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Fascismo a Firenze
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Dopo le battaglia di Firenze e di Scandicci del febbraio 1921, le violenze fasciste proseguirono. Il 5 maggio fu la volta della Casa del Popolo di Rifredi a subire un attacco che si concluse con l’incendio della gloriosa istituzione democratica. Lo squadrismo andava sviluppando la sua aggressione in tante parti della Toscana, in larga misura guidato da Firenze, come fu anche a Livorno, roccaforte democratica e rossa, "espugnata" manu militari nell’agosto del 1922. Il fascismo fiorentino partecipò massicciamente marcia3alla marcia su Roma del 28 ottobre 1922.Si con una legione toscana, comandata dal generale e ex legionario fiumano Sante Ceccherini, uomo in stretto rapporto con Mussolini. Della Legione toscana faceva parte una "colonna Perrone", dal nome del capo del fascismo fiorentino. Già nelle ore precedenti l’evento i fascisti fiorentini di Tamburini avevano occupato i più importanti punti strategici del capoluogo e, di fatto, imprigionati ufficiali e messo sotto assedio la Prefettura, prima che il "ras" Italo Balbo desse l’ordine di recedere per non disturbare l’azione di Roma.

Dopo l’arrivo al potere di Mussolini, lo squadrismo, per quanto in parte convogliato nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, costituita dal nuovo governo per incanalarlo, non finì di operare. Federale di Firenze era ancora Dino Perrone Compagni, quando il fascismo rivelò, con il rapimento e l’uccisione di Matteotti nel giugno del 1924, la sua natura criminale.Il responsabile della squadra che aveva eseguito il delitto fu il fiorentino Amerigo Dumini, uno dei fondatori del fascio fiorentino. Dumini uomo dello squadrismo tamburiniano, aveva diretto il giornale "Sassaiola fiorentina" tra i fogli più bellicosi del movimento. Componente della cosiddetta "ceka", squadra di polizia segreta di Mussolini, fu protagonista di quell’atto che produsse anche una provvisoria crisi politica per Mussolini.

Il Fascismo fiorentino -allo scopo di ripristinare l’equilibrio politico precedente al delitto- fu pronto a riprendere lo spirito squadrista alimentando la cosiddetta "seconda ondata". Il 31 dicembre del 1924 ebbe luogo, in Piazza S.Maria Novella, una grande manifestazione di fascisti, provenienti da tutta la regione, per gridare la devozione a Mussolini, e la battaglia contro gli aventiniani e gli antifascisti.Poi un attacco devastò la sede del "Nuovo Corriere", mentre venivano assaltate case, botteghe, uffici professionali di antifascisti, logge massoniche e sedi di attività assistenziale come la Fratellanza militare. Tra gli altri obbiettivi vi fu il Circolo di cultura fondato da Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Alfredo e Nello Niccoli. Quel Circolo era particolarmente legato a Gaetano Salvemini contro cui l’emergente Alessandro Pavolini aveva guidato una manifestazione di studenti per invocarne la cacciata dall’Università di Firenze.

BalboLa "filosofia" squadristica era alimentata soprattutto da Tullio Tamburini, il console della "Francesco Ferrucci", punto di riferimento di una corrente movimentista ed estremista che aveva avuto tra le sue file anche Amerigo Dumini. Il 20 luglio 1925, a Montecatini, squadristi legati a Tamburini assalirono il liberale democratico Giovanni Amendola che ,per le conseguenze della violenza subita, morì nove mesi dopo. A partire dal 25 settembre 1925, gli squadristi di Tamburini iniziarono una vera e propria campagna contro gli antifascisti,sviluppata in più giorni.Il fatto più grave accadde nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1925.Nel corso di una incursione squadristica nella casa di Napoleone Bandinelli, al suo prelevamento si oppose il repubblicano Giovanni Becciolini, presente nell’abitazione.Ne scaturì una colluttazione nel corso della quale un colpo di pistola,di provenienza incerta,causò la morte del fascista Giovanni Leporini. Becciolini fu vittima della rabbia squadrista, dapprima picchiato selvaggiamente, poi finito per strada, nella piazza del Mercato. La cosiddetta "notte di San Bartolomeo" proseguì poi con l’uccisione, nella sua casa,dell’avvocato Gustavo Console, e l’aggressione dell’ex deputato socialista Gaetano Pilati, che pochi giorni dopo decedeva per le ferite subite. Quello guidato da Tamburini fu un vero e proprio assalto alla città giustificato come azione contro l’antifascismo, la massoneria, la borghesia e perfino contro i liberali accusati di opportunismo inquinatore del fascismo. Anche la provincia fu colpito con assalti che riguardarono Sesto Fiorentino, Badia a Ripoli, Tavarnelle, Galluzzo, Impruneta.

