La Costituzione Violata

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12 ottobre: un'italia di sana e robusta costituzione PDF Stampa E-mail

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Dopo la manifestazione del 2 giugno a Bologna, il vasto e articolato mondo dell'Associazionismo democratico ha dato vita ad un altro importante appuntamento nazionale per ribadire la richiesta affinchè venga attuata la Costituzione in tutte le sue parti. "La via maestra" questo il titolo della manifestazione di ieri pomeriggio a Roma,  ha visto sfilare migliaia e migliaia  di cittadine e cittadini uniti dalla richiesta che dalla crisi attuale, non si esce modificando l'art.138 e  la forma di governo della nostra Repubblica, ma solo attuando i princìpi della nostra Carta fondamentale.
 
La Costituzione è una cosa sola PDF Stampa E-mail
In vista della Manifestazione nazionale indetta il 12 ottobre a Roma in difesa della COSTITUZIONE, che vedrà Associazioni, movimenti e liberi cittadini scendere in piazza  insieme a  Lorenza Carlassare, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, don Luigi Ciotti,  Maurizio Landini e tanti altri, diamo spazio all'intervento di Sandra Bonsanti  apparso su  "il Manifesto"  del 16 settembre 2013.

Mancava soltanto quella dichiarazione del presidente del Consiglio, quelle parole di puro e semplice disprezzo per la seconda parte della Costituzione, a mettere il sigillo sul sentimento e sul rispetto col quale il governo delle larghe intese si appresta a cancellare la Carta approvata dall’assemblea Costituente il 22 dicembre del 1947.
Per capire lo spirito di allora, ricordo i titoli di un paio di quotidiani. l’Unità: «La Costituzione antifascista e repubblicana approvata in una storica seduta alla Costituente». il Popolo: «Approvata la carta Costituzionale del nuovo Risorgimento italiano».
Un altro secolo, un’altra politica. Oggi il capo del governo precisa che bella è soltanto la prima parte, quella dei principi. Tutto il resto no. Come se fosse separabile, come se grandi maestri, a cominciare da Leopoldo Elia, non avessero passato la vita a spiegare che la Costituzione è una cosa sola. Una cosa che può essere aggiornata, secondo le procedure dell’articolo 138, ma non stravolta. Cambiare totalmente la seconda parte, modificando almeno 60 articoli come spiega Alessandro Pace, significa scrivere e far approvare un’altra Costituzione, che avrà alla fine altre firme. Meglio non pensare quali. Almeno Enrico Letta ha avuto il coraggio di dichiararlo. Gli altri fingono di ignorare dove si andrà a parare, avendo imboccato la strada della violazione dell’articolo 138. La risposta a questo progetto la daranno il 12 ottobre a Roma tutti quegli italiani che si riconoscono nel manifesto “la via maestra” sottoscritto da Lorenza Carlassare, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, don Luigi Ciotti e Maurizio Landini. Associazioni e cittadini insieme, migliaia di adesioni sotto quelle cinque firme. Dopo la grande manifestazione del 2 giugno scorso a Bologna, dopo la raccolta di firme del Fatto . Molte iniziative che confluiranno in una sola piazza pacifica e decisa. Nel rivendicare tutti i diritti calpestati in questa fase politica, a partire dal diritto alla Costituzione del ’47-’48 che non siamo disposti a vederci scippare. Mi provoca un certo fastidio pensare che mentre scrivo queste poche righe i “saggi” del comitato presieduto da Luciano Violante stano facendo la valigia per esser trasportati nell’albergo di Francavilla per trovare, in un dorato “ritiro”, quello che una volta si chiamava lo “spirito costituente”. Il che significa sostanzialmente per trovare fra loro l’accordo fra premierato e presidenzialismo. Oggi Il Sole 24 Ore e ci informa che la scelta è già stata fatta, sarà “soltanto” un rafforzamento dei poteri del premier, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie (non sarà chiamato nemmeno a dare o togliere la fiducia al governo), la diminuzione dei deputati (da 630 a 480). Basta dunque con il Bicameralismo, tanto vituperato (anche se il dubbio che alle volte la seconda lettura possa averci risparmiato oscenità e porcate mi pare legittimo, dato il livello dei politici che scrivevano le leggi). Pochi deputati, scelti accuratamente dai dirigenti politici. E un premier forte, che possa prender decisioni in fretta e in solitudine, senza le “catene” del Parlamento. Un salto nel buio. E nessuna certezza che invece, alla fine, sia con questa che con una prossima maggioranza non si imbocchi la via del presidenzialismo. In mezzo alla tempesta, noi abbiamo scelto di distruggere le basi del patto che ci ha tenuto insieme. Invece di aggiornare punti specifici della Carta, abbiamo scelto di stravolgerla. Da qui, dalla protesta per questo “furto” storico di democrazia, la manifestazione del 12 ottobre. Da li, la “Via maestra” ci indicherà come riempire di contenuti il vuoto in cui ci ha lasciato il fallimento della politica. Non nasceranno né un nuovo governo, né un nuovo partito. Ma, spero, un comune sentire e una comune cultura dei diritti e dei doveri che dovrebbero essere la base di ogni politica futura che abbia a cuore la solidarietà, la legalità e la giustizia. Che si fondi sulla prima parte e sulla seconda parte della Costituzione: un patrimonio che non deve essere nella
disponibilitĂ  di nessun governo e di nessuna istituzione.
 
