La Costituzione Violata

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l'allarme dei Comitati Dossetti PDF Stampa E-mail
In questo momento particolarmente delicato per il futuro istituzionale del Paese, proseguiamo nel dare spazio alle voci di coloro  che evidenziano i rischi contenuti nelle attuali proposte di Renzi e della sua maggioranza, "allargata"  fino a Forza Italia.
I Comitati Dossetti per la Costituzione lanciano un grido di vivissimo allarme per le modalità non prive di forzature autoritarie attraverso cui sta procedendo e viene presentata all’opinione pubblica la revisione della Costituzione. Non basta che non ci siano intenzioni autoritarie nei riformatori, né nella nuova Costituzione stessa, se sono autoritarie le forme in cui essa viene progettata e “portata a casa”, come si dice con orribile senso di appropriazione, dagli esponenti del governo. La Costituzione repubblicana gode di un altissimo prestigio presso i cittadini, non solo per i suoi contenuti, ma anche per il modo in cui essa è stata pensata, discussa e consegnata al Paese. Il rischio è che oggi una riforma, anche eventualmente ben fatta, per le modalità e i linguaggi che la configurano, possa far perdere alla Costituzione il suo prestigio, e farla cadere dal cuore degli italiani. Rischio tanto maggiore in quanto l’obiezione sollevata dalla Corte Costituzionale sulla illegittimità del modo in cui gli attuali parlamentari sono stati eletti, potrebbe tradursi in una percezione popolare dell’illegittimità dell’intera Costituzione, quale da loro modificata e riscritta.   Occorre anche tener conto del fatto che si sta rifacendo la Costituzione in un momento di crisi del Paese e di altissimo lutto nella situazione internazionale per l’ecatombe di Gaza e l’abbattimento dell’aereo passeggeri in Ucraina, ciò che richiama a quanto è in gioco nel rapporto tra istituzioni e vita reale e dovrebbe indurre a maneggiare la materia con estrema delicatezza, gravità e misura.
I Comitati Dossetti per la Costituzione sono altrettanto allarmati per possibili esiti incontrollati e imprevisti della revisione in corso, quali sono fatti balenare dai suoi promotori col riferimento a una ulteriore fase di passaggio al presidenzialismo.
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La resistibile ascesa delle riforme di matteo e Silvio: come si costruisce una svolta autoritaria PDF Stampa E-mail

In questo momento particolarmente delicato per il futuro istituzionale del Paese, che vede la nostra Associazione in prima fila nel chiedere il pieno rispetto della Costituzione e del suo delicato equilibrio, ci sembra indispensabile dare spazio alle voci di qualificati esperti che evidenziano i rischi contenuti nelle attuali proposte di Renzi e della sua maggioranza, "allargata" fino a Forza Italia.

"La riforma costituzionale di Renzi e Berlusconi non interviene sulle inefficienze del bicameralismo. Il suo vero obiettivo è assoggettare il Parlamento alla supremazia del Governo". Anticipiamo parte della relazione introduttiva di Domenico Gallo al convegno “Democrazia costituzionale ed equilibrio dei poteri” che si svolgerà martedì 8 luglio  a Roma.
di Domenico Gallo  (da Micromega del 7 luglio 2014)

I limiti del bicameralismo perfetto: alibi per una controriforma
Da oltre vent'anni in Italia si punta il dito sull'anomalia rappresentata da un sistema legislativo incentrato su  due Camere che hanno uguali competenze e che comportano una duplicazione del procedimento legislativo e del dibattito per la fiducia e l'indirizzo politico fra Governo e Parlamento, con il fenomeno (nella realtà piuttosto  raro!) dei disegni di legge che fanno la navetta all'infinito fra Camera e Senato, fin quando non vengono approvati  nel medesimo testo dai due rami del Parlamento. Ciò comporta un inevitabile affaticamento della decisione politica  ed un rallentamento dei tempi.
Questi inconvenienti si sono incrementati a seguito dell'introduzione di sistemi elettorali non proporzionali che, attraverso premi di maggioranza, soglie di esclusione etc. producono una forte distorsione fra la volontà espressa  dal corpo elettorale ed i seggi attribuiti in Parlamento. Data la differenza fra Camera e Senato dei meccanismi  premiali e/o di esclusione, è altissimo il rischio che si creino maggioranze politiche differenti fra la Camera ed  il Senato, con la conseguente ingovernabilità del sistema politico, effetto perverso, per l’eterogenesi dei fini,  dei meccanismi elettorali manipolatori che dovrebbero garantire la stabilità.
Da anni, inoltre, a seguito del rafforzamento dei poteri delle Regioni, si discute dell'opportunità di una seconda Camera che, in qualche modo sia rappresentativa delle autonomie locali, destinata a svolgere una funzione di  raccordo fra l'esercizio del potere legislativo da parte dello Stato centrale e le esigenze delle istituzioni territoriali.
A questo riguardo sono stati avanzati dei progetti di riforma tendenti a ridisegnare il ruolo e le funzioni della  seconda Camera, elaborati dapprima dalla Commissione bicamerale istituita nel 1997 e presieduta da Massimo D'Alema, e poi nel disegno complessivo di riforma della II parte della Costituzione approvato da una maggioranza di centro  destra nel 2005 e bocciato dagli elettori grazie al referendum del 25/26 giugno 2006. Tutti questi progetti sono naufragati per la loro insostenibilità politica e la loro inutilità istituzionale.

