il programma del 71° anniversario Liberazione Scandicci
Mercoledì 29 Luglio 2015 22:34
Martedì 4 agosto 2015 numerose le iniziative per celebrare il 71° anniversario della Liberazione di Scandicci, organizzate dal Comune di Scandicci, dalla Presidenza del Consiglio Comunale e dalle Associazioni Partigiane e Combattentistiche di Scandicci (ANPI, ANCR). L’appuntamento è alle 8,30 presso il Palazzo Comunale per il giro dei Cippi commemorativi.
A seguire alle ore 18, il ritrovo  presso il palazzo Comunale, per poi onorare i caduti a Badia a Settimo, i 5 martiri di S.Martino alla Palma e il monumento a S.Michele a Torri che ricorda i caduti neozelandesi.
 
Alle 20,30 CENA DELLA LIBERAZIONE in piazza Giuseppe Di Vittorio a Casellina: costo € 10 adulti  (bambini sotto i 10 anni gratuito). Per  prenotare la cena potete inviare una mail all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , specificando il nominativo, i posti da prenotare ed un recapito telefonico. 
 
A seguire lo SPETTACOLO "4 agosto 2015. Liberazione di Scandicci. Storie e musica di ieri e di oggi" a cura della Filarmonica Vincenzo Bellini.
 
VI ASPETTIAMO! 
 
PER DIFENDERE QUEI VALORI OGGI COME IERI
 

 

 
Preoccupazione dell'Anpi per le riforme
Domenica 12 Luglio 2015 19:05


Il Comitato nazionale dell'ANPI esprime "viva preoccupazione per la riduzione degli spazi di democrazia e dell'effettività dei diritti".
Il Comitato nazionale, nella riunione del 30 giugno 2015, ha preso in esame la situazione delle “riforme“ in Italia, decidendo di esprimere - al termine del dibattito – viva preoccupazione per l'andamento delle cose e per il rischio che gli spazi di democrazia, anziché ampliarsi, finiscano per ridursi, così come di alcuni diritti possa essere ridotta l'effettività; e ciò in un Paese che attraversa ancora una difficile situazione di crisi, non solo economica, ma anche politica e morale.
Sulla legge elettorale, il giudizio dell'ANPI è sempre stato severo e tale resta anche dopo la definitiva approvazione (con la fiducia). La legge, così come è stata approvata, anche a prescindere dalla anomalia dell'entrata in vigore differita al luglio 2016, non appare conforme né al dettato costituzionale né agli interessi di un Paese democratico.
Resta ancora un premio di maggioranza eccessivo e resta la possibilità che, dopo un ballottaggio, esso venga attribuito ad un partito che ha riscosso complessivamente troppo pochi voti per meritare un premio. Resta il problema dei “nominati” anziché eletti, con la possibilità per costoro, di candidarsi in più circoscrizioni. Resta la discussione se sia davvero preferibile assegnare il premio ad una lista anziché ad una coalizione; resta, il fatto che una effettiva, reale e piena rappresentanza non risulta in alcun modo garantita, così come non è garantito un vero esercizio della sovranità popolare.
Questa legge non è utile al Paese e non corrisponde all'interesse dei cittadini. È possibile che sia chiamata ad esprimersi la Corte Costituzionale; oppure che siano gli stessi cittadini a manifestare, nelle forme più opportune, il loro dissenso.
L'ANPI continua a ritenere che questa legge rappresenti un vulnus al sistema democratico, sicuramente da eliminare con sostanziali cambiamenti.
La riforma del Senato
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"Proteggere le persone non i confini"
Martedì 16 Giugno 2015 21:57
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"Proteggere le persone non i confini", con questa parola d'ordine il 20 giugno a Roma - l'appuntamento è alle ore 15 al Colosseo - si svolgerà una Manifestazione nazionale per sollecitare una svolta nella politica europea fondata sulla solidarietà e la difesa delle vite umane.
Tantissime le adesioni già pervenute all'appello  per chiedere all'Europa che non ci siano più stragi e che vengano salvate le vite umane. Tra i firmatari  - tra i primi l'Anpi - associazioni culturali e politiche, espressioni della società civile, sindacati. Per aderire all'appello mandare una mail a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Dal sito web ANPI Nazionale

 

 
il razzismo dei media
Sabato 16 Maggio 2015 08:05

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“Ci rubano il lavoro”. I media italiani e la campagna di odio contro il diverso  
di Pietro Suber * dal sito web Articolo 21

“L’odio può generare solo violenza!” c’era scritto su alcune magliette di migranti che contestavano in questi giorni il leader leghista Matteo Salvini. Gli esempi non mancano, un lungo elenco quotidiano frutto della paura e dell’ignoranza che domina in molta parte del Paese. Uno degli ultimi episodi in provincia di Mantova dove un immigrato africano ha avvicinato (solo avvicinato) una donna e sui social network sono immediatamente comparsi migliaia di commenti. Il più gentile era “questi qua bisogna bruciarli”.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito al lancio a livello nazionale – e il clima elettorale in vista delle regionali di maggio  certamente ha contribuito –  di una nuova campagna di odio verso il diverso, immigrato, Rom o Sinti che sia. Il tutto grazie ad un profluvio di talk e trasmissioni televisive che rilanciano messaggi espliciti: “Questi qua vivono sulle nostre spalle, sono violenti, portano disordine e malattie e rubano il lavoro agli italiani!”.
Messaggi che vengono accompagnati dall’utilizzo sapiente di trucchi del mestiere: gli immigrati vengono ripresi in atteggiamenti furtivi, spesso da lontano, con una finta candid camera, mentre passeggiano o chiacchierano tra di loro con il sottofondo il più delle volte di una musica da thriller.
In studio gli ospiti prescelti dagli autori delle trasmissioni non fanno altro che alimentare una lettura xenofoba delle vicende, trasformando singoli episodi in paradigmi generali senza offrire allo spettatore dati, cifre, statistiche che consentano di avere una visione generale dei problemi.
Ora è arrivato il momento di reagire, di affermare con forza che l’odio e l’ignoranza non possono far altro che generare altro odio e violenza. Che – solo per fare un esempio  – quello che è successo nel maggio del 2008 nel quartiere napoletano di Ponticelli, quando fu messa in atto una sorta di operazione di pulizia etnica ai danni di un gruppo di Rom e Sinti e il loro accampamento fu dato alle fiamme  da  un comitato locale di protesta,  potrebbe ripetersi.  La scintilla scoppiò dopo che una ragazza Rom venne accusata del tentato sequestro di una bambina. All’epoca tutti i media sposarono subito  la tesi del tentato rapimento per poi, solo molti giorni dopo,  fare una invisibile marcia indietro quando si scoprì che all’origine della vicenda c’era una montatura, un pretesto finalizzato a  “ risolvere una volte per tutte il problema del campo nomadi”.
Il seme dell’odio è stato lanciato. Una parte dell’informazione, televisiva e non solo, sta fornendo in maniera consapevole il suo contributo.  Inutile dire che i problemi sono tanti e devono essere affrontati rapidamente:  il dramma umanitario al largo delle nostre coste è davanti agli occhi di tutti, come pure le carenze sull’accoglienza oppure l’annosa  questione sicurezza nelle nostre periferie. Detto ciò l’ incitamento all’odio non risolve nulla anzi non fa che amplificare le ingiustizie. La ricerca del nemico ad ogni costo, per avere un utile capro espiatorio sul quale riversare le tante inefficienze e problemi non solo non aiuta a risolverli ma ci allontana irrimediabilmente dalle soluzioni.

* vicepresidente  Carta di Roma

 
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