La Costituzione Violata

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l'umanità al potere! ne parliamo con FIOM, ARCI e Libera PDF Stampa E-mail
“L’UMANITA’ AL POTERE”
LA DEMOCRAZIA IN  ITALIA ALLA PROVA
DEI POPULISMI DI INIZIO MILLENNIO
SABATO 2 FEBBRAIO ore 17,00
Casa del popolo S.Giusto
Via Ponte a Greve 119 - Scandicci
Ne parliamo con:
Daniele Calosi   FIOM CGIL
Jacopo Forconi ARCI Firenze
Claudio MaderloniSegreteria ANPI Nazionale
Un Rappresentante di LIBERA
A seguire un piccolo aperitivo
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Analisi delle nuove norme su immigrazione e sicurezza PDF Stampa E-mail
Il dl 113/2018 (cd. decreto Salvini), convertito con l. 132/2018, rivela un disegno unificatore, lucido e crudele: colpire gli emarginati, privandoli di dignità e diritti. Gli avvocati, i pm ed i giudici sono chiamati ad una sfida densa di valori costituzionali, con cui affrontare consapevolmente quella “linea di politica criminale, di politica sociale e di politica tout court”che ne costituisce la cifra dominante.
di Livio Pepino
già consigliere della Corte di Cassazione  direttore Edizioni Gruppo Abele
1. Tanto tuonò che piovve. Il decreto legge 4 ottobre 2018 n. 113, in tema di immigrazione e cittadinanza, è stato convertito, con piccole modifiche e integrazioni, nella legge 1 dicembre 2018, n. 132. Il Ministro dell’interno e segretario della Lega Matteo Salvini esulta. Non senza ragione, dal suo punto di vista. La rottura del sistema realizzata con il decreto – pur anticipata da provvedimenti di diversi governi e da tempo nell’aria – è, infatti, di grande portata.
I contenuti sono noti.....
 
a seguire il link dell'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) dove trovare l'intero contributo, dal titolo "Le nuove norme su immigrazione e sicurezza: punire i poveri" molto chiaro e  interessante. Utile  per capire la deriva involutiva in atto nel nostro Paese a livello giuridico e del rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo.
 
continua l'attacco ai dirittti fondamentali PDF Stampa E-mail
Come cittadine e cittadini e come Giuristi Democratici, strenui difensori della Costituzione e dei diritti umani, assistiamo attoniti al progressivo abbattimento di principi che avevano costituito il solido scheletro su cui si era retta, anche se con lacune ed errori, la nostra Repubblica.
Ora, giorno dopo giorno, ci vengono fornite norme che, nei diversi settori di intervento, negano principi da sempre condivisi da ogni sincero democratico: solidarietà, uguaglianza, rifiuto di ogni discriminazione, tutela dei diritti umani, protezione per i soggetti più deboli, rispetto dei principi costituzionali, ripartizione dei poteri.
L'ultimo esempio ci è dato dal c.d. "Decreto Sicurezza" che si propone di imporre, attraverso lo strumento infondato e illegittimo della decretazione d'urgenza, una serie di misure destinate a trasformare la natura del nostro Stato e che presentano profili evidenti di incostituzionalità. Il decreto prevede norme in materia di permessi di soggiorno, protezione internazionale, minaccia del terrorismo, efficienza dell'Agenzia Nazionale per i beni sequestrati alla mafia, misure tutte ritenute assistite dalla straordinaria necessità e urgenza dell'intervento, aggiungendo poi a esse una serie di misure sulla riorganizzazione del Ministero dell'Interno e sulla sperimentazione di armi a impulsi elettrici, l'estensione del "daspo" e delle misure di prevenzione nonché un raddoppio delle pene per le occupazioni abusive e la ripenalizzazione del reato di blocco ferroviario e stradale, senza minimamente chiarire come e perché dette misure possano rientrare nella decretazione d'urgenza.
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Fa più morti il terrorismo o il lavoro? PDF Stampa E-mail
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Questa provocatoria domanda ce la facciamo oggi, dopo l’ennesima morte di due lavoratori nel bergamasco.
Quando vi è un evento criminale causato da qualche terrorista, vi è una reazione, promossa dai media, che porta a decidere misure immediate e risorse per affrontare il problema; per le morti sul lavoro invece, vera emergenza nazionale, tutto si ferma ai discorsi di circostanza, alle solite “lacrime di coccodrillo”, perché poi tutto rimanga come prima.
Sono già 151 i lavoratori morti sui LUOGHI DI LAVORO dall’inizio dell’anno, rispetto ai 133 dello stesso periodo del 2017, si registra dunque un aumento del 10,7% rispetto ai primi tre mesi del 2017. Con 20 morti è il Veneto la Regione con più morti sul lavoro, segue la Lombardia con 17, il Piemonte con 12, Campania e Toscana con 10. È Milano, con 8 morti la provincia con più morti sul lavoro, seguono due province venete, Treviso e Verona con 7 morti.
In questi anni abbiamo assistito alla riduzione progressiva dei diritti e delle garanzie dei lavoratori; ciò oltre a produrre più precariato, lavoro nero, caporalato, ha determinato le condizioni ideali per un maggiore sfruttamento per i lavoratori e minore attenzione e investimenti sulla prevenzione degli infortuni.
Possiamo affermare, senza temere smentite, che i morti sui LUOGHI DI LAVORO (escluso itinere) si verificano per il 95% dove non esiste l'applicazione dello Statuto dei Lavoratori. Soluzioni? Lasciare andare in pensione chi svolge lavori pericolosi: far lavorare in tarda età solo chi se la sente.  Ogni governo che decide misure in contrasto con il diritto e con le garanzie costituzionali, si assume la responsabilità davanti alla storia di queste vittime.

