La Costituzione Violata

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conflitti e profughi PDF Stampa E-mail

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LE NOSTRE GUERRE “UMANITARIE” SPINGONO, IN UN SOLO ANNO, 60 MILIONI DI PERSONE A FUGGIRE DALLE LORO CASE
In questi giorni l’ipocrisia del nostro sistema economico-politico ha raggiunto livelli incredibili. Dopo anni di campagne razziste condotte, su giornali e tv, sul tema dell’allarme sicurezza legato agli sbarchi di cittadini extracomunitari alla ricerca di una vita migliore, con “lacrime di coccodrillo” versate solo di fronte alle stragi dei migranti morti annegati, ora il carrozzone mediatico spinge apparentemente a “commuoversi” sulla foto di bambini che, oggi come ieri, muoiono in questi tragiche fughe dalla guerra, dalla fame e dalla miseria. E’ un gioco delle parti da parte dei potentati economici e dei loro interessi, per valutare bene cosa, in questo momento, convenga loro. Intanto le guerre condotte dalla NATO in tutto il mondo proseguono con le loro tragiche conseguenze.
Le migrazioni forzate su scala mondiale provocate dalle guerre, hanno raggiunto livelli mai registrati prima. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), pubblicato a giugno. Il rapporto Global Trends evidenzia una forte crescita del numero di persone costrette a fuggire dalle loro case, con 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. L'accelerazione si è avuta nei primi mesi del 2011, quando è stata scatenata la guerra in Siria, diventata la principale causa di migrazione a livello mondiale.
L'Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati ha dichiarato: "È terrificante che da un lato coloro che fanno scoppiare i conflitti risultano sempre più impuniti, e dall’altro sembra esserci apparentemente una totale incapacità da parte della comunità internazionale a lavorare insieme per fermare le guerre e costruire e mantenere la pace."
"In un'era di esodi forzati di massa senza precedenti, abbiamo bisogno di una risposta umanitaria senza precedenti e di un rinnovato impegno globale in favore della tolleranza e della protezione delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni".
Il Rapporto dell'UNHCR mostra che in tutte le regioni il numero di rifugiati e sfollati interni è in aumento. Negli ultimi cinque anni, sono scoppiati o si sono riattivati almeno 15 conflitti: otto in Africa (Costa d'Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest'anno Burundi); tre in Medio Oriente (Siria, Iraq e Yemen); uno in Europa (Ucraina) e tre in Asia. Nel 2014 solamente 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d'origine, il numero più basso in 31 anni.
Tra le conseguenze ben visibili dei conflitti in corso nel mondo, vi è la drammatica crescita del numero di rifugiati che intraprendono i pericolosi viaggi in mare, nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden ecc. Il dato inoltre più allarmante è che più della metà dei rifugiati sono bambini.
Dalla lettura di questi drammatici dati emerge un solo appello che dobbiamo portare all’attenzione di governanti e istituzioni: il mondo non può più attendere, DOBBIAMO  SVUOTARE  GLI  ARSENALI E  RIEMPIRE  I GRANAI.
 
ma l'Italia ripudia la guerra? PDF Stampa E-mail
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Leggendo questo intervento-appello di Alex Zanotelli, padre comboniano, da anni impegnato per la Pace e per il sostegno ai poveri del Mondo, sorge spontaneo l'interrogativo se il nostro Paese rispetti il dettato contenuto nell'art. 11 della Costituzione. Viste  anche le ultime scelte del nostro Paese, ci sembra che la risposta sia chiara. I nostri governi operano fuori del rispetto del suddetto articolo costituzionale.

“Trident Juncture 2015   DA NAPOLI SPUNTA IL TRIDENTE
29 luglio 2015 - Alex Zanotelli  (dal sito Mosaico di pace)

Siamo di nuovo sul piede di guerra anche in Europa sia sul fronte Ucraina, come nel Mediterraneo. E questo grazie alla NATO. È stata la NATO a far precipitare lo scontro con la Russia perché voleva e vuole che l’Ucraina diventi membro della NATO per poter così sparare i suoi missili direttamente su Mosca. La Russia ha reagito ed ecco la drammatica guerra civile di quel Paese che rischia di diventare guerra atomica. “Ho le armi nucleari,” ha detto Putin. E, infatti, ha piazzato 50 missili con testate nucleari sui confini baltici della UE, puntandoli verso la Svezia per dissuaderla a entrare nella NATO. ‘Vista la grave crisi, è stato convocato a Bruxelles il vertice NATO con la presenza del nuovo segretario USA alla difesa, Ashton Carter. All’ordine del giorno: potenziare la forza di reazione rapida della NATO portandola da tredicimila soldati a quarantamila uomini (il triplo!), piazzare 5mila soldati (a rotazione) nei Paesi Baltici e in Polonia e, infine, spingere tutti i Paesi NATO a spendere il 2% del PIL nella Difesa.
Ma ora si apre anche il Fronte Sud: il Mediterraneo. Il 22 giugno la UE ha dato il via libera (senza il benestare dell’ONU!) alla prima fase della missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, due droni e tre elicotteri e un “migliaio” di soldati per tentare di bloccare la partenza dei migranti dalla Libia. L’uso dei droni militari (a Sigonella operano da anni i droni Global Hawk) si intensificherà con questa  missione UE “contro
i trafficanti di esseri umani”, grimaldello di un’operazione sotto regia NATO per un intervento militare in Libia. Sia i governi di Tobruk come di Tripoli hanno risposto che reagiranno contro questo attacco. È in questo pesante scenario di guerra che si terrà in Europa dal 28 settembre al 6 novembre la più grande
esercitazione militare dalla caduta del muro di Berlino che coinvolgerà 35.000 soldati NATO, 200 aerei, 50 navi da guerra. Questa gigantesca esercitazione “Trident Juncture 2015”, sarà pilotata dalla nuova base NATO di Lago Patria a Napoli. Giochiamo in casa e giochiamo con il fuoco.
Una domanda sorge spontanea: “Ma cosa ci stiamo a fare ancora nella NATO? Ma a che serve , se non portarci in sempre nuove guerre?”.
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Preoccupazione dell'Anpi per le riforme PDF Stampa E-mail