Il "Tamburinismo" pose problemi a Mussolini ed a Farinacci, segretario del PNF. Tamburini fu allontanato da Firenze per svolgere altri compiti. Successivamente divenne prefetto di importanti città. Quanto era accaduto assunse una rilevanza negativa di rilievo per il Fascismo. Anche il prefetto ed il questore della città furono allontanati.In realtà era in atto una furibonda contrapposizione in seno al fascismo fiorentino, diviso tra i "guelfi" e i "ghibellini", come li definiva Curzio Malaparte, segretario provinciale della federazione dei sindacati fascisti fiorentini.

La situazione fiorentina fu dapprima affidata al quadrunviro, Italo Balbo, che avviò la normalizzazione facendo anche leva su elementi provenienti dallo squadrismo non fiorentino.Successivamente la responsabilità passò a Giovanni Marchi, un liberale traghettato al Fascismo. Il Fascismo fiorentino fu riequilibrato con potenti epurazioni (oltre 500 iscritti allontanati).L’allontanamento degli esponenti più estremisti, concesse ampio spazio al ceto aristocratico e nazionalista, dunque alla tradizione più solida del potere provinciale.

All’inizio del 1926, rispetto alla componente cosiddetta "popolare",che aveva espresso Tullio Tamburini, e quella "borghese"che aveva espresso Dino Perrone Compagni, prevalse la componente aristocratica rappresentata dal marchese Luigi Ridolfi che fu nominato federale. L’anno successivo, tuttavia,il marchese Ridolfi fu affiancato da Pavolini,espressione dello squadrismo, nominato vice federale. Pavolini giovane intellettuale, con ambizioni artistiche letterario-cinematografiche, era in contatto con gli ambienti più convinti della necessità del rinnovamento, come quelli romani rappresentati dal critico Alessandro Blasetti.Nel contempo era un frequentatore dei salotti borghesi della Firenze dei circoli e dei caffè.

AmendolaNel 1929, Pavolini sostituì Ridolfi nella carica di segretario provinciale del fascio di Firenze.Il suo intento era di dare al fascismo fiorentino un’impronta culturale innestata sulla concezione "squadristica" d’assalto. Nello stesso anno Pavolini fondava la rivista "Il Bargello", come organo della sua federazione.

Pavolini volle manifestazioni culturali popolari, il rilancio del calcio in costume, la mostra dell’ artigianato, la primavera fiorentina. Sviluppò inoltre le raffinate iniziative impostate del predecessore Ridolfi, come il maggio musicale.Il tutto con il fine di assumere l’immagine di "mecenate politico"

La nomina di Pavolini a federale non significava l’abbandono dell’alleanza tra fascismo e ambiete nobiliare fiorentino.Ne è prova la nomina,nel 1930, di Giuseppe della Gherardesca a podestà di Firenze, sostituito poi, nel 1933, da Paolo Venerosi Pesciolini, quando Niccolò Antinori divenne podestà di Scandicci.

