiero di profonda inversione di rotta e solida  ricostruzione: diritti, partecipazione. Il sentiero della Costituzione - ancor’oggi disapplicata e ignorata quando  non avversata - unica garanzia di un Paese libero, civile e cosciente, un Paese, è il caso di dirlo e sottolinearlo, normale".

"La festa della Liberazione - si spiega - cade a liberarci dalla tentazione di tirarsi fuori, affidare il timone  delle scelte e della guida pubblica alla casualità; a liberare il futuro da interessi personali e tentativi di  riedizioni di pratiche e culture politiche che hanno mortificato, diviso e gettato nella disgregazione l’Italia. E’  soprattutto un monito contro ogni forma di degenerazione morale e politica e contro ogni rischio di populismo e autoritarismo".

"L’Italia ha bisogno di un governo democratico e stabile, di un Parlamento che funzioni nella serietà e nella  trasparenza, di una politica “buona”, di organi di garanzia che fondino la loro autorevolezza sul richiamo ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza".

"Il 25 aprile - si ricorda - è un grande richiamo alle cittadine e ai cittadini a tornare ad incontrarsi, riflettere insieme: in una parola a partecipare e ridare ossigeno a una democrazia sempre più calpestata. E un monito a chi ha il dovere costituzionale di amministrare e di garantire diritti: non sono più tollerabili condotte  che non siano trasparenti e responsabili; non è più sostenibile una situazione di disuguaglianza, di incertezza e di precarietà".

"Auspichiamo - conclude l'appello dell'Anpi - una Festa grande, celebrata in tutti i Comuni, un’infinita Piazza che  rimetta in moto la speranza e ridisegni il volto del Paese nel solco delle sue radici autentiche: antifascismo e  Resistenza. L’ANPI sarà in campo, e lavorerà a fianco delle cittadine e dei cittadini, per compiere questo decisivo percorso, con passione e rinnovata energia: l’ANPI è la forza dei suoi giovani, della sua nuova stagione per la  democrazia. Una stagione di piena e straordinaria Liberazione".
Dal sito ANPI Nazionale
 
Per un’Italia rinnovata, nei valori dell’Antifascismo, della Resistenza e della Costituzione PDF Stampa E-mail
L’ANPI - in assoluta indipendenza e autonomia rispetto ai programmi che ognuno dei partiti riterrà di prospettare agli elettori - ritiene di riaffermare alcuni princìpi fondamentali per il futuro della democrazia, rivolgendosi ai  partiti, alle istituzioni, ai cittadini, con l’autorevolezza che deriva dalla propria storia e dal suo impegno  quotidiano, nella ferma convinzione che è indispensabile ritrovare un fondamento comune – come quello che fu alla  base del lavoro dell’Assemblea Costituente – almeno su alcuni princìpi e su alcuni valori di fondo, tra i quali  meritano di essere indicati:
- il rigore morale, nel pubblico e nel privato;
- la correttezza e la dignità, nella politica e nel vivere civile;
- la trasparenza nell’attività delle Istituzioni;
- la “buona politica”, nel contesto della funzione che l’art. 49 della Costituzione assegna ai partiti;
- l’impegno contro ogni forma di corruzione;
- l’impegno diffuso contro ogni tipo di mafia e contro ogni tipo di connessione tra criminalità organizzata e politica;
- il rispetto nei rapporti tra i partiti e fra i singoli cittadini;
- l’impegno diffuso contro ogni tipo di razzismo e di discriminazione e contro ogni rigurgito di fascismo e di nazismo;
- il lavoro, in particolare per i giovani. La Repubblica italiana è “fondata sul lavoro ” e dunque proprio nella realizzazione di questo principio deve ravvisarsi la priorità assoluta dell’azione pubblica e privata; perché senza  lavoro, senza opportunità di lavoro, senza dignità e sicurezza  nel lavoro, viene meno quello stesso sviluppo della  persona umana;
- libertà, uguaglianza e dignità per le donne, delle quali va garantita la pari opportunità nell’accesso al lavoro e  ai posti di responsabilità e per le quali va messa in atto una forte campagna contro ogni forma di violenza anche  domestica.
Chiediamo dunque ai partiti di assumere un solenne impegno, sui princìpi e sui valori qui sopra elencati.
Rivolgiamo anche un appello alle cittadine e ai cittadini  perché facciano in concreto quanto necessario per il rinnovamento del Paese, rendendosi conto che la sovranità popolare non ha senso alcuno se i titolari non la  esercitano. Da ciò un invito forte alla partecipazione  ed alla manifestazione della propria volontà attraverso il  voto: rinunciare a manifestare la propria volontà, significa rinunciare a creare per se stessi, per i figli, per i  nipoti, per le generazioni future, un avvenire di pace, di serenità e di giustizia sociale.
Appello elettorale  presentato il 24 gennaio a Roma,  da Carlo Smuraglia Presidente Nazionale dell'ANPI.
 