Il Comitato nazionale dell'ANPI esprime "viva preoccupazione per la riduzione degli spazi di democrazia e dell'effettività dei diritti".
Il Comitato nazionale, nella riunione del 30 giugno 2015, ha preso in esame la situazione delle “riforme“ in Italia, decidendo di esprimere - al termine del dibattito – viva preoccupazione per l'andamento delle cose e per il rischio che gli spazi di democrazia, anziché ampliarsi, finiscano per ridursi, così come di alcuni diritti possa essere ridotta l'effettività; e ciò in un Paese che attraversa ancora una difficile situazione di crisi, non solo economica, ma anche politica e morale.
Sulla legge elettorale, il giudizio dell'ANPI è sempre stato severo e tale resta anche dopo la definitiva approvazione (con la fiducia). La legge, così come è stata approvata, anche a prescindere dalla anomalia dell'entrata in vigore differita al luglio 2016, non appare conforme né al dettato costituzionale né agli interessi di un Paese democratico.
Resta ancora un premio di maggioranza eccessivo e resta la possibilità che, dopo un ballottaggio, esso venga attribuito ad un partito che ha riscosso complessivamente troppo pochi voti per meritare un premio. Resta il problema dei “nominati” anziché eletti, con la possibilità per costoro, di candidarsi in più circoscrizioni. Resta la discussione se sia davvero preferibile assegnare il premio ad una lista anziché ad una coalizione; resta, il fatto che una effettiva, reale e piena rappresentanza non risulta in alcun modo garantita, così come non è garantito un vero esercizio della sovranità popolare.
Questa legge non è utile al Paese e non corrisponde all'interesse dei cittadini. È possibile che sia chiamata ad esprimersi la Corte Costituzionale; oppure che siano gli stessi cittadini a manifestare, nelle forme più opportune, il loro dissenso.
L'ANPI continua a ritenere che questa legge rappresenti un vulnus al sistema democratico, sicuramente da eliminare con sostanziali cambiamenti.
La riforma del Senato
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il razzismo dei media PDF Stampa E-mail

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“Ci rubano il lavoro”. I media italiani e la campagna di odio contro il diverso  
di Pietro Suber * dal sito web Articolo 21

“L’odio può generare solo violenza!” c’era scritto su alcune magliette di migranti che contestavano in questi giorni il leader leghista Matteo Salvini. Gli esempi non mancano, un lungo elenco quotidiano frutto della paura e dell’ignoranza che domina in molta parte del Paese. Uno degli ultimi episodi in provincia di Mantova dove un immigrato africano ha avvicinato (solo avvicinato) una donna e sui social network sono immediatamente comparsi migliaia di commenti. Il più gentile era “questi qua bisogna bruciarli”.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito al lancio a livello nazionale – e il clima elettorale in vista delle regionali di maggio  certamente ha contribuito –  di una nuova campagna di odio verso il diverso, immigrato, Rom o Sinti che sia. Il tutto grazie ad un profluvio di talk e trasmissioni televisive che rilanciano messaggi espliciti: “Questi qua vivono sulle nostre spalle, sono violenti, portano disordine e malattie e rubano il lavoro agli italiani!”.
Messaggi che vengono accompagnati dall’utilizzo sapiente di trucchi del mestiere: gli immigrati vengono ripresi in atteggiamenti furtivi, spesso da lontano, con una finta candid camera, mentre passeggiano o chiacchierano tra di loro con il sottofondo il più delle volte di una musica da thriller.
In studio gli ospiti prescelti dagli autori delle trasmissioni non fanno altro che alimentare una lettura xenofoba delle vicende, trasformando singoli episodi in paradigmi generali senza offrire allo spettatore dati, cifre, statistiche che consentano di avere una visione generale dei problemi.
Ora è arrivato il momento di reagire, di affermare con forza che l’odio e l’ignoranza non possono far altro che generare altro odio e violenza. Che – solo per fare un esempio  – quello che è successo nel maggio del 2008 nel quartiere napoletano di Ponticelli, quando fu messa in atto una sorta di operazione di pulizia etnica ai danni di un gruppo di Rom e Sinti e il loro accampamento fu dato alle fiamme  da  un comitato locale di protesta,  potrebbe ripetersi.  La scintilla scoppiò dopo che una ragazza Rom venne accusata del tentato sequestro di una bambina. All’epoca tutti i media sposarono subito  la tesi del tentato rapimento per poi, solo molti giorni dopo,  fare una invisibile marcia indietro quando si scoprì che all’origine della vicenda c’era una montatura, un pretesto finalizzato a  “ risolvere una volte per tutte il problema del campo nomadi”.
Il seme dell’odio è stato lanciato. Una parte dell’informazione, televisiva e non solo, sta fornendo in maniera consapevole il suo contributo.  Inutile dire che i problemi sono tanti e devono essere affrontati rapidamente:  il dramma umanitario al largo delle nostre coste è davanti agli occhi di tutti, come pure le carenze sull’accoglienza oppure l’annosa  questione sicurezza nelle nostre periferie. Detto ciò l’ incitamento all’odio non risolve nulla anzi non fa che amplificare le ingiustizie. La ricerca del nemico ad ogni costo, per avere un utile capro espiatorio sul quale riversare le tante inefficienze e problemi non solo non aiuta a risolverli ma ci allontana irrimediabilmente dalle soluzioni.

