La Costituzione Violata

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le ragioni per difendere e attuare la Costituzione PDF Stampa E-mail
In vista della consultazione popolare fissata a ottobre sulle modifiche alla Carta,   concludiamo con le ultime  otto  ragioni a favore del NO,  illustrate da Gustavo Zagrebelsky,  presidente emerito della Consulta.

da Il Fatto Quotidiano del 6 marzo 2016

8. Diranno che, anche ad ammettere che la riforma abbia avuto una genesi non democratica e un iter parlamentare telecomandato nei tempi e nei contenuti, alla fine la democrazia trionferà nel referendum confermativo.
Noi diciamo che la riforma forse sottoposta al giudizio degli elettori porta il segno della sua origine tecnocratica unilaterale e che il referendum richiesto dallo stesso governo che l’ha voluta lo trasformerà in un plebiscito. Non si tratterà di un giudizio su una Costituzione destinata a valere negli anni, ma di un voto su un governo temporaneamente in carica. (…)Avremo una campagna referendaria in cui il governo avrà una presenza battente, come se si trattasse d’una qualunque campagna elettorale a favore di una parte politica, e farà valere il “plusvalore” che assiste sempre coloro che dispongono del potere, complice anche un’informazione ormai quasi completamente allineata.
9. Diranno che non c’è da fare tante storie, perché, in fondo si tratta d’una riforma essenzialmente tecnica, rivolta a razionalizzare i percorsi decisionali e a renderli più spediti ed efficienti
Noi diciamo: altro che tecnica! È la razionalizzazione d’una trasformazione essenzialmente incostituzionale, che rovescia la piramide democratica. Le decisioni politiche, da tempo, si elaborano dall’alto, in sedi riservate e poco trasparenti, e vengono imposte per linee discendenti sui cittadini e sul Parlamento, considerato un intralcio e perciò umiliato in tutte le occasioni che contano. La democrazia partecipativa è stata sostituita da un sistema opposto di oligarchia riservata. (…) Le “riforme” costituzionali sono in realtà adeguamenti della Costituzione a questa realtà oligarchica. Poiché siamo per la democrazia, e non per l’oligarchia, siamo contrari a questo adeguamento spacciato come riforma.
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15 motivi per dire no alla riforma costituzionale voluta da Renzi PDF Stampa E-mail
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In vista della consultazione popolare fissata a ottobre sulle modifiche alla Carta, Gustavo Zagrebelsky presidente emerito della Consulta elenca le ragioni per votare contro il disegno messo a punto dal premier e dal suo governo. Ampi stralci del documento preparato per l’associazione Libertà e Giustizia. Cominciamo con le prime sette ragioni:

Il Fatto quotidiano, 6 marzo 2016



Nella campagna per il referendum costituzionale i fautori del Sì useranno alcuni slogan. Noi, i fautori del NO, risponderemo con argomenti. Loro diranno, ma noi diciamo.

1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro)

Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” diLorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, iltentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.


2. Diranno che “ce lo chiede l’Europa” (…) Diteci che cosa rappresenta l’Europa di oggi se non principalmente il tentativo di garantire equilibri economico-finanziari del Continente per venire incontro alla “fiducia degli investitori” e a proteggerli dalle scosse che vengono dal mercato mondiale. A questo fine, l’Europa ha bisogno d’istituzioni statali che eseguano con disciplina i Diktat ch’essa emana, come quello indirizzato il 5 agosto 2011 al “caro primo ministro”, contenente un vero e proprio programma di governo ultra-liberista, in materia economico-sociale, associato all’invito di darsi istituzioni decidenti per eseguirlo in conformità. Dite: “Ce lo chiede l’Europa” e tacete della famosa lettera Draghi-Trichet, parallela ad analoghi documenti provenienti da “analisti” di banche d’affari internazionali, che chiede riforme istituzionali limitative degli spazi di partecipazione democratica, esecutivi forti e parlamenti deboli, in perfetta consonanza con ciò che significano le “riforme” in corso nel nostro Paese. (…) A chi dice: ce lo chiede l’Europa, poniamo a nostra volta la domanda: qual è l’Europa alla quale volete dare risposte?


3. Diranno che le riforme servono alla “governabilità”

(..) “Governabile” è chi si lascia docilmente governare e chiediamo: chi si deve lasciar governare e da chi? Noi pensiamo che occorra “governo”, non governabilità, e che governo, in democrazia, presupponga idee e progetti politici capaci di suscitare consenso, partecipazione, sostegno. In assenza, la democrazia degenera in linguaggio demagogico, rassicurazioni vuote, altra faccia della rassegnazione, e dell’abulia: materia passiva, irresponsabile e facile alla manipolazione. Questa è la governabilità. A chi dice “governabilità” noi rispondiamo: partecipazione e governo democratico.
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no ai venti di guerra !! PDF Stampa E-mail

COME ANPI VOGLIAMO IL PIENO  RISPETTO DELL'ART.11 DELLA COSTITUZIONE

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“Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1.200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari. Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo 'il nemico'? Chi paga il prezzo della guerra?"
“L’unico approccio  umano alla guerra è l’abolizione,
com’è successo con la schiavitù”
Gino Strada di Emergency
 
A DIFESA E PER L'ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE PDF Stampa E-mail
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le ragioni del NO alle riforme del Governo Renzi PDF Stampa E-mail
Nella linea intrapresa dal ns. sito di dare informazioni in merito alle posizioni critiche nei confronti della riforma costituzionale approvata dall’attuale maggioranza, riteniamo utile riportare il link dove è possibile trovare la Registrazione video del dibattito dal titolo "Costituzione 1° Bene Comune", svoltosi a Roma lunedì 11 gennaio 2016. Fra gli interventi anche quello di Carlo Smuraglia, Presidente Nazionale dell’ANPI.

Dibattito organizzato da Coordinamento per la democrazia costituzionale.

Sono intervenuti: Domenico Gallo (presidente dell'Associazione per la Democrazia Costituzionale), Alessandro Pace (professore emerito di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma), Alfiero Grandi (presidente della Fondazione Luigi Einaudi di Roma per studi di economia e politica), Gaetano Azzariti (ordinario di Diritto Costituzionale Università "La Sapienza" di Roma), Felice Besostri (avvocato), Lorenza Carlassare (professore emerito di diritto costituzionale all'Università di Padova), Gianni Ferrara (professore emerito di Diritto costituzionale all'Università La Sapienza di Roma), Carlo Smuraglia (presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Stefano Rodotà (professore emerito di Diritto Civile all'Università La Sapienza di Roma), Massimo Villone (professore emerito di Diritto costituzionale Università "Federico II" di Napoli).
 
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Cane ANPI


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