alt vignetta di ALTAN

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l'ANPI si mobilita a difesa della Costituzione PDF Stampa E-mail
Riforme, rappresentanza, coerenza costituzionale nel cambiamento:
una questione democratica 
Martedì 29 aprile a Roma, al Teatro Eliseo, dalle ore 16:30, manifestazione pubblica dell’ANPI sul progetto di riforma costituzionale ed elettorale all’esame del Parlamento.
Interverranno: CARLO SMURAGLIA, PRESIDENTE NAZIONALE DELL'ANPI E I COSTITUZIONALISTI, LORENZA CARLASSARE, STEFANO RODOTA’, GIANNI FERRARA.
Antifascisti e democratici insieme per lanciare l’allarme contro un progetto che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe (oltretutto) in una ulteriore e grave riduzione degli spazi di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, l’ANPI considera intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali. Troviamoci insieme con la voce delle radici, di quell’antifascismo e di quella Resistenza da cui la democrazia ha preso le mosse e da cui non è possibile prescindere.
 
giuristi contro l'italicum PDF Stampa E-mail
Pubblichiamo l'Appello contro la proposta di legge elettorale di PD, Forza Italia e Nuovo Centro destra apparso sulla rivista On-line Micromega, firmato dai piĂą autorevoli costituzionalisti italiani e rivolto ai parlamentari. In esso vengono spiegate le motivazioni della loro critica ad una proposta giudicata incostituzionale.

La proposta di riforma elettorale depositata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segretario del Partito  Democratico Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale – il cosiddetto “Porcellum” – e presenta perciò  vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014.
Questi vizi, afferma la sentenza, erano essenzialmente due. Il primo consisteva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rappresentanza politica determinata, in contrasto con gli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione, dall’enorme premio di maggioranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – assegnato, pur in assenza di una soglia minima di suffragi, alla lista che avesse raggiunto la maggioranza relativa. La proposta di riforma introduce una soglia minima, ma stabilendola nella misura del 35% dei votanti e attribuendo alla lista che la raggiunge il premio del 53% dei seggi rende insopportabilmente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del principio di rappresentanza lamentata dalla Corte: il voto del 35% degli elettori, traducendosi nel 53% dei seggi, verrebbe infatti a valere più del doppio del voto del restante 65% degli elettori determinando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente” e compromettendo la “funzione rappresentativa dell’Assemblea”. Senza contare che, in presenza di tre schieramenti politici ciascuno dei quali può raggiungere la soglia del 35%, le elezioni si trasformerebbero in una roulette.
Il secondo profilo di illegittimità della vecchia legge consisteva nella mancata previsione delle preferenze, la quale, afferma la sentenza, rendeva il voto “sostanzialmente indiretto” e privava i cittadini del diritto di “incidere sull’elezione dei propri rappresentanti”. Questo medesimo vizio è presente anche nell’attuale proposta di riforma, nella quale parimenti sono escluse le preferenze, pur prevedendosi liste assai più corte.
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"Fermatevi!" PDF Stampa E-mail

Significativamente è "Fermatevi!" il titolo-appello del documento dell’Associazione “Salviamo la Costituzione – aggiornarla, non demolirla”  contro il disegno di legge costituzionale per l’istituzione del comitato per le riforme costituzionali ed elettorali.
E si spiega: "Col documento del 25 settembre relativo alla manifestazione del 12 ottobre a Roma, l’ANPI aveva proposto che l’unità delle forze che si battono per la Costituzione si ricompattasse a seguito di un’iniziativa della Associazione “Salviamo la Costituzione – aggiornarla, non demolirla”. "Di fatto, questa gloriosa Associazione ha convocato per l’11 novembre il proprio Comitato direttivo, nel quale sono rappresentate molte associazioni e alcune anche di particolare rilievo. La riunione si è conclusa con un voto unanime; pubblichiamo, dunque, di seguito, il comunicato emesso dalla Presidenza dell’associazione, che è, di per sé, significativo, per il contenuto e per l’unanimità della decisione. Altrettanto significative le firme, di cui riportiamo qui le prime (oltre, naturalmente a “Salviamo la Costituzione”), che hanno un particolare significato unitario, ma a cui fanno seguito le firme di altre 20 Associazioni, di varie località del Paese".
“Il disegno di legge costituzionale per l’istituzione del comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali, trasmesso dal Senato alla Camera il 23 ottobre 2013 per l’ultima lettura, contraddice la lettera e lo spirito dell’articolo 138 della Costituzione, l’unico attraverso cui puntuali riforme della Costituzione sono state possibili in passato e sarebbero possibili oggi, se non si fosse imboccata questa strada. A ciò si aggiunga che l’emendamento del Senato ha aperto la strada a veri e propri stravolgimenti dell’impianto costituzionale, avendo reso possibile da un lato la modifica degli interi Titoli I, II, III e V e dall’altro il coinvolgimento anche delle disposizioni connesse dei titoli IV e VI.
Per questi motivi, dopo ampia discussione, il Consiglio Direttivo dell’associazione “Salviamo la Costituzione aggiornarla, non demolirla”,  riunito l’11 novembre sotto la presidenza del professor Alessandro Pace, ha espresso all’unanimità un giudizio radicalmente negativo sul disegno di legge costituzionale per l’istituzione del comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali trasmesso dal Senato alla Camera il 23 ottobre 2013 per l’ultima lettura.

SOTTOSCRIVONO (fra gli altri):

ANPI, ANPPIA, CGIL,  Comitati Dossetti per la Costituzione,  Libertà e Giustizia

(dal sito ANPI Nazionale)
 
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Cane ANPI


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