* vicepresidente  Carta di Roma

 
La più brutta Costituzione del mondo PDF Stampa E-mail

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Prosegue sul nostro sito web, la pubblicazione di commenti e valutazioni sulle riforme costituzionali proposte dall'attuale Governo su cui l'ANPI Nazionale ha da tempo espresso articolate e motivate  critiche.
 


di Sandra Bonsanti  -  Presidente di Libertà e Giustizia, dal sito nazionale dell'Associazione 
10 marzo 2015
        
In un tripudio di abbracci e di cinque, di tweet e Sms, la maggioranza di governo si è votata la legge numero 2613 A. Esulta la ministra Boschi, esulta con lei il regista della nuova Costituzione Denis Verdini. La dichiarazione di voto del Partito Democratico, fatta da Lorenzo Guerini è zeppa della più vieta propaganda con la quale Renzi pensa di aver venduto agli italiani la Costituzione del ’48. I deputati di SEL stringono in mano vecchie copie della Costituzione.
Più che a un momento solenne pare di assistere allo spettacolo di un circo, nel quale molti, i più, gioiscono e gli altri osservano attoniti le esibizioni di belve e pagliacci. Cupe, cupissime le voci dei Pd dissenzienti che però votano ancora una volta, ma la prossima no se il testo (ma quale? Quello della legge elettorale o della riforma?) non cambia, se il governo non accetta di dialogare. Brunetta attacca il Parlamento delegittimato e accusa la maggioranza fatta di deputati eletti con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte. Ma fino a stamani, dov’era? Incredibile ma vero, tanto per spiegare la buffonata che si è svolta in quell’ aula dove si è fatta la storia d’Italia, anche quella drammatica e violenta della dittatura, Brunetta cita condividendoli i severi giudizi di Stefano Rodotà e di Gustavo Zagrebelsky.
Il più interessante, nel gran circo di Montecitorio, è Danilo Toninelli dei 5 Stelle, unico rimasto in aula, tira fuori dagli stenografici della Camera un discorso del 20 ottobre del 2005. “Oggi voi del governo della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione.” Un’accusa firmata Sergio Mattarella. Dieci anni fa. Contro il governo Berlusconi.
Ma questa legge 2613 A è molto peggio di quella di Calderoli. Nel salone della Regina alla vigilia del voto lo hanno detto e ripetuto costituzionalisti e politici dissidenti. Vannino Chiti definisce il  sistema introdotto dalla legge Boschi come un “premierato assoluto, senza contrappesi”. Dice che la rappresentanza è mortificata e che
su questi temi c’è una responsabilità individuale. Nega che si possa scambiare la riforma con ritocchi alla legge elettorale: non c’entra nulla sono piani diversi. L’avvocato Bisostri, quello che fece il ricorso alla Corte e lo vinse, sostiene che si introduce l’elezione diretta del capo del governo e dice: Renzi non riforma ma deforma la
Costituzione”. Gaetano Azzariti pensa già a come affrontare il referendum: non sulla difensiva, ma all’attacco, sulla concezione di democrazia e sui diritti dei cittadini. Raniero La Valle , storico ispiratore dei comitati Dossetti, afferma che “questa è la Costituzione più brutta del mondo”. Ma eravamo nella Sala della Regina, tra gufi e professoroni. E la casta ha fatto in aula il suo dovere di obbedienza al potere occulto: quello a cui non andavano bene le Costituzioni nate dopo il fascismo e ha chiesto ai capi di Stato di cambiar verso. Questa era davvero la volta buona. Non poteva che finire così questo primo tempo. Dopo si vedrà.
 
 
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Cane ANPI


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