i diritti dell'uomo? carta straccia
Venerdì 08 Settembre 2017 19:38

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Con questo articolo, apparso su il Fatto quotidiano del 8-9-2017, avviamo la pubblicazione di contributi che fanno luce sulle responsabilità del nostro Paese nelle politiche che, in barba alla Costituzione ed  ai diritti dell'uomo, stanno conducendo al dramma migliaia di profughi che fuggono dalle guerre  e la miseria che l'Occidente ha portato in vari scenari mondiali: Libia, Siria, Nigeria, Iraq, Afghanistan, Iraq ecc..
Mentre qualche settimana fa, migliaia di disperati  cercavano una "speranza" sui barconi diretti sulle nostre coste ora,  con l'accordo sottoscritto dal nostro  Governo con le parti in conflitto in Libia, in cambio di milioni di euro,  si è deciso di fermare con la forza delle armi questa  fuga. La forza delle violenze diffuse, dei campi di concentramento, dei diritti calpestati....... 
 
"Quella che ho visto è l'incarnazione della crudeltà umana al suo estremo, basata sul sequestro, la violenza carnale, la schiavitù", sono le parole pronunciate dalla presidente internazionale di Médecins sans Frontieres, Joanne Liu, che ha incontrato i giornalisti a Bruxelles dopo la pubblicazione della lettera aperta inviata ai leader europei. Un racconto confermato da Cecilia Malmstroem, commissaria europea al Commercio, mentre negli stessi minuti Gentiloni rivendica: "I risultati sull'immigrazione si vedono. Meno sbarchi"
 
Crudeltà sistematica, sequestri, stupri su donne incinte e torture. È quello che si verifica nei campi in Libia con la complicità dei leader europei. È con questa accusa che si aperta la conferenza stampa della presidente internazionale di Médecins sans Frontieres, Joanne Liu.  “Quella che ho visto in Libia la descriverei come l’incarnazione della crudeltà umana al suo estremo. La forma più estrema di sfruttamento degli esseri umani basata sul sequestro, la violenza carnale, la tortura e la schiavitù. I leader europei sono complici mentre si congratulano del successo perché in Europa arriva meno gente dall’Africa”, sono le parole pronunciate da Liu, che ha incontrato i giornalisti a Bruxelles dopo la pubblicazione della lettera aperta inviata ai leader europei.
Reduce da una visita in Libia, durante la quale ha avuto accesso al centro di detenzione “ufficiale” di Tripoli, la presidente di Msf ha riferito gli orrori che si compiono in quei campi. “Ho visitato un certo numero di centri ufficiali di detenzione la settimana scorsa e sappiamo che questi centri di detenzione ufficiali sono solo la punta dell’iceberg: le persone vengono considerate semplicemente materia prima da sfruttare. Vengono stipate in stanze scure, luride, senza ventilazione, vivono uno sull’altro”, scrive nella sua missiva ai capi di Stato e di governo dei paesi dell’Unione. In conferenza stampa ha quindi esplicitato quanto visto nel centro di Tripoli, dove vengono portate le persone raccolte dalla guardia costiera libica – finanziata e addestrata dall’Ue – nelle acque territoriali.
 
"Le donne incinta sono oggetto di violenza sistematica. Vengono particolarmente prese di mira, prese e violentate”, ha raccontato Liu, citando anche il caso di una persona portata in ospedale per grave malnutrizione: “Ci è voluto un mese per farlo guarire, ma poi è stato riportato nel campo a soffrire di nuovo la fame”.  “So – ha aggiunto Liu – che non ci sono bacchette magiche, ma almeno bisogna smettere di rimandare le persone in quella terra da incubo che è la Libia oggi”.
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24-27 agosto, festa provinciale ANPI
Mercoledì 16 Agosto 2017 17:20
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festival della Resistenza a Fosdinovo (MS)
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togli al povero per dare al...ricco
Mercoledì 21 Giugno 2017 15:09
Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato dal costituzionalista Francesco Pallante all’assemblea del 18 giugno 2017 al Teatro Brancaccio di Roma, in occasione della prima assemblea di Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza. 
 
