La Costituzione Violata

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GUAI A QUEL PAESE DOVE SI RIDUCONO I DIRITTI PDF Stampa E-mail

Pubblichiamo di seguito il contributo della ns. Sezione al dibattito sulla proposta del Governo di modificare l'art.18 dello Statuto dei lavoratori.
E’ di questi giorni l’attacco nei confronti dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori che, ricordiamo,  prevede che  chi lavora in un’azienda superiore ai 15 dipendenti, possa difendersi in caso di licenziamento discriminatorio o  senza giusta causa.  Lo Statuto dei Lavoratori ha un titolo che ben spiega l’obiettivo che i legislatori si  prefissero approvando quella legge nel 1970: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della  libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento". Tutelare cioè il  lavoratore in quel rapporto, oggettivamente diseguale, con il proprio datore di lavoro in modo da garantirne un  minimo di salvaguardie. Invece di estendere tali garanzie a tutti i lavoratori, cioè a coloro che lavorano in aziende sotto i 15 dipendenti  ed a tutti i tipi di contratto precario, il potere esecutivo, in base alle pressioni dei poteri finanziari, punta a  ridurli, aumentando la debolezza dei  prestatori di lavoro e la loro ricattibilità. E’ molto strana questa epoca nella nostra Europa: la culla del diritto mette in gioco i propri princìpi fondanti  solo perchè vi è una crisi economica. Ci raccontano che per la logica del guadagno e della speculazione, si possono  cancellare le leggi che tutelano i più deboli.    Se davvero si volessero superare le ingiustizie in Italia, allora bisognerebbe estendere subito il diritto alla  malattia e alla maternità a tutti e a tutte le lavoratrici a prescindere dalla loro collocazione.  Assistiamo invece  su tv e giornali  ad una rappresentazione distorta della realtà, come se la perdita di competitività  dipendesse dai diritti e non, come avviene oggi,  dalla mancanza di investimenti, dello Stato innanzitutto. Il Governo delle larghe intese, appare legato alle  misure di austerità decise dalle istituzioni finanziarie europee, che stanno riducendo gli spazi di sviluppo. Si taglia su sanità, scuola ecc., si punta a privatizzare gli ultimi  settori pubblici (in barba anche alla manifestazione di volontà popolare espressa con il referendum su acqua e beni  comuni). In questo contesto di crescente disagio economico-sociale, le posizioni populiste e xenofobe, trovano  terreno fertile additando il solito “capro espiatorio” razzista della presenza dei cittadini stranieri.  I gruppi  fascisti, la storia ce lo ha insegnato, sono sempre stati dalla parte del profitto e dei potenti: la dura  realtà  della cosiddetta Europa “democratica” di Ungheria, della Grecia di Alba dorata, della Francia del FN della Le Pen,  della vicina Ucraina (in cui i partiti neo-nazisti hanno rappresentanti  nel Governo e in Parlamento, oltre ad  avere reparti paramilitari sul terreno), devono far aprire gli occhi a chiunque ha a cuore la democrazia.  Tornando all’Italia, sul piano economico non sono state adottate quelle misure necessarie per invertire la tendenza  negativa sull’occupazione. Settori come le energie rinnovabili, il turismo, la cultura, la ricerca, l’assetto  idro-geologico non vedono investimenti dello Stato, mentre gli sperperi per  armamenti e per le missioni di guerra  non vengono intaccati. Intanto corruzione e illegalità pesano come macigni sull’economia reale. Il richiamo della  Costituzione al LAVORO come diritto fondamentale, viene disatteso nei fatti.
Facciamo sentire con forza dunque  queste nostre posizioni: per la democrazia, per il lavoro, per l’attuazione  della Costituzione.
 
"L’unico approccio umano alla guerra è l’abolizione, com’è successo con la schiavitù" PDF Stampa E-mail

