La Costituzione Violata

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La piĂą brutta Costituzione del mondo PDF Stampa E-mail

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Prosegue sul nostro sito web, la pubblicazione di commenti e valutazioni sulle riforme costituzionali proposte dall'attuale Governo su cui l'ANPI Nazionale ha da tempo espresso articolate e motivate  critiche.
 


di Sandra Bonsanti  -  Presidente di Libertà e Giustizia, dal sito nazionale dell'Associazione 
10 marzo 2015
        
In un tripudio di abbracci e di cinque, di tweet e Sms, la maggioranza di governo si è votata la legge numero 2613 A. Esulta la ministra Boschi, esulta con lei il regista della nuova Costituzione Denis Verdini. La dichiarazione di voto del Partito Democratico, fatta da Lorenzo Guerini è zeppa della più vieta propaganda con la quale Renzi pensa di aver venduto agli italiani la Costituzione del ’48. I deputati di SEL stringono in mano vecchie copie della Costituzione.
Più che a un momento solenne pare di assistere allo spettacolo di un circo, nel quale molti, i più, gioiscono e gli altri osservano attoniti le esibizioni di belve e pagliacci. Cupe, cupissime le voci dei Pd dissenzienti che però votano ancora una volta, ma la prossima no se il testo (ma quale? Quello della legge elettorale o della riforma?) non cambia, se il governo non accetta di dialogare. Brunetta attacca il Parlamento delegittimato e accusa la maggioranza fatta di deputati eletti con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte. Ma fino a stamani, dov’era? Incredibile ma vero, tanto per spiegare la buffonata che si è svolta in quell’ aula dove si è fatta la storia d’Italia, anche quella drammatica e violenta della dittatura, Brunetta cita condividendoli i severi giudizi di Stefano Rodotà e di Gustavo Zagrebelsky.
Il più interessante, nel gran circo di Montecitorio, è Danilo Toninelli dei 5 Stelle, unico rimasto in aula, tira fuori dagli stenografici della Camera un discorso del 20 ottobre del 2005. “Oggi voi del governo della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione.” Un’accusa firmata Sergio Mattarella. Dieci anni fa. Contro il governo Berlusconi.
Ma questa legge 2613 A è molto peggio di quella di Calderoli. Nel salone della Regina alla vigilia del voto lo hanno detto e ripetuto costituzionalisti e politici dissidenti. Vannino Chiti definisce il  sistema introdotto dalla legge Boschi come un “premierato assoluto, senza contrappesi”. Dice che la rappresentanza è mortificata e che
su questi temi c’è una responsabilità individuale. Nega che si possa scambiare la riforma con ritocchi alla legge elettorale: non c’entra nulla sono piani diversi. L’avvocato Bisostri, quello che fece il ricorso alla Corte e lo vinse, sostiene che si introduce l’elezione diretta del capo del governo e dice: Renzi non riforma ma deforma la
Costituzione”. Gaetano Azzariti pensa già a come affrontare il referendum: non sulla difensiva, ma all’attacco, sulla concezione di democrazia e sui diritti dei cittadini. Raniero La Valle , storico ispiratore dei comitati Dossetti, afferma che “questa è la Costituzione più brutta del mondo”. Ma eravamo nella Sala della Regina, tra gufi e professoroni. E la casta ha fatto in aula il suo dovere di obbedienza al potere occulto: quello a cui non andavano bene le Costituzioni nate dopo il fascismo e ha chiesto ai capi di Stato di cambiar verso. Questa era davvero la volta buona. Non poteva che finire così questo primo tempo. Dopo si vedrà.
 
 
era (ed è) una questione democratica PDF Stampa E-mail

Legge elettorale e riforma del Senato: era (ed è) una questione democratica

Sabato 21 febbraio, a Torino, iniziativa pubblica promossa dall'ANPI Nazionale.

Una legge elettorale che consente di formare una Camera con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali. Quanto al Senato, l'esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità). Sabato 21 febbraio a Torino, in un incontro pubblico a più voci, verrà ribadito con forza che i provvedimenti in questione costituiscono un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico.

In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari. Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi. Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall'esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.

L'Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l'impegno della Resistenza.

Aderiscono all'iniziativa ARCI Nazionale e LibertĂ  e Giustizia.

"Parteciperemo con interesse alle iniziative di confronto e approfondimento che saranno promosse sul processo di riforma istituzionale in atto, a cominciare da quelle messe in campo dall'ANPI, nel rispetto delle differenti valutazioni di merito sui singoli temi". - CGIL Nazionale

dal sito ANPI Nazionale

 
Mai tanti morti sui luoghi di lavoro come nel 2014 PDF Stampa E-mail

 

