Libere comunità democratiche e antifasciste
Domenica 06 Agosto 2017 15:05
Siena, Pavia, Sarzana, Cavarzere (VE), Chiaravalle, Castelbolognese: è un primo ma significativo elenco di comunità locali le cui Istituzioni (Consiglio comunale o Giunta) hanno deciso di non stare alla finestra a guardare i neofascismi rialzare la testa, ma rendersi soggetti attivi per opporsi, con gli strumenti del diritto, alle attività delle organizzazioni nostalgiche del ventennio, razziste, omofobe ed antidemocratiche.
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Da tempo in Europa e nel nostro Paese, sotto gli effetti di una pesante crisi economica e sociale, abbiamo visto rinascere organizzazioni neo-fasciste e razziste. Questo perché le ricette dei governi sono state miopi, ispirate esclusivamente dai centri del potere economico-finanziario, che hanno portato a disoccupazione e precariato, a tagli pesanti dei servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti ecc.), graduale privatizzazione di essi, crescita delle spese per armamenti e missioni di guerra. A questo quadro si è aggiunto il fenomeno delle migrazioni di migliaia di persone dai loro paesi di nascita, di cui siamo largamente responsabili come mondo occidentale: basti pensare ai devastanti effetti delle guerre scatenate in Libia, Siria, Yemen, Iraq, all’uso che facciamo di molte aree come discariche per i nostri rifiuti tossici e nocivi, della spoliazione delle risorse naturali che quei paesi possiedono a vantaggio delle nostre multinazionali: petrolio, gas, minerali ecc.
Ed ecco quindi, di fronte a questo desolante quadro, apparire i movimenti populisti e xenofobi che soffiano sul fuoco, additando all’opinione pubblica nei cittadini   stranieri, che fuggono da guerre e miseria, la causa principale della loro condizione. Mentre tacciono sulla forbice, di redditi e condizioni, fra i ricchi sempre più ricchi e la massa dei poveri e sfruttati che cresce sempre di più, con differenze che, un Paese che si dice civile e democratico, non può accettare.
Di fronte al pericolo del risorgere del fascismo nel nostro Paese l’ANPI, dopo le innumerevoli denunce fatte alle Istituzioni e alle autorità preposte a far rispettare le leggi in materia, ha organizzato il 27 maggio scorso la Giornata nazionale dal titolo “Basta con i fascismi”.
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festival della Resistenza a Fosdinovo (MS)
Venerdì 28 Luglio 2017 17:30
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togli al povero per dare al...ricco
Mercoledì 21 Giugno 2017 15:09
Pubblichiamo il testo dell’intervento pronunciato dal costituzionalista Francesco Pallante all’assemblea del 18 giugno 2017 al Teatro Brancaccio di Roma, in occasione della prima assemblea di Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza. 
 
Quello dell'attuazione dell'art 52  della Costituzione è un problema che si trascina ormai da decenni nel nostro Paese e la situazione oggi, invece che migliorare, è  peggiore  per i cittadini che sono meno abbienti. Ricordiamo che l'articolo 52  prevede che :"Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
 
Un tema che credo debba diventare uno dei tratti distintivi della forza politica che stiamo costruendo è quello della progressività fiscale. Mi ha fatto molto piacere trovarne cenno nel discorso introduttivo di Tomaso Montanari. È un argomento che il dibattito pubblico oggi ha svilito, se non dimenticato. Ma resta fondamentale.
Il sistema fiscale consente la raccolta delle risorse necessarie all’attuazione dei diritti; specialmente dei diritti più costosi, quelli sociali. E se il sistema fiscale è «informato a criteri di progressività» (come chiede l’articolo 53 della Costituzione), ciò fa sì che -nel contempo- le risorse siano raccolte redistribuendo la ricchezza tra i cittadini. Realizzando cioè in senso pieno, sostanziale e non formale, il principio di uguaglianza.
Quando venne istituita l’Irpef, all’inizio degli anni Settanta, l’imposta era articolata su trentadue scaglioni, dai 2 milioni ai 500 milioni di lire, con aliquote che andavano dal 10% al 72%. Oggi non lo ricorda quasi più nessuno. (Quando ne ho parlato qualche tempo fa in una scuola, i ragazzi mi hanno detto: si va beh, ma allora c’era il consociativismo, governavano i comunisti… Non devo certo ricordare a voi che allora il ministro delle Finanze era Bruno Visentini, esponente del Pri, il più atlantista dei partiti dell’arco costituzionale).
Dopo una serie di continue riduzioni, dal 1998 (primo governo Prodi) gli scaglioni sono solo più cinque, dai 15mila ai 75mila euro, con aliquote che vanno dal 23% al 43%. Questo significa, banalmente, che prima i poveri pagavano il 10% e adesso pagano il 23%; mentre i ricchi, che prima pagavano il 72%, adesso pagano il 43%. Il senso dell’operazione mi pare drammaticamente evidente: si sono aumentate le tasse ai poveri per poterle diminuire ai ricchi. Il risultato -secondo i dati Oxfam- è che nel 2016 i 7 italiani più benestanti posseggono tanta ricchezza quanto i 18 milioni più indigenti.
Una sinistra degna di questo nome deve invertire la tendenza. Deve respingere i discorsi che parlano genericamente di riduzione delle tasse. Le tasse vanno ridotte a chi ne paga troppe: ai redditi bassi e ai redditi medi. Vanno, invece, aumentate a chi ne paga poche: ai redditi alti e ai redditi altissimi. Ricordo che, nel suo ultimo libro sulla diseguaglianza, l’economista Tony Atkinson suggerisce di tassare i redditi più elevati al 65%.
Bisogna operare in questa direzione: introdurre più scaglioni e allargare il ventaglio delle aliquote. E, naturalmente, occorre intervenire anche sui patrimoni, non solo sui redditi. La Corte dei conti ha calcolato che nel 2014 l’Italia -che ha l’1% della popolazione mondale e produce il 3% del Pil mondiale- deteneva il 5% della ricchezza netta del pianeta. Dunque, c’è margine, ampio, per un’imposizione patrimoniale. Occorre tassare adeguatamente la proprietà immobiliare -recentemente persino l’Unione europea ha riconosciuto l’inadeguatezza del sistema italiano- e occorre ripristinare una seria imposta di successione.
Non è possibile, che in un mondo dominato dalla retorica del merito, l’aliquota italiana più elevata sia equivalente alla più bassa aliquota tedesca! In Italia l’imposizione massima è all’8%. Nel Regno Unito è al 40%, in Germania al 50%, in Francia al 60%; in Spagna addirittura all’80%!
Nella seduta del 19 maggio 1947, l’Assemblea costituente decise di spostare l’articolo sul sistema tributario dal Titolo dedicato ai Rapporti economici a quello dedicato ai Rapporti politici. La ragione è evidente: la modalità attraverso cui i cittadini contribuiscono alla raccolta delle risorse pubbliche segna l’identità -oligarchica o democratica- della collettività politica di cui fan parte. 