Quello dell'attuazione dell'art 52  della Costituzione è un problema che si trascina ormai da decenni nel nostro Paese e la situazione oggi, invece che migliorare, è  peggiore  per i cittadini che sono meno abbienti. Ricordiamo che l'articolo 52  prevede che :"Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
 
Un tema che credo debba diventare uno dei tratti distintivi della forza politica che stiamo costruendo è quello della progressività fiscale. Mi ha fatto molto piacere trovarne cenno nel discorso introduttivo di Tomaso Montanari. È un argomento che il dibattito pubblico oggi ha svilito, se non dimenticato. Ma resta fondamentale.
Il sistema fiscale consente la raccolta delle risorse necessarie all’attuazione dei diritti; specialmente dei diritti più costosi, quelli sociali. E se il sistema fiscale è «informato a criteri di progressività» (come chiede l’articolo 53 della Costituzione), ciò fa sì che -nel contempo- le risorse siano raccolte redistribuendo la ricchezza tra i cittadini. Realizzando cioè in senso pieno, sostanziale e non formale, il principio di uguaglianza.
Quando venne istituita l’Irpef, all’inizio degli anni Settanta, l’imposta era articolata su trentadue scaglioni, dai 2 milioni ai 500 milioni di lire, con aliquote che andavano dal 10% al 72%. Oggi non lo ricorda quasi più nessuno. (Quando ne ho parlato qualche tempo fa in una scuola, i ragazzi mi hanno detto: si va beh, ma allora c’era il consociativismo, governavano i comunisti… Non devo certo ricordare a voi che allora il ministro delle Finanze era Bruno Visentini, esponente del Pri, il più atlantista dei partiti dell’arco costituzionale).
Dopo una serie di continue riduzioni, dal 1998 (primo governo Prodi) gli scaglioni sono solo più cinque, dai 15mila ai 75mila euro, con aliquote che vanno dal 23% al 43%. Questo significa, banalmente, che prima i poveri pagavano il 10% e adesso pagano il 23%; mentre i ricchi, che prima pagavano il 72%, adesso pagano il 43%. Il senso dell’operazione mi pare drammaticamente evidente: si sono aumentate le tasse ai poveri per poterle diminuire ai ricchi. Il risultato -secondo i dati Oxfam- è che nel 2016 i 7 italiani più benestanti posseggono tanta ricchezza quanto i 18 milioni più indigenti.
Una sinistra degna di questo nome deve invertire la tendenza. Deve respingere i discorsi che parlano genericamente di riduzione delle tasse. Le tasse vanno ridotte a chi ne paga troppe: ai redditi bassi e ai redditi medi. Vanno, invece, aumentate a chi ne paga poche: ai redditi alti e ai redditi altissimi. Ricordo che, nel suo ultimo libro sulla diseguaglianza, l’economista Tony Atkinson suggerisce di tassare i redditi più elevati al 65%.
Bisogna operare in questa direzione: introdurre più scaglioni e allargare il ventaglio delle aliquote. E, naturalmente, occorre intervenire anche sui patrimoni, non solo sui redditi. La Corte dei conti ha calcolato che nel 2014 l’Italia -che ha l’1% della popolazione mondale e produce il 3% del Pil mondiale- deteneva il 5% della ricchezza netta del pianeta. Dunque, c’è margine, ampio, per un’imposizione patrimoniale. Occorre tassare adeguatamente la proprietà immobiliare -recentemente persino l’Unione europea ha riconosciuto l’inadeguatezza del sistema italiano- e occorre ripristinare una seria imposta di successione.
Non è possibile, che in un mondo dominato dalla retorica del merito, l’aliquota italiana più elevata sia equivalente alla più bassa aliquota tedesca! In Italia l’imposizione massima è all’8%. Nel Regno Unito è al 40%, in Germania al 50%, in Francia al 60%; in Spagna addirittura all’80%!
Nella seduta del 19 maggio 1947, l’Assemblea costituente decise di spostare l’articolo sul sistema tributario dal Titolo dedicato ai Rapporti economici a quello dedicato ai Rapporti politici. La ragione è evidente: la modalità attraverso cui i cittadini contribuiscono alla raccolta delle risorse pubbliche segna l’identità -oligarchica o democratica- della collettività politica di cui fan parte. 

Riporto le parole dell’onorevole Salvatore Scoca: «Chi ha dieci mila lire di reddito e ne paga mille allo Stato, con l’aliquota del 10 per cento, si troverà con 9 mila lire da impiegare per i suoi bisogni privati; mentre chi ne ha centomila, dopo aver pagato l’imposta del 10 per cento in base alla stessa aliquota, si troverà con una disponibilità di 90 mila lire. È ovvio che per pagare l’imposta il primo contribuente sopporta un sacrificio di gran lunga maggiore del secondo, e che sarebbe equo alleggerire l’aggravio del primo e rendere un po’ meno leggero quello del secondo. Si può discutere sulla misura e sui limiti della progressione; non sul principio». 

Prima ho ricordato Bruno Visentini, repubblicano. Ora Salvatore Scoca, democristiano. L’asse politico si è spostato talmente a destra, che oggi appaiono entrambi rivoluzionari. Dobbiamo anzitutto condurre una battaglia culturale, per rendere di nuovo patrimonio comune temi oggi ingiustamente considerati di parte. A partire -per quanto incredibile possa sembrare- dal principio di uguaglianza.
(tratto dal sito di Libertà e Giustizia)
 
 
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Cane ANPI


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