La Costituzione Violata

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15 motivi per dire no alla riforma costituzionale voluta da Renzi PDF Stampa E-mail
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In vista della consultazione popolare fissata a ottobre sulle modifiche alla Carta, Gustavo Zagrebelsky presidente emerito della Consulta elenca le ragioni per votare contro il disegno messo a punto dal premier e dal suo governo. Ampi stralci del documento preparato per l’associazione Libertà e Giustizia. Cominciamo con le prime sette ragioni:

Il Fatto quotidiano, 6 marzo 2016



Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del Sì useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. Loro diranno, ma noi diciamo.

1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro)

Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” diLorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, iltentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.


2. Diranno che “ce lo chiede l’Europa” (…) Diteci che cosa rappresenta l’Europa di oggi se non principalmente il tentativo di garantire equilibri economico-finanziari del Continente per venire incontro alla “fiducia degli investitori” e a proteggerli dalle scosse che vengono dal mercato mondiale. A questo fine, l’Europa ha bisogno d’istituzioni statali che eseguano con disciplina i Diktat ch’essa emana, come quello indirizzato il 5 agosto 2011 al “caro primo ministro”, contenente un vero e proprio programma di governo ultra-liberista, in materia economico-sociale, associato all’invito di darsi istituzioni decidenti per eseguirlo in conformità. Dite: “Ce lo chiede l’Europa” e tacete della famosa lettera Draghi-Trichet, parallela ad analoghi documenti provenienti da “analisti” di banche d’affari internazionali, che chiede riforme istituzionali limitative degli spazi di partecipazione democratica, esecutivi forti e parlamenti deboli, in perfetta consonanza con ciò che significano le “riforme” in corso nel nostro Paese. (…) A chi dice: ce lo chiede l’Europa, poniamo a nostra volta la domanda: qual è l’Europa alla quale volete dare risposte?


3. Diranno che le riforme servono alla “governabilità”

(..) “Governabile” è chi si lascia docilmente governare e chiediamo: chi si deve lasciar governare e da chi? Noi pensiamo che occorra “governo”, non governabilità, e che governo, in democrazia, presupponga idee e progetti politici capaci di suscitare consenso, partecipazione, sostegno. In assenza, la democrazia degenera in linguaggio demagogico, rassicurazioni vuote, altra faccia della rassegnazione, e dell’abulia: materia passiva, irresponsabile e facile alla manipolazione. Questa è la governabilità. A chi dice “governabilità” noi rispondiamo: partecipazione e governo democratico.
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A DIFESA E PER L'ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE PDF Stampa E-mail
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le ragioni del NO alle riforme del Governo Renzi PDF Stampa E-mail
Nella linea intrapresa dal ns. sito di dare informazioni in merito alle posizioni critiche nei confronti della riforma costituzionale approvata dall’attuale maggioranza, riteniamo utile riportare il link dove è possibile trovare la Registrazione video del dibattito dal titolo "Costituzione 1° Bene Comune", svoltosi a Roma lunedì 11 gennaio 2016. Fra gli interventi anche quello di Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale dell’ANPI.

Dibattito organizzato da Coordinamento per la democrazia costituzionale.

Sono intervenuti: Domenico Gallo (presidente dell'Associazione per la Democrazia Costituzionale), Alessandro Pace (professore emerito di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma), Alfiero Grandi (presidente della Fondazione Luigi Einaudi di Roma per studi di economia e politica), Gaetano Azzariti (ordinario di Diritto Costituzionale Università "La Sapienza" di Roma), Felice Besostri (avvocato), Lorenza Carlassare (professore emerito di diritto costituzionale all'Università di Padova), Gianni Ferrara (professore emerito di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma), Carlo Smuraglia (presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Stefano Rodotà (professore emerito di Diritto Civile all'Università La Sapienza di Roma), Massimo Villone (professore emerito di Diritto costituzionale Università "Federico II" di Napoli).
 
rosarno: quando gli immigrati non fanno notizia PDF Stampa E-mail
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Pubblichiamo di seguito il comunicato congiunto delle associazioni Sos Rosarno e Medici per i Diritti Umani (Medu), che insieme alla Parrocchia del Bosco di Rosarno, denunciano una nuova escalation di violenze ai danni dei migranti presenti nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi. Tutto questo nell’assenza imbarazzante delle istituzioni.
Rosarno, 23 dicembre 2015 – Sos Rosarno, Medici per i Diritti Umani (Medu) e la Parrocchia del Bosco di Rosarno nella figura di Don Roberto Meduri esprimono preoccupazione e indignazione per le aggressioni verificatesi in queste settimane nella Piana di Gioia Tauro contro i lavoratori stranieri giunti in Calabria per la stagione agrumicola.
Da Novembre 2015 ad oggi sono già tre i casi emersi in base alle testimonianze che gli operatori della clinica mobile di Medu e Don Roberto Meduri hanno raccolto direttamente dalle vittime. Si tratta di tre lavoratori – due del Burkina Faso e uno del Mali – aggrediti da sconosciuti mentre rientravano nella tendopoli di San Ferdinando, dove ad oggi più di mille braccianti vivono in condizioni disastrose. Secondo le testimonianze, la dinamica pare essere stata la medesima: tra le 18 e le 20, quando l’illuminazione nell’area industriale era pressoché assente, dei malviventi in macchina, sporgendosi dal finestrino dell’autovettura, hanno ferito con una spranga di ferro i ragazzi che stavano rientrando a piedi o in bicicletta. Due delle vittime, condotte al Pronto Soccorso, hanno riportato un trauma alla testa. Uno di questi ha già sporto denuncia ai Carabinieri. In entrambi i casi il medico del team di Medu ha potuto obiettivare direttamente le lesioni subite dai giovani braccianti.
Ricordando i numerosi episodi di violenza avvenuti nella Piana negli anni scorsi, alcuni dei quali portarono alla cosiddetta “rivolta di Rosarno”, Sos Rosarno, Medici per i Diritti Umani e la Parrocchia del Bosco di Rosarno fanno appello alla società civile e alle istituzioni locali affinché tali vergognosi atti non abbiano a ripetersi. Gli stessi chiedono inoltre che vengano messe in atto misure immediate per garantire la sicurezza ai braccianti, contrastare il lavoro nero dilagante nonché per porre fine alle indegne condizioni di vita in cui sono costretti a vivere i lavoratori che trovano impiego nelle campagne della Piana per 25 euro al giorno.
 
un solo obiettivo per l'umanità: abolire la guerra PDF Stampa E-mail

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Ecco il testo integrale del discorso pronunciato da Gino Strada, fondatore di EMERGENCY, nel corso della cerimonia di consegna del Right Livelihood Award 2015, il "premio Nobel alternativo".

Onorevoli Membri del Parlamento, onorevoli membri del Governo svedese, membri della Fondazione RLA, colleghi vincitori del Premio, Eccellenze, amici, signore e signori. È per me un grande onore ricevere questo prestigioso riconoscimento, che considero un segno di apprezzamento per l'eccezionale lavoro svolto dall'organizzazione umanitaria Emergency in questi 21 anni, a favore delle vittime della guerra e della povertà. Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili. A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette "mine giocattolo", piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po', fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l'aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita. Mi è occorso del tempo per accettare l'idea che una "strategia di guerra" possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del "paese nemico". Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili. Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari. Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo "il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra? Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più "conflitti rilevanti" che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano. Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l'entità di questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti.
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Cane ANPI


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