Riporto le parole dell’onorevole Salvatore Scoca: «Chi ha dieci mila lire di reddito e ne paga mille allo Stato, con l’aliquota del 10 per cento, si troverà con 9 mila lire da impiegare per i suoi bisogni privati; mentre chi ne ha centomila, dopo aver pagato l’imposta del 10 per cento in base alla stessa aliquota, si troverà con una disponibilità di 90 mila lire. È ovvio che per pagare l’imposta il primo contribuente sopporta un sacrificio di gran lunga maggiore del secondo, e che sarebbe equo alleggerire l’aggravio del primo e rendere un po’ meno leggero quello del secondo. Si può discutere sulla misura e sui limiti della progressione; non sul principio». 

Prima ho ricordato Bruno Visentini, repubblicano. Ora Salvatore Scoca, democristiano. L’asse politico si è spostato talmente a destra, che oggi appaiono entrambi rivoluzionari. Dobbiamo anzitutto condurre una battaglia culturale, per rendere di nuovo patrimonio comune temi oggi ingiustamente considerati di parte. A partire -per quanto incredibile possa sembrare- dal principio di uguaglianza.
(tratto dal sito di Libertà e Giustizia)
 
 
l'assenza dello Stato nel contrasto ai fascismi
Sabato 17 Giugno 2017 15:25

"La risposta delle Istituzioni alla presenza di liste fasciste nelle elezioni amministrative è del tutto inconsistente"

15 Giugno 2017       Il testo del comunicato della Segreteria nazionale ANPI

 

Alle ultime elezioni amministrative, la lista di CasaPound ottiene a Lucca quasi l'8% dei consensi e diviene il terzo partito. Il “candidato sindaco” - tale Fabio Barsanti - intervistato il 10 giugno su DìTv Canale 89 afferma testualmente: “Noi ci definiamo fascisti”. Eppure nella legge Scelba si afferma che “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque (…) rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. A Todi CasaPound sfiora il 5%. Nei giorni scorsi www.repubblica.it ha dato notizia della Lista “Fasci italiani del Lavoro” che ha ottenuto il 10.41% dei voti a Sermide-Felonica (Mantova) col fascio littorio come simbolo. Meno nota, ma analoga, è la vicenda di Mura, piccolo comune in provincia di Brescia, dove “Lista civica – P.S.N.” ha preso l'11.815% dei voti, guadagnando così tre consiglieri. Anche tale lista ha come simbolo un fascio littorio sormontato da un'ascia. Eppure nelle “Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature 2017” redatte dal Ministero dell'Interno si legge, al punto 3.4.4.: “La commissione dovrà ricusare” “i contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffigurazioni che facciano riferimento a ideologie autoritarie (per esempio, le parole «fascismo», «nazismo», «nazionalsocialismo» e simili), come tali vietate a norma della XII disposizione transitoria e finale, primo comma, della costituzione e dalla legge 20 giugno 1952, n. 645”. Com'è possibile e tollerabile che si sia ammesso tutto ciò? Pretendiamo risposte chiare. Si tratta di segnali allarmanti che confermano il proliferare e il crescere di liste, organizzazioni e movimenti che si ispirano al fascismo ma anche l'inconsistenza della risposta delle Istituzioni democratiche. Il prefetto di Mantova ha di fatto sciolto la sottocommissione elettorale circondariale che era competente per il Comune di Sermide-Felonica. Bene. Ma ci pare un provvedimento del tutto insufficiente e tardivo, perché gli eletti della lista neofascista rimangono tali. Occorre una vigilanza serrata da parte degli organi preposti, prevenzione, un impegno concreto da parte dei partiti; l'impressione che si ha è che il fenomeno del fascismo risorgente sia considerato un problema secondario, se non inesistente.

Chiediamo con forza al Governo, e in particolare al Ministero dell'Interno, interventi immediati e risolutivi e alla Magistratura che operi per il pieno e rigoroso rispetto delle leggi vigenti. Chiediamo inoltre al Parlamento che si sblocchino i progetti di legge in materia con le opportune integrazioni, in particolare rispetto alla massiccia presenza del neofascismo nel web: su Facebook ben 500 pagine si richiamano esplicitamente al fascismo e al razzismo con frequenti apprezzamenti.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 15 giugno 2017

 
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Cane ANPI


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