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Sono quattordici i lavoratori morti in questi ultimi due giorni del 2014. Si spera che le notizie non siano vere, che esiste ancora una fievole speranza di trovare in vita i cinque autotrasportatori  imbarcati con il Tir sulla Norman Atlantic: si tratta di quattro napoletani e un messinese di cui non si sa più niente.   Anche dei marinai turchi dispersi al largo di Ravenna dopo una collisione non si trova traccia. A queste probabili vittime occorre aggiungere altri due lavoratori morti in provincia di Latina e sull’autostrada A 20 Messina-Palermo.
Come ho già scritto più volte si sta chiudendo un anno orribile per chi lavora. E’ da quando ho aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 che non ci sono tanti morti. Siamo a +12,8% rispetto all’intero 2013 e a +3,1 rispetto al 2008 e questo nonostante si siano persi da quell’anno milioni
di posti di lavoro “buoni”. I morti sul lavoro si sono solo spostati da contratti a tempo indeterminato a quelli precari, in nero e partite iva individuali. Da chi è assicurato all’INAIL e chi invece ha altre assicurazioni “precarie” o che addirittura non le ha.   E questo senza che sia ancora entrato in vigore il Jobs act che produrrà un’ulteriore precarizzazione del lavoro, con conseguente aumento degli infortuni, anche mortali. Chi si opporrà più alla richiesta di svolgere un lavoro pericoloso se corre il rischio di essere licenziati con una scusa se si
rifiuta? Occorre una svolta radicale e dare a chi ha un lavoro dipendente e a una falsa partita iva una rappresentanza politica che adesso non hanno in parlamento. Basta divisioni nel mondo del lavoro. Impegniamoci tutti per dare una rappresentanza politica vera e diretta a chi lavora.

 di Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it (tratto dal sito Articolo21.org)

 
GUAI A QUEL PAESE DOVE SI RIDUCONO I DIRITTI PDF Stampa E-mail

Pubblichiamo di seguito il contributo della ns. Sezione al dibattito sulla proposta del Governo di modificare l'art.18 dello Statuto dei lavoratori.
E’ di questi giorni l’attacco nei confronti dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori che, ricordiamo,  prevede che  chi lavora in un’azienda superiore ai 15 dipendenti, possa difendersi in caso di licenziamento discriminatorio o  senza giusta causa.  Lo Statuto dei Lavoratori ha un titolo che ben spiega l’obiettivo che i legislatori si  prefissero approvando quella legge nel 1970: "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della  libertà sindacale e dell'attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento". Tutelare cioè il  lavoratore in quel rapporto, oggettivamente diseguale, con il proprio datore di lavoro in modo da garantirne un  minimo di salvaguardie. Invece di estendere tali garanzie a tutti i lavoratori, cioè a coloro che lavorano in aziende sotto i 15 dipendenti  ed a tutti i tipi di contratto precario, il potere esecutivo, in base alle pressioni dei poteri finanziari, punta a  ridurli, aumentando la debolezza dei  prestatori di lavoro e la loro ricattibilità. E’ molto strana questa epoca nella nostra Europa: la culla del diritto mette in gioco i propri princìpi fondanti  solo perchè vi è una crisi economica. Ci raccontano che per la logica del guadagno e della speculazione, si possono  cancellare le leggi che tutelano i più deboli.    Se davvero si volessero superare le ingiustizie in Italia, allora bisognerebbe estendere subito il diritto alla  malattia e alla maternità a tutti e a tutte le lavoratrici a prescindere dalla loro collocazione.  Assistiamo invece  su tv e giornali  ad una rappresentazione distorta della realtà, come se la perdita di competitività  dipendesse dai diritti e non, come avviene oggi,  dalla mancanza di investimenti, dello Stato innanzitutto. Il Governo delle larghe intese, appare legato alle  misure di austerità decise dalle istituzioni finanziarie europee, che stanno riducendo gli spazi di sviluppo. Si taglia su sanità, scuola ecc., si punta a privatizzare gli ultimi  settori pubblici (in barba anche alla manifestazione di volontà popolare espressa con il referendum su acqua e beni  comuni). In questo contesto di crescente disagio economico-sociale, le posizioni populiste e xenofobe, trovano  terreno fertile additando il solito “capro espiatorio” razzista della presenza dei cittadini stranieri.  I gruppi  fascisti, la storia ce lo ha insegnato, sono sempre stati dalla parte del profitto e dei potenti: la dura  realtà  della cosiddetta Europa “democratica” di Ungheria, della Grecia di Alba dorata, della Francia del FN della Le Pen,  della vicina Ucraina (in cui i partiti neo-nazisti hanno rappresentanti  nel Governo e in Parlamento, oltre ad  avere reparti paramilitari sul terreno), devono far aprire gli occhi a chiunque ha a cuore la democrazia.  Tornando all’Italia, sul piano economico non sono state adottate quelle misure necessarie per invertire la tendenza  negativa sull’occupazione. Settori come le energie rinnovabili, il turismo, la cultura, la ricerca, l’assetto  idro-geologico non vedono investimenti dello Stato, mentre gli sperperi per  armamenti e per le missioni di guerra  non vengono intaccati. Intanto corruzione e illegalità pesano come macigni sull’economia reale. Il richiamo della  Costituzione al LAVORO come diritto fondamentale, viene disatteso nei fatti.
Facciamo sentire con forza dunque  queste nostre posizioni: per la democrazia, per il lavoro, per l’attuazione  della Costituzione.
 
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Cane ANPI


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