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di Alessio Schiesari, intervista a Gino Strada di Emergency apparsa su "Il Fatto quotidiano" del 27 agosto 2014
Una volta che ho deciso di andare ad ammazzare qualcuno, la modalità è secondaria perché sto facendo la più grande cazzata che un essere umano possa fare”. Gino Strada vive e lavora in Sudan, ma è in contatto quotidiano con i medici della sua Emergency che gestiscono ospedali e campi profughi ad Arbat e Choman (nel Kurdistan iracheno), dove sono confluiti migliaia di sfollati in fuga dalle regioni sotto attacco dell’Isis e dalla guerra civile in Siria.
Che cosa sta succedendo in Medio Oriente?
Ho vissuto tre anni e mezzo nel kurdistan iracheno. Era il 1996 ed era in corso una guerra civile tra le due fazioni curde: il Pdk di Masoud Barzani (l’attuale presidente del Kurdistan iracheno, ndr) e l’Upk di Jalal Talabani. Quando il Pdk stava per essere sconfitto, chiamò in aiuto i carri armati di Saddam Hussein. E quella era una guerra tra curdi. Quello che intendo è che in quello spicchio di mondo lì chi oggi è un nemico forse tra quattro mesi diventerà un alleato . Guardi quello che sta accadendo con al-Assad in Siria.
Noi cerchiamo sempre di dividere il mondo in buoni e cattivi.
Non è semplice. Faccio un altro esempio: nel 2003, prima dell’invasione Usa, andai a parlare con il ministro della Sanità iracheno e con Tareq Aziz (vice primo ministro sotto Saddam, ndr). L’incidenza di tumori e leucemie infantili era aumentata di dieci volte a causa delle armi chimiche e radioattive della guerra con l’Iran e del Golfo del ‘91, ma i medicinali non erano disponibili a causa dell’embargo. Proposi di fare arrivare un aereo 747 carico di anti-tumorali, ma mi disse di no.
Preferiva usare l’embargo come tema politico contro gli Usa?
Non ho più voglia di occuparmi delle ragioni degli uni e degli altri. Ciò che conta è che sono morti mezzo milione di bimbi.
E quindi cosa dovrebbe fare, oggi, l’Occidente?
Tenere a mente che ogni volta che si decide di combattere una guerra – che significa andare ad ammazzare qualcuno – si peggiorano situazioni spesso già disastrate. Non è bastata l’esperienza delle primavere arabe? Tre anni dopo, cos’è rimasto? In Egitto si condannano a morte i civili a cinquecento alla volta. In Libia c’è una guerra civile di cui non frega più niente a nessuno.
Ma le immagini che arrivano da Iraq e Siria sono raccapriccianti. Tagliano le gole, e non solo al giornalista americano.
Non mi illudo che l’Isis sia democratico e liberale, figurati! Ma in questo disastro c’è tutto il Medio Oriente, un’area completamente esplosa. Il punto è che quando uno decide di ammazzare qualcun altro, la modalità è secondaria. C’è chi taglia la gola, chi usa armi chimiche, chi bombarda coi droni: ognuno con le sue armi cerca di fare la pelle a qualcun altro.
L’Italia cosa dovrebbe fare?
Se io ragionevolmente credo che tu sia un pazzo scatenato, dal punto di vista della sicurezza del mio Paese sono più sicuro se metto in mano le armi al tuo nemico o se non gliele do? Se vogliamo che tra due anni qualcuno ci faccia un attentato, siamo sulla strada giusta. Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, usa argomenti assurdi per giustificare la decisione di dare quella ferraglia ai curdi.
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l'allarme dei Comitati Dossetti PDF Stampa E-mail
In questo momento particolarmente delicato per il futuro istituzionale del Paese, proseguiamo nel dare spazio alle voci di coloro  che evidenziano i rischi contenuti nelle attuali proposte di Renzi e della sua maggioranza, "allargata"  fino a Forza Italia.
I Comitati Dossetti per la Costituzione lanciano un grido di vivissimo allarme per le modalità non prive di forzature autoritarie attraverso cui sta procedendo e viene presentata all’opinione pubblica la revisione della Costituzione. Non basta che non ci siano intenzioni autoritarie nei riformatori, né nella nuova Costituzione stessa, se sono autoritarie le forme in cui essa viene progettata e “portata a casa”, come si dice con orribile senso di appropriazione, dagli esponenti del governo. La Costituzione repubblicana gode di un altissimo prestigio presso i cittadini, non solo per i suoi contenuti, ma anche per il modo in cui essa è stata pensata, discussa e consegnata al Paese. Il rischio è che oggi una riforma, anche eventualmente ben fatta, per le modalità e i linguaggi che la configurano, possa far perdere alla Costituzione il suo prestigio, e farla cadere dal cuore degli italiani. Rischio tanto maggiore in quanto l’obiezione sollevata dalla Corte Costituzionale sulla illegittimità del modo in cui gli attuali parlamentari sono stati eletti, potrebbe tradursi in una percezione popolare dell’illegittimità dell’intera Costituzione, quale da loro modificata e riscritta.   Occorre anche tener conto del fatto che si sta rifacendo la Costituzione in un momento di crisi del Paese e di altissimo lutto nella situazione internazionale per l’ecatombe di Gaza e l’abbattimento dell’aereo passeggeri in Ucraina, ciò che richiama a quanto è in gioco nel rapporto tra istituzioni e vita reale e dovrebbe indurre a maneggiare la materia con estrema delicatezza, gravità e misura.
I Comitati Dossetti per la Costituzione sono altrettanto allarmati per possibili esiti incontrollati e imprevisti della revisione in corso, quali sono fatti balenare dai suoi promotori col riferimento a una ulteriore fase di passaggio al presidenzialismo.
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La resistibile ascesa delle riforme di matteo e Silvio: come si costruisce una svolta autoritaria PDF Stampa E-mail

