La Costituzione Violata

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il razzismo dei media PDF Stampa E-mail

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“Ci rubano il lavoro”. I media italiani e la campagna di odio contro il diverso  
di Pietro Suber * dal sito web Articolo 21

“L’odio può generare solo violenza!” c’era scritto su alcune magliette di migranti che contestavano in questi giorni il leader leghista Matteo Salvini. Gli esempi non mancano, un lungo elenco quotidiano frutto della paura e dell’ignoranza che domina in molta parte del Paese. Uno degli ultimi episodi in provincia di Mantova dove un immigrato africano ha avvicinato (solo avvicinato) una donna e sui social network sono immediatamente comparsi migliaia di commenti. Il più gentile era “questi qua bisogna bruciarli”.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito al lancio a livello nazionale – e il clima elettorale in vista delle regionali di maggio  certamente ha contribuito –  di una nuova campagna di odio verso il diverso, immigrato, Rom o Sinti che sia. Il tutto grazie ad un profluvio di talk e trasmissioni televisive che rilanciano messaggi espliciti: “Questi qua vivono sulle nostre spalle, sono violenti, portano disordine e malattie e rubano il lavoro agli italiani!”.
Messaggi che vengono accompagnati dall’utilizzo sapiente di trucchi del mestiere: gli immigrati vengono ripresi in atteggiamenti furtivi, spesso da lontano, con una finta candid camera, mentre passeggiano o chiacchierano tra di loro con il sottofondo il più delle volte di una musica da thriller.
In studio gli ospiti prescelti dagli autori delle trasmissioni non fanno altro che alimentare una lettura xenofoba delle vicende, trasformando singoli episodi in paradigmi generali senza offrire allo spettatore dati, cifre, statistiche che consentano di avere una visione generale dei problemi.
Ora è arrivato il momento di reagire, di affermare con forza che l’odio e l’ignoranza non possono far altro che generare altro odio e violenza. Che – solo per fare un esempio  – quello che è successo nel maggio del 2008 nel quartiere napoletano di Ponticelli, quando fu messa in atto una sorta di operazione di pulizia etnica ai danni di un gruppo di Rom e Sinti e il loro accampamento fu dato alle fiamme  da  un comitato locale di protesta,  potrebbe ripetersi.  La scintilla scoppiò dopo che una ragazza Rom venne accusata del tentato sequestro di una bambina. All’epoca tutti i media sposarono subito  la tesi del tentato rapimento per poi, solo molti giorni dopo,  fare una invisibile marcia indietro quando si scoprì che all’origine della vicenda c’era una montatura, un pretesto finalizzato a  “ risolvere una volte per tutte il problema del campo nomadi”.
Il seme dell’odio è stato lanciato. Una parte dell’informazione, televisiva e non solo, sta fornendo in maniera consapevole il suo contributo.  Inutile dire che i problemi sono tanti e devono essere affrontati rapidamente:  il dramma umanitario al largo delle nostre coste è davanti agli occhi di tutti, come pure le carenze sull’accoglienza oppure l’annosa  questione sicurezza nelle nostre periferie. Detto ciò l’ incitamento all’odio non risolve nulla anzi non fa che amplificare le ingiustizie. La ricerca del nemico ad ogni costo, per avere un utile capro espiatorio sul quale riversare le tante inefficienze e problemi non solo non aiuta a risolverli ma ci allontana irrimediabilmente dalle soluzioni.

* vicepresidente  Carta di Roma

 
La piĂą brutta Costituzione del mondo PDF Stampa E-mail

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Prosegue sul nostro sito web, la pubblicazione di commenti e valutazioni sulle riforme costituzionali proposte dall'attuale Governo su cui l'ANPI Nazionale ha da tempo espresso articolate e motivate  critiche.
 


di Sandra Bonsanti  -  Presidente di Libertà e Giustizia, dal sito nazionale dell'Associazione 
10 marzo 2015
        