Il 27 ottobre del 1934, il fascismo inaugurava la cripta dei cosiddetti 37 "martiri fascisti" dandogli un valore di grande solennità.Il cerimoniale seguito, impiegato poi in altre città, voleva significare una vera e propria glorificazione squadrista. La mobilitazione dei 14 gruppi rionali fascisti, divisi in settori, doveva servire a enfatizzare al massimo una manifestazione che, come ha scritto la storica Alessandra Staderini, ebbe valenza nazionale. Fu "consacrata" da una breve visita di Mussolini, accompagnato dal suo delfino Galeazzo Ciano e dal segretario del PNF, Achille Starace, e da un’amplissima rappresentanza di federali provinciali ed altre autorità del regime. Si voleva che i morti per il Fascismo vivessero "sempre nel culto di tutti i seguaci di Mussolini e del popolo italiano". Fu una grande parata del regime e dello squadrismo, tesa ad alimentare la leggenda dell’eroismo dei portatori di una "neofiorentintà eroica": il suggello tra "la disciplina delle masse e la fede nel capo".

PilatiQuesta banalità retorica manifestava con efficacia il vuoto di valori dietro al quale il regime nascondeva le sue plateali contraddizioni.In particolare il contrasto fra il presunto rivoluzionarismo delle proprie origini e la completa sovrapposizione della nazione fascista sull’idea di nazione fondata sulla libera cittadinanza.

Nel continuo decadere del principio di cittadinanza, inaugurato nel 1922 e completato dalle leggi fascistissime del 1926 che avevano ucciso definitivamente la libertà, Firenze fu costretta ad esercitare un ruolo chiave. Nonostante questo, a Firenze restarono spazi di dignità intellettuale. La rivista "Solaria", fondata da Alberto Carocci nel 1926, con intenti prevalentemente letterari aperti alla cultura europea. La rivista dovette poi chiudere nel 1936 per il restringimento del proprio spazio operativo. La rivista "Frontespizio",costituita nel 1929, rappresentò il tentativo di mantenere viva l’identità cattolica all’interno del fascismo, dopo i Patti lateranensi. La rivista ebbe poi un biennio positivo in corrispondeza alla coesione tra regime e mondo cattolico verificatasi con la guerra di Spagna.

Firenze, per il proprio livello culturale, rimase sempre al centro delle più rilevanti vicende del regime mussoliniano. Accadde, per esempio il 9 maggio del 1938 quando, nel corso della visita di amicizia in Italia,vi fece sosta Hitler. La città venne mobilitata per dimostrare la grandiosità del Fascismo, al dittatore trionfante per la recente realizzazione dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria. Titolava "La Nazione": Firenze insuperabile in ardore inneggia al capo della Germania amica e al duce. Lontana da quella Firenze stava l’altra Firenze che comprendeva l’abisso in cui il regime stava portando l’Italia. Anche la Chiesa aveva una visione lucida del processo che il Fascismo aveva avviato.Il Cardinale Dalla Costa decise di tenere chiuse le porte del Duomo al passaggio del corteo di Hitler e Mussolini. Nello stesso anno, l’allontanamento tra la Chiesa e l’orientamento filonazista di Mussolini, provocò anche una crisi della rivista Frontespizio allora diretta da Barna Occhini sostenitore della vicinanza tra i due paesi

Musso2La visita di Hitler fu anche il preludio della definitiva adesione fascista alle leggi razziali. Nel luglio 1938, un sorprendente manifesto di cosiddetti "scienziati" enunciava la teoria sulle differenze delle razze, con evidente intento antisemita. Il 22 agosto 1938 il governo annunciava il censimento nazionale delle persone di razza ebraica. Con assoluta tempestività, Palmieri, prefetto di Firenze, sollecitava al podestà Venerosi Pesciolini una rapida attuazione del censimento. Di lì a poco, con procedura d’urgenza, il re Vittorio Emanuele controfirmava la legge che discriminava gli ebrei e li privava di fatto della cittadinanza. Si avviò così l’allontanamento degli ebrei: privando gli studenti della scuola, gli insegnanti del loro lavoro, gli imprenditori della loro azienda. Con la guerra, iniziò anche l’internamento in speciali campi, mentre la vera Firenze, quella estranea al fascismo, iniziava ad attuare le forme clandestine di assistenza agli ebrei.

 

Cane ANPI


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