4 agosto 1944, la Liberazione di Scandicci PDF Stampa E-mail
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Art. 138, appello ai senatori: “Non tradite la Costituzione” PDF Stampa E-mail

Di seguito l'appello apparso su Micromega dell'8 luglio


Caro Senatore,
Questa settimana è fissata la discussione del disegno di legge Costituzionale n. 813, recante “Istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali”, che giunge in aula, dopo essere stato esaminato con procedura d’urgenza dalla Commissione Affari costituzionali, che, per accelerare i tempi lo ha licenziato in seduta notturna. Tanta fretta non è sintomo di efficienza e non è giustificata dalla materia trattata, che ha per oggetto l’instaurazione di una procedura straordinaria per la revisione costituzionale, in deroga all’art. 138 Cost., allo scopo di agevolare una revisione profonda della Costituzione che investe i titoli I, II, III e V della Parte seconda, ma può estendersi anche alle garanzie giurisdizionali e costituzionali (titolo IV e VI) ed alla prima Parte.
La Costituzione non è una questione che possa essere trattata con somma urgenza come avviene per le leggi finanziarie, le cui correzioni possono essere imposte da situazioni contingenti e di mercato. Le Costituzioni non sono un puro atto di diritto positivo imposto comunque da un legislatore: esse nascono da un processo storico, sono memoria e progetto e, come tali, definiscono l’identità di un popolo, di una comunità politica organizzata in Stato. La nostra Costituzione porta dentro di sé la memoria di 100 anni di storia italiana, nel bene e nel male; contempla le ferite del fascismo, il suo ripudio attraverso la lotta di liberazione e realizza le garanzie perchè il fascismo non venga più riprodotto, attraverso una tecnica di equilibrio dei poteri che impedisce ogni forma di dittatura. La Costituzione italiana è stata forgiata in quel “crogiolo ardente” rappresentato dall’evento globale costituito dalla seconda guerra mondiale e porta l’impronta di uno spirito universale.
Mettere mano alla Costituzione non è mai un’azione banale, vuol dire mettere mano alla storia, interrogarci sulla nostra storia, sulle conquiste di civiltà giuridica faticosamente raggiunte, sui successi, sui fallimenti, sui pericoli che sono all’orizzonte. La Costituzione può essere riformata per adeguarla ai tempi, ma non tollera revisioni radicali che ne snaturino l’impianto. I beni pubblici repubblicani che i Costituenti hanno attribuito al popolo italiano, inerenti la garanzia dei diritti fondamentali e la qualità della democrazia, costituiscono un patrimonio irrecusabile, che non può e non deve essere smantellato. Proprio per tutelare l’indisponibilità di questo patrimonio, la Costituzione ha previsto un procedimento “rigido” di revisione, incardinato nei binari dell’art. 138, con il limite dell’immodificabilità della forma repubblicana e dei principi costituzionali supremi. Fra questi ultimi, come rimarcato da autorevole dottrina, rientra il principio della salvaguarda della rigidità costituzionale, che è il più supremo di tutti. Infatti, se si intaccasse la rigidità della Costituzione, tutti i suoi principi e valori verrebbero esposti agli umori delle contingenti maggioranze politiche e perderebbero di effettività.
Il fatto che per avviare un processo di revisione costituzionale (la cui iniziativa, comunque, non spetterebbe al Governo ma al Parlamento) si pretenda di incidere sulla rigidità della Costituzione, lascia trasparire l’intento (o quantomeno la possibilità) che il processo riformatore esorbiti dai limiti sostanziali che la Carta stessa fissa alla sua revisione; limiti che da molto tempo sono contestati da forze politiche portatrici di culture estranee ai principi e valori costituzionali, le quali, assieme all’antifascismo, contestano la divisione dei poteri ed il principio fondamentale che la Repubblica sia “fondata sul lavoro”.
Per queste ragioni ti chiediamo di votare contro questo disegno di legge, perché integra un vero e proprio illecito costituzionale: siamo infatti convinti che la fedeltà alla Costituzione debba prevalere sulla disciplina di partito e su ogni altra considerazione di opportunità politica e ti preghiamo di rivendicare la procedura normale dell’art. 138 per le pur opportune modifiche costituzionali.