In un tripudio di abbracci e di cinque, di tweet e Sms, la maggioranza di governo si è votata la legge numero 2613 A. Esulta la ministra Boschi, esulta con lei il regista della nuova Costituzione Denis Verdini. La dichiarazione di voto del Partito Democratico, fatta da Lorenzo Guerini è zeppa della più vieta propaganda con la quale Renzi pensa di aver venduto agli italiani la Costituzione del ’48. I deputati di SEL stringono in mano vecchie copie della Costituzione.
Più che a un momento solenne pare di assistere allo spettacolo di un circo, nel quale molti, i più, gioiscono e gli altri osservano attoniti le esibizioni di belve e pagliacci. Cupe, cupissime le voci dei Pd dissenzienti che però votano ancora una volta, ma la prossima no se il testo (ma quale? Quello della legge elettorale o della riforma?) non cambia, se il governo non accetta di dialogare. Brunetta attacca il Parlamento delegittimato e accusa la maggioranza fatta di deputati eletti con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte. Ma fino a stamani, dov’era? Incredibile ma vero, tanto per spiegare la buffonata che si è svolta in quell’ aula dove si è fatta la storia d’Italia, anche quella drammatica e violenta della dittatura, Brunetta cita condividendoli i severi giudizi di Stefano Rodotà e di Gustavo Zagrebelsky.
Il più interessante, nel gran circo di Montecitorio, è Danilo Toninelli dei 5 Stelle, unico rimasto in aula, tira fuori dagli stenografici della Camera un discorso del 20 ottobre del 2005. “Oggi voi del governo della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione.” Un’accusa firmata Sergio Mattarella. Dieci anni fa. Contro il governo Berlusconi.
Ma questa legge 2613 A è molto peggio di quella di Calderoli. Nel salone della Regina alla vigilia del voto lo hanno detto e ripetuto costituzionalisti e politici dissidenti. Vannino Chiti definisce il  sistema introdotto dalla legge Boschi come un “premierato assoluto, senza contrappesi”. Dice che la rappresentanza è mortificata e che
su questi temi c’è una responsabilità individuale. Nega che si possa scambiare la riforma con ritocchi alla legge elettorale: non c’entra nulla sono piani diversi. L’avvocato Bisostri, quello che fece il ricorso alla Corte e lo vinse, sostiene che si introduce l’elezione diretta del capo del governo e dice: Renzi non riforma ma deforma la
Costituzione”. Gaetano Azzariti pensa già a come affrontare il referendum: non sulla difensiva, ma all’attacco, sulla concezione di democrazia e sui diritti dei cittadini. Raniero La Valle , storico ispiratore dei comitati Dossetti, afferma che “questa è la Costituzione più brutta del mondo”. Ma eravamo nella Sala della Regina, tra gufi e professoroni. E la casta ha fatto in aula il suo dovere di obbedienza al potere occulto: quello a cui non andavano bene le Costituzioni nate dopo il fascismo e ha chiesto ai capi di Stato di cambiar verso. Questa era davvero la volta buona. Non poteva che finire così questo primo tempo. Dopo si vedrà.
 
 
era (ed è) una questione democratica PDF Stampa E-mail

Legge elettorale e riforma del Senato: era (ed è) una questione democratica

Sabato 21 febbraio, a Torino, iniziativa pubblica promossa dall'ANPI Nazionale.

Una legge elettorale che consente di formare una Camera con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali. Quanto al Senato, l'esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità). Sabato 21 febbraio a Torino, in un incontro pubblico a più voci, verrà ribadito con forza che i provvedimenti in questione costituiscono un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico.

In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari. Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi. Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall'esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.

L'Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l'impegno della Resistenza.

Aderiscono all'iniziativa ARCI Nazionale e LibertĂ  e Giustizia.

"Parteciperemo con interesse alle iniziative di confronto e approfondimento che saranno promosse sul processo di riforma istituzionale in atto, a cominciare da quelle messe in campo dall'ANPI, nel rispetto delle differenti valutazioni di merito sui singoli temi". - CGIL Nazionale

dal sito ANPI Nazionale

 
Mai tanti morti sui luoghi di lavoro come nel 2014 PDF Stampa E-mail

 

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Sono quattordici i lavoratori morti in questi ultimi due giorni del 2014. Si spera che le notizie non siano vere, che esiste ancora una fievole speranza di trovare in vita i cinque autotrasportatori  imbarcati con il Tir sulla Norman Atlantic: si tratta di quattro napoletani e un messinese di cui non si sa più niente.   Anche dei marinai turchi dispersi al largo di Ravenna dopo una collisione non si trova traccia. A queste probabili vittime occorre aggiungere altri due lavoratori morti in provincia di Latina e sull’autostrada A 20 Messina-Palermo.
Come ho già scritto più volte si sta chiudendo un anno orribile per chi lavora. E’ da quando ho aperto l’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro il 1° gennaio 2008 che non ci sono tanti morti. Siamo a +12,8% rispetto all’intero 2013 e a +3,1 rispetto al 2008 e questo nonostante si siano persi da quell’anno milioni
di posti di lavoro “buoni”. I morti sul lavoro si sono solo spostati da contratti a tempo indeterminato a quelli precari, in nero e partite iva individuali. Da chi è assicurato all’INAIL e chi invece ha altre assicurazioni “precarie” o che addirittura non le ha.   E questo senza che sia ancora entrato in vigore il Jobs act che produrrà un’ulteriore precarizzazione del lavoro, con conseguente aumento degli infortuni, anche mortali. Chi si opporrà più alla richiesta di svolgere un lavoro pericoloso se corre il rischio di essere licenziati con una scusa se si
rifiuta? Occorre una svolta radicale e dare a chi ha un lavoro dipendente e a una falsa partita iva una rappresentanza politica che adesso non hanno in parlamento. Basta divisioni nel mondo del lavoro. Impegniamoci tutti per dare una rappresentanza politica vera e diretta a chi lavora.

 di Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it (tratto dal sito Articolo21.org)

 
radiocora.it PDF Stampa E-mail

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Dopo 70 anni è nuovamente in onda Radio Cora, l’emittente clandestina che da gennaio a giugno del 1944 fu gestita dai membri del Partito d’Azione fiorentino per mantenere i contatti tra la Resistenza toscana e i comandi alleati. La trasmissione si adatta naturalmente ai tempi e per questo sarà una web radio.
Vi chiediamo di fare conoscere tra i vostri amici e conoscenti il progetto dell'ANPI di Firenze, invitandovi ad ascoltare la radio (dal computer, andare all'indirizzo www.radiocora.it  e premere sul pulsantone centrale con su scritto ON AIR).
Un invito anche a promuovere iniziative, cene, dibattiti, incontri a sostegno della radio dove potere fare la sottoscrizione  della tessera Amici di radio Cora (almeno 10 euro) oppure raccogliere contributi volontari.
 
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Cane ANPI


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