quelle strade ripulite dall'odio
Sabato 14 Aprile 2018 21:23
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14 aprile, una gran bella giornata quella odierna. Una iniziativa congiunta organizzata da Mani Tese, a cui ha aderito da subito l'ANPI Scandicci, con il sostegno fattivo dell'Amministrazione comunale di Scandicci, ha portato decine di giovani ragazze e ragazzi a coprire, finalmente, tutte quelle vergognose scritte di odio che deturpavano le strade della Zona industriale della nostra città.
Un piccolo  segnale di speranza e di fratellanza, verso tutte/i  coloro che, nel mondo,  fuggono dalle guerre e dalla miseria.
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una mano di vernice contro l'intolleranza
Sabato 07 Aprile 2018 06:31
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Sabato  14 Aprile, pennelli alla mano, andremo a coprire le scritte razziste e fasciste che sono da tempo presenti  nei muri della zona di Pieve a Settimo.   Adesso basta!
I volontari di ManiTese e  dell'ANPI Scandicci, insieme a esponenti del Comune di Scandicci, ritrovo ore 13 presso la sede di ManiTese in via delle Pieve 23/B  (Zona Pieve a Settimo),   si muoveranno in squadre per coprire queste scritte vergognose.
C'è posto per tutti,vieni anche te per dire che non è in un mondo di odio, di barriere, di intolleranza che vogliamo vivere!
Durante la giornata verranno fatte delle riprese per poi montare un video che uscirà il 25 Aprile in occasione della Festa della Liberazione.
Alle ore  17 poi,  presso la Casa del popolo di Badia a Settimo ci sarà la presentazione del libro "Il partigiano Micco", scritto da Andrea Novembrini, dedicato alla figura di Sergio Fallani, a cui è intitolata la ns. Sezione.
Intanto, dal tardo pomeriggio, presso  il Cantiere delle Alternative di Manitese, aspetteremo  i partecipanti dell'iniziativa STOP all'invasione razzista!  con  Pizze a volontà, dolci e bibite.
TI ASPETTIAMO!
 
Fa più morti il terrorismo o il lavoro?
Lunedì 02 Aprile 2018 17:11
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Questa provocatoria domanda ce la facciamo oggi, dopo l’ennesima morte di due lavoratori nel bergamasco.
Quando vi è un evento criminale causato da qualche terrorista, vi è una reazione, promossa dai media, che porta a decidere misure immediate e risorse per affrontare il problema; per le morti sul lavoro invece, vera emergenza nazionale, tutto si ferma ai discorsi di circostanza, alle solite “lacrime di coccodrillo”, perché poi tutto rimanga come prima.
Sono già 151 i lavoratori morti sui LUOGHI DI LAVORO dall’inizio dell’anno, rispetto ai 133 dello stesso periodo del 2017, si registra dunque un aumento del 10,7% rispetto ai primi tre mesi del 2017. Con 20 morti è il Veneto la Regione con più morti sul lavoro, segue la Lombardia con 17, il Piemonte con 12, Campania e Toscana con 10. È Milano, con 8 morti la provincia con più morti sul lavoro, seguono due province venete, Treviso e Verona con 7 morti.
In questi anni abbiamo assistito alla riduzione progressiva dei diritti e delle garanzie dei lavoratori; ciò oltre a produrre più precariato, lavoro nero, caporalato, ha determinato le condizioni ideali per un maggiore sfruttamento per i lavoratori e minore attenzione e investimenti sulla prevenzione degli infortuni.
Possiamo affermare, senza temere smentite, che i morti sui LUOGHI DI LAVORO (escluso itinere) si verificano per il 95% dove non esiste l'applicazione dello Statuto dei Lavoratori. Soluzioni? Lasciare andare in pensione chi svolge lavori pericolosi: far lavorare in tarda età solo chi se la sente.  Ogni governo che decide misure in contrasto con il diritto e con le garanzie costituzionali, si assume la responsabilità davanti alla storia di queste vittime.

 

Ricordiamo che Art. 41 della Costituzione prevede che:

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
L’Art. 9 dello Statuto dei lavoratori (che si applica solo alle aziende con più di 15 dipendenti) dal titolo “Tutela della salute e dell'integrità fisica” prevede che:
I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.
 
 
Al via la sperimentazione della pistola “Taser” fra le nostre forze di polizia. I dubbi di Amnesty International Italia
Domenica 25 Marzo 2018 08:32
 
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ART. 13 COSTITUZIONE La libertà personale è inviolabile.
…….E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
Anche in Italia sarà sperimentata dalla polizia la pistola taser, un’arma che, in teoria, non dovrebbe uccidere ma solo stordire il soggetto contro cui si utilizza. Il funzionamento è basato sul rilascio di una scarica elettrica che raggiunge un alto voltaggio (50mila volt). La sperimentazione inizierà in sei città: Milano, Brindisi, Caserta, Catania, Padova e Reggio Emilia. Nel 2014 l’ex ministro Angelino Alfano l’aveva inserita nel decreto legge sulla sicurezza negli stadi.
Le forze di polizia per il momento avranno in dotazione 30 taser che saranno assegnati per un periodo di prova di tre mesi. Gli apparecchi saranno messi a disposizione degli uomini delle volanti, i quali prima dovranno seguire un percorso di adeguata formazione nel rispetto di un disciplinare approvato dal Ministero della Sanità.
A seguito della circolare emanata il 20 marzo dalla Direzione anticrimine, che ha avviato lasperimentazione della pistola taserin sei questure italiane, Amnesty International Italia si è espressa evidenziando come apparentemente, queste pistole sembrano avere tutti i vantaggi: facili da usare, efficaci e risolutive in situazioni complicate, tanto nei confronti di persone recalcitranti all’arresto quanto di prigionieri in rivolta o di folle aggressive. Secondo Amnesty l’uso del taser in situazioni in cui non c’è una minaccia diretta a vite umane, costituisce una violazione del divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti. L’esperienza indica infatti che gli agenti la usano con troppa facilità rispetto ad altre opzioni.
I dati provenienti dal Nordamerica (Usa e Canada) ci offrono un quadro allarmante: dal 2001, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate alle taser è superiore al migliaio. Nel 90 per cento dei casi, le vittime erano disarmate.
In base a quanto previsto dall’art 13 della Costituzione, dai terribili dati che provengono dai Paesi in cui le forze di polizia utilizzano quest'arma, dal fatto che anche l’ONU nel 2007 l’ha giudicata un’arma di tortura, l’ANPI Scandicci esprime la sua grande preoccupazione per la scelta fatta dal Ministero degli Interni e invita ad un rapido ripensamento e al ritiro di queste armi.
 
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Cane ANPI


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