Raniero La Valle e Domenico Gallo
Associazione per la Democrazia Costituzionale
Comitati Dossetti per la Costituzione

 
assalto alla Costituzione, la maggioranza sfonda PDF Stampa E-mail
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Proseguiamo l'aggiornamento sull'iter avviato dell'attuale maggioranza di governo, di modificare la nostra Costituzione, su cui la nostra Associazione ha già espresso la sua profonda contrarietà, sia perchè  portato avanti cercando di aggirare l'art.138 della Costituzione, sia in quanto pericoloso per la modifica sostanziale della forma di stato e di governo che tale proposta  cela.

Articolo di Luca De Carolis, 5 luglio 2013  da "Il fatto quotidiano"
Corrono, per stravolgere la Costituzione a tempo di record. Dimezzando i tempi dell’articolo 138 e riducendo ai minimi termini il dibattito in Parlamento. La tabella di marcia della maggioranza ha tempi chiari: il ddl costituzionale va approvato tra fine ottobre e inizio novembre, per poi lasciare tutto in mano a un comitato di 42 persone, libere di riscrivere la seconda parte della Carta senza vincoli e regole. Il governo delle larghe intese va dritto che è un piacere, sulla riforma della Carta. Martedì scorso in commissione Affari Costituzionali, in Senato, Pd e Pdl si sono rimessi d’accordo dopo qualche giorno di broncetti reciproci. Soppresso l’emendamento Bruno, capogruppo berlusconiano che voleva infilare nella riforma il titolo IV (quello sulla magistratura) e spazio a quello di Anna Finocchiaro (Pd), relatrice del testo, che mette qualche paletto: la parte sulla giustizia non verrà toccata, salvo che per le norme “ strettamente connesse ” a quelle che verranno mutate. Parecchie, visto che si parla dei titoli I, II, III e V della parte seconda.

Per il resto, tutto confermato: compreso lo stop a una nuova legge elettorale in sintonia coi contenuti della riforma (ma c’è qualche malpancista) e compresa la deroga al 138. “ Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi ” recita la norma. Bene, il ddl riduce l’intervallo a 45 giorni (ma nella prima versione era appena un mese). “ Noi avevamo provato a fermarli con una ventina di emendamenti, ma i numeri sono dalla loro parte ” spiega Loredana De Petris (Sel), che parla di “ atto di propaganda ” della maggioranza: “ Con la deroga al 138 hanno voluto dimostrare che si accelera e che questa volta porteranno a casa la riforma”. Non basta: “ Il ddl vieta la possibilità di sub-emendamenti in aula da parte di singoli parlamentari, con una lesione del diritto di rappresentanza di ogni eletto”.
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Cane ANPI


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