Eroi per la pace o vittime della guerra? PDF Stampa E-mail
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Davanti ad ogni vita umana stroncata è doveroso un rispetto profondo. Ma proprio in nome di tutte le vittime delle guerre, chissà quanti lettori di Avvenire sono rimasti scossi per quell’intera pagina dedicata agli “eroi per la pace”, e a quella realtà così “convergente” di soldati e cristiani. (8 agosto 2012, pag.3).
Ecco, lo diciamo forte: è davvero insopportabile questa retorica sulla guerra sempre più incombente e asfissiante.
Da sempre l’esperienza cristiana ci ha impegnato nella cura della “missione” e ci scandalizziamo ogni volta che un cristiano infanga questo valore confondendolo con le guerre -chiamate appunto “missioni di pace”- ma in realtà “avventura senza ritorno”.
Da sempre abbiamo presentato ai cristiani gli eroi della fede e ci scandalizziamo se ora volete rappresentarli con le armi in mano e, per nascondere le responsabilità di tanto sangue versato in questa “inutile strage”, fate diventare “eroi per la pace” questi giovani strappati alla loro vita, vittime della guerra.
Ci colpisce non veder affiorare nemmeno uno degli interrogativi che gli italiani e i cristiani si pongono ormai da anni, assistendo alla fallimentare carneficina afgana: La nostra presenza militare in Afghanistan costa 2 milioni di euro al giorno, e quali sono i risultati? Se li avessimo investiti in aiuto alla popolazione con ospedali, scuole, acquedotti non avremmo forse tolto consenso ai talebani e ai signori della guerra? E delle vittime in ‘campo nemico’ chi se ne occupa? Abbiamo i numeri esatti dei morti e feriti italiani! E quante sono le vittime irachene o afghane? Forse dobbiamo rassegnarci a considerare le migliaia di esseri umani uccise in questa assurda guerra solo “effetti collaterali”?
Ci colpisce molto leggere che anche l’Ordinario militare si allinea a questa retorica della guerra dichiarando, per esempio che fare il militare è “una professione aperta al bene comune e allo sviluppo della famiglia umana” oppure sostenendo che “i cappellani militari sono parroci senza frontiere, impegnati in una pastorale specifica sul fronte della pace”. Ce ne vuole davvero a descrivere “l’aeroporto di Ciampino dove arrivano le salme dei nostri soldati uccisi” come “una scuola di fede”. E ancora “Essere cristiani ed essere militari non sono dimensioni divergenti”.
Come cristiani e come sacerdoti restiamo stupiti per questo assai strano insegnamento magisteriale e, alla luce del Vangelo, siamo sconcertati. Siamo certi che anche il Direttore di Avvenire, oltre che ovviamente il Vescovo Pelvi, ben conosca la sapienza ecclesiale, supportata dal Magistero della Santa Sede, che ci ha insegnato a discernere i diversi modi di affrontare i conflitti internazionali, a partire dalle testimonianze dei primi martiri cristiani, che rifiutavano il servizio militare e non bruciavano il grano d’incenso all’Imperatore considerato una divinità. Come non ricordare il martirio di S. Massimiliano (295 d.C.) condannato a morte “poiché, con animo irrispettoso, hai rifiutato il servizio militare” “quia in devoto animo militia recusasti”) E quante testimonianze di martiri dei nostri giorni abbiamo ancora da raccontare.
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le mafie vicine PDF Stampa E-mail
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Cane ANPI


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