 

Ricordiamo che Art. 41 della Costituzione prevede che:

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
L’Art. 9 dello Statuto dei lavoratori (che si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti) dal titolo “Tutela della salute e dell'integrità fisica” prevede che:
I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.
 
 
Al via la sperimentazione della pistola “Taser” fra le nostre forze di polizia. I dubbi di Amnesty International Italia PDF Stampa E-mail
 
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ART. 13 COSTITUZIONE La libertà personale è inviolabile.
…….E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
Anche in Italia sarà sperimentata dalla polizia la pistola taser, un’arma che, in teoria, non dovrebbe uccidere ma solo stordire il soggetto contro cui si utilizza. Il funzionamento è basato sul rilascio di una scarica elettrica che raggiunge un alto voltaggio (50mila volt). La sperimentazione inizierà in sei città: Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia. Nel 2014 l’ex ministro Angelino Alfano l’aveva inserita nel decreto legge sulla sicurezza negli stadi.
Le forze di polizia per il momento avranno in dotazione 30 taser che saranno assegnati per un periodo di prova di tre mesi. Gli apparecchi saranno messi a disposizione degli uomini delle volanti, i quali prima dovranno seguire un percorso di adeguata formazione nel rispetto di un disciplinare approvato dal Ministero della Sanità.
A seguito della circolare emanata il 20 marzo dalla Direzione anticrimine, che ha avviato lasperimentazione della pistola taserin sei questure italiane, Amnesty International Italia si è espressa evidenziando come apparentemente, queste pistole sembrano avere tutti i vantaggi: facili da usare, efficaci e risolutive in situazioni complicate, tanto nei confronti di persone recalcitranti all’arresto quanto di prigionieri in rivolta o di folle aggressive. Secondo Amnesty l’uso del taser in situazioni in cui non c’è una minaccia diretta a vite umane, costituisce una violazione del divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti. L’esperienza indica infatti che gli agenti la usano con troppa facilità rispetto ad altre opzioni.
I dati provenienti dal Nordamerica (Usa e Canada) ci offrono un quadro allarmante: dal 2001, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate alle taser è superiore al migliaio. Nel 90 per cento dei casi, le vittime erano disarmate.
In base a quanto previsto dall’art 13 della Costituzione, dai terribili dati che provengono dai Paesi in cui le forze di polizia utilizzano quest'arma, dal fatto che anche l’ONU nel 2007 l’ha giudicata un’arma di tortura, l’ANPI Scandicci esprime la sua grande preoccupazione per la scelta fatta dal Ministero degli Interni e invita ad un rapido ripensamento e al ritiro di queste armi.
 
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Cane ANPI


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