In questo momento particolarmente delicato per il futuro istituzionale del Paese, che vede la nostra Associazione in prima fila nel chiedere il pieno rispetto della Costituzione e del suo delicato equilibrio, ci sembra indispensabile dare spazio alle voci di qualificati esperti che evidenziano i rischi contenuti nelle attuali proposte di Renzi e della sua maggioranza, "allargata" fino a Forza Italia.

"La riforma costituzionale di Renzi e Berlusconi non interviene sulle inefficienze del bicameralismo. Il suo vero obiettivo è assoggettare il Parlamento alla supremazia del Governo". Anticipiamo parte della relazione introduttiva di Domenico Gallo al convegno “Democrazia costituzionale ed equilibrio dei poteri” che si svolgerà martedì 8 luglio  a Roma.
di Domenico Gallo  (da Micromega del 7 luglio 2014)

I limiti del bicameralismo perfetto: alibi per una controriforma
Da oltre vent'anni in Italia si punta il dito sull'anomalia rappresentata da un sistema legislativo incentrato su  due Camere che hanno uguali competenze e che comportano una duplicazione del procedimento legislativo e del dibattito per la fiducia e l'indirizzo politico fra Governo e Parlamento, con il fenomeno (nella realtà piuttosto  raro!) dei disegni di legge che fanno la navetta all'infinito fra Camera e Senato, fin quando non vengono approvati  nel medesimo testo dai due rami del Parlamento. Ciò comporta un inevitabile affaticamento della decisione politica  ed un rallentamento dei tempi.
Questi inconvenienti si sono incrementati a seguito dell'introduzione di sistemi elettorali non proporzionali che, attraverso premi di maggioranza, soglie di esclusione etc. producono una forte distorsione fra la volontà espressa  dal corpo elettorale ed i seggi attribuiti in Parlamento. Data la differenza fra Camera e Senato dei meccanismi  premiali e/o di esclusione, è altissimo il rischio che si creino maggioranze politiche differenti fra la Camera ed  il Senato, con la conseguente ingovernabilità del sistema politico, effetto perverso, per l’eterogenesi dei fini,  dei meccanismi elettorali manipolatori che dovrebbero garantire la stabilità.
Da anni, inoltre, a seguito del rafforzamento dei poteri delle Regioni, si discute dell'opportunità di una seconda Camera che, in qualche modo sia rappresentativa delle autonomie locali, destinata a svolgere una funzione di  raccordo fra l'esercizio del potere legislativo da parte dello Stato centrale e le esigenze delle istituzioni territoriali.
A questo riguardo sono stati avanzati dei progetti di riforma tendenti a ridisegnare il ruolo e le funzioni della  seconda Camera, elaborati dapprima dalla Commissione bicamerale istituita nel 1997 e presieduta da Massimo D'Alema, e poi nel disegno complessivo di riforma della II parte della Costituzione approvato da una maggioranza di centro  destra nel 2005 e bocciato dagli elettori grazie al referendum del 25/26 giugno 2006. Tutti questi progetti sono naufragati per la loro insostenibilità politica e la loro inutilità istituzionale.

alt vignetta di ALTAN

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l'ANPI si mobilita a difesa della Costituzione PDF Stampa E-mail
Riforme, rappresentanza, coerenza costituzionale nel cambiamento:
una questione democratica 
Martedì 29 aprile a Roma, al Teatro Eliseo, dalle ore 16:30, manifestazione pubblica dell’ANPI sul progetto di riforma costituzionale ed elettorale all’esame del Parlamento.
Interverranno: CARLO SMURAGLIA, PRESIDENTE NAZIONALE DELL'ANPI E I COSTITUZIONALISTI, LORENZA CARLASSARE, STEFANO RODOTA’, GIANNI FERRARA.
Antifascisti e democratici insieme per lanciare l’allarme contro un progetto che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe (oltretutto) in una ulteriore e grave riduzione degli spazi di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, l’ANPI considera intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali. Troviamoci insieme con la voce delle radici, di quell’antifascismo e di quella Resistenza da cui la democrazia ha preso le mosse e da cui non è possibile prescindere.
 
